Messina tace, parla la provincia di Massimo Ruta

Messina tace, parla la provincia di Massimo Ruta

Messina tace, parla la provincia di Massimo Ruta

Dopo la lunghissima e stressante maratona per la definizione della piattaforma denominata “cambio di passo” il sindaco De Luca si è allontanato dalla città per recarsi in una località sconosciuta. Ha fatto così anche dopo il “salva Messina” e dopo ogni campagna elettorale, ha bisogno di un paio di giorni per ritemprarsi, di disintossicarsi, per poi riprendere lena. I riflettori si spostano quindi in provincia ad illuminare la presenza del Ministro Provenzano ed il Convegno di Mondo Nuovo, che era stato programmato per il 23 novembre del 2019 e poi rinviato per la nota tragedia della fabbrica dei giochi d’artificio. E, finalmente, un pubblico numeroso e attento, caratterizzato da una folta presenza giovanile,  ha potuto seguire i lavori del convegno dell’Associazione Culturale Mondo Nuovo tenutosi a Barcellona nell’Auditorium del Parco Maggiore La Rosa. Dopo i saluti dell’Amministrazione comunale della Città del Longano, portati dall’Assessore alla Cultura Angelita Pino, il Presidente dell’Associazione Culturale Mondo Nuovo, Giovanni Frazzica, introducendo i lavori, ha voluto spiegare che la scelta del tema “Matteotti, Mattei, Moro, quando la Storia si scrive col sangue” è stata determinata dal desiderio di mettere in luce tre grandi protagonisti di un passato recente italiano falciati da una violenza che ha deviato il percorso fisiologico della politica e della democrazia del nostro Paese producendo negatività di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze. La relatrice, prof.ssa Patrizia Zangla, ha così sintetizzato la storia dei tre delitti, ricordando pero i plurimi legami con altre vicende tuttora misteriose, quella di De Mauro, Pasolini, Dalla Chiesa.  «Matteotti – per la relatrice Zangla – si configura come delitto politico, paradigma della violenza fascista cui si associa la componente affaristica che coinvolge i vertici del regime e i familiari dello stesso duce e determina il passaggio dalla dittatura autoritaria al regime totalitario, all’esautorazione delle opposizioni e all’annullamento delle funzioni del Parlamento». «Mattei la cui cifra non è unicamente internazionale, comporta la scoperta di un potere invisibile che manovra potentati politici e apparati deviati dello Stato che avevano fatto proprie le istanze della guerra rivoluzionaria contro l’avanzata comunista. Mattei dunque pericoloso per la sua capacità di influenza del parlamento, dei partiti e della politica estera». Infine, il delitto Moro, presentato come «sequestro e uccisione senza precedenti nella storia dell’Occidente contemporaneo, un caso complesso e autentica pietra d’inciampo di tutta la storia della Repubblica». A seguire l’intervento del sen. Enzo Palumbo che ha evidenziato l’anomalia delle storie di Matteotti, Mattei e Moro, con effetti politici che hanno mutato il corso della Storia ed  anche la Sicilia ha sperimentato la politica fatta col sangue, sin dal caso Giuliano dell’immediato dopoguerra, poi col sacco di Palermo all’inizio degli anni sessanta, e cogli omicidi eccellenti e le stragi degli anni successivi, a partire da quello emblematico di Pier Santi Mattarella, che ha rappresentato la prima e più significativa occasione persa per il riscatto della Sicilia dal potere politico-mafioso; da quel momento nulla è più stato come prima, e le stragi degli anni successivi si sono incaricate di dimostrarlo. Infine il terzo intervento programmato quello di Cosimo Recupero, segretario cittadino del PSI ed ex assessore del Comune di Barcellona, che ha rilevato che, sulla scia degli omicidi politici oggetto del convegno, si poteva inserire anche la vicenda di Craxi che, è stato vittima di un disegno politico internazionale volto a eliminare, anche se non col sangue, il leader socialista per le sue posizioni anticapitaliste, oltre che anticomuniste, e la ferma volontà di mantenere l’Italia autonoma dall’alleato americano. E, a tal proposito, Recupero ha rilevato come Craxi avesse ricevuto finanziamenti illeciti, ma che questi non fossero utilizzati dal segretario del PSI per scopi personali, ma per finanziare organizzazioni di matrice democratica e socialista in paesi oppressi da dittature sia di stampo fascista, come il Cile, sia di stampo comunista, come la Polonia o la Cecoslovacchia. A conferma della teoria secondo la quale Craxi sarebbe stato vittima di portatori di forti interessi economici e politici con casa negli Stati Uniti, Recupero ha citato alcune circostanze, come l’episodio di Michael Ledeen, che si intromise nella telefonata fra Craxi e Reagan durante le concitate ore della notte di Sigonella, tentando di influenzare e indirizzare il dibattito fra i due leader. Secondo quanto riportato da Recupero, lo stesso Ledeen, qualche anno dopo, fu l’accompagnatore ufficiale di Di Pietro nelle sue trasferte statunitensi. Ciò confermerebbe l’influenza dei servizi americani nella vicenda di Mani Pulite. Come interventi del pubblico si segnalano tra gli altri quelli del sen. Domenico Nania, del parlamentare all’Ars Franco De Domenico, del Pd, e dell’ex sindaco di Milazzo Nino Nastasi. Contemporaneamente il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano (Pd) faceva tappa tra Piraino e Milazzo, accompagnato dai deputati cinquestelle Francesco D’Uva e Antonella Papiro. All’incontro di Milazzo, presente anche il prefetto Maria Carmela Librizzi, hanno partecipato il parlamentare regionale Franco De Domenico, i sindaci Giovanni Formica e Giuseppe Cannistrà, il prof. Antonio Saitta ed il Segretario provinciale di Articolo 1, Domenico Siracusano. Provenzano ha condiviso le difficoltà della Sicilia dove si registra il livello di investimenti pubblici più basso d’Italia. “A fronte di tale obiettivo stato di fatto, determinato – a detta di Provenzano,  dal mancato rapporto virtuoso della Regione con il Governo centrale – è stato detto che occorre un cambio di rotta evitando di dover intervenire sempre in emergenza, ma attraverso una concreta programmazione per lo sviluppo dei territori”. Quindi un riferimento alle infrastrutture che sono carenti e un accenno alle iniziative del Governo per accelerare il problema della spesa, richiamando il rifinanziamento del credito d’imposta per favorire gli investimenti. Provenzano, sullo spopolamento che si registra al Sud, e nella Sicilia in modo particolare, ha detto che non si può fermare per decreto, ma con un serio processo di sviluppo. In quest’ottica il ministro per il Sud e la Coesione territoriale ha poi inquadrato il Piano per il sud e l’ambizione di dargli una prospettiva decennale. Il riscontro che nell’area comprensoriale della Valle del Mela trova ragion d’essere anche il tema ecologico, il riassetto del territorio, e non poteva mancare un espresso riferimento alle zone economiche speciali dove bisogna conciliare produzione e salute. “Se non riparte il settore costruzioni – ha sostenuto Provenzano – non riparte il Sud” ed è stata occasione per dire che da qui a 10 anni bisogna rimettere a norma tutti gli edifici pubblici”. Altri contributi al dibattito sono giunti da Saitta per il quale il tema nazionale ed europeo deve essere il rilancio del Meridione d’Italia; “Condivido il Piano per il sud in presenza di un’emergenza sociale” – ha dichiarato l’on. De Domenico – portando esempi emblematici di come il Sud sia in ritardo in tema di infrastrutture. Di “sfida da affrontare e programmazione del territorio e sviluppo”, ha parlato Siracusano, di “Articolo 1”. In chiusura, il sindaco di Milazzo, Giovanni Formica, ha detto: “C’è l’esigenza di restituire competenza alle Pubbliche Amministrazioni”. Subito dopo il Ministro ed il suo seguito si sono trasferiti a Piraino per partecipare ad un incontro che aveva per tema la valorizzazione delle aree interne.

  • tratto dal settimanale I VESPRI

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