Messina sotto i riflettori di Giovanni Frazzica
Messina, una provincia sotto i riflettori e che ultimamente non si fa mancare nulla di Giovanni Frazzica
In primo pian, a partire dal comune capoluogo, Messina, dove sono: “Tutti incivili, dai cittadini ai sindaci”, come titolava ironicamente Canale 5 per il caso della moto a Palazzo Zanca. Il sindaco, Cateno De Luca, ospite negli studi di “Mattino Cinque”, rispondeva alle contestazioni dicendo: «Non ci vedo nulla di male», ma ammetteva, in seconda battuta, di “essersi fatto prendere un po’ la mano”. Parecchie le critiche per il clamoroso “caso” della moto di Enduro fatta circolare all’interno di Palazzo Zanca e fatta scendere dalla scalinata principale del palazzo. Qualcuno ha detto: «Comportamento da sanzionare. Se voleva far parlare di sé c’è riuscito». «Non ci vedo nulla di male. C’erano tutte le autorizzazioni. Non credo di poter essere io a istigare a delinquere», si è difeso il sindaco, che ha ricordato, in chiusura di discussione, a suo merito, i suoi recenti blitz, in particolare nelle discoteche, nelle case d’appuntamento e la sua battaglia contro l’alcol. E certo che a Messina non si fanno mancare niente, c’è anche il “pizzo” sulla movida: le mani di un clan sui locali notturni. Ben dieci arresti per un’organizzazione criminale che controllava i servizi di sicurezza imponendo i suoi buttafuori. L’operazione è stata battezzata “Flower”, la polizia ha eseguito dieci provvedimenti di misure cautelari con decine di agenti in azione dall’alba contro esponenti di spicco e fiancheggiatori appartenenti a una pericolosa cellula criminale accusata di estorsioni e lesioni aggravate anche dal metodo mafioso, rapina aggravata e sequestro di persona. Il blitz è stato l’epilogo di recenti indagini condotte dalla Squadra mobile e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina, su una temibile compagine che disponeva anche di numerose armi e che nell’ambito della gestione dei servizi di sicurezza presso diversi locali di ritrovo in cui si concentra la movida messinese, era riuscita a imporre – ai responsabili della sicurezza ed ai titolari degli esercizi – il pagamento di somme di denaro per l’assunzione di personale addetto alla vigilanza tentando, addirittura, in alcuni casi, di gestire in totale autonomia il redditizio settore dei presidi di sicurezza presso lidi, discoteche e locali notturni. Ad alcuni componenti del gruppo criminale sono state attribuite anche due violente rapine a mano armata col volto coperto. Ma una storia di violenza e di sangue col “brand Messina” giunge anche dalla provincia di Novara dove un messinese uccide il fratello e lascia una famiglia distrutta dal dolore. Due fratelli litigavano per lungo tempo e, alla fine, uno dei due spara e uccide l’altro. È successo a Trecate (Novara) protagonisti Rosario Saporito, l’omicida, e Daniele la vittima, rispettivamente di 40 e 36 anni. Rosario, che ha ucciso il fratello a colpi di pistola, nell’immediatezza del gesto, è scappato, per poi costituirsi. Una fuga conclusasi dopo poche ore nella caserma dei carabinieri del comando provinciale di Novara. Era ricercato da quando, al culmine di un litigio, aveva sparato al fratello Daniele, per poi allontanarsi armato a bordo della sua auto. Da alcuni mesi i fratelli erano tornati a vivere sotto lo stesso tetto, nella casa in cui abitano anche la madre e la sorella minore dei due. La scorsa estate Daniele Saporito, la vittima, si era separato dalla moglie ed aveva deciso di abbandonare la Sardegna, dove si era trasferito, per rifarsi una vita in Piemonte. La sistemazione doveva essere soltanto temporanea, perché Daniele aveva espresso il desiderio di andare a vivere da solo, ma i problemi in famiglia si erano manifestati poco dopo suo il ritorno. Colpa della gelosia che, come un tarlo, si è insinuata nella mente del fratello, convinto che dietro la simpatia nei confronti della moglie si potessero nascondere sentimenti inconfessabili. Dal sospetto al fratricidio il passo è stato drammaticamente breve, da qui la tragedia di una famiglia messinese emigrata al nord in cerca di fortuna. A
S. Agata Militello invece una storia a sfondo sessuale, una suora ha forti dolori all’addome: in ospedale scoprono che è incinta. La suora si è fatta accompagnare all’ospedale di Sant’Agata Militello per essere visitata a causa di forti dolori all’addome ma dopo gli esami è arrivata l’inattesa diagnosi di gravidanza in atto. Tra l’imbarazzo generale, il personale sanitario ha ricondotto l’inizio della gravidanza ad alcune settimane fa. La scoperta in seguito ad accertamenti di altra natura resi necessari dalle patologie di cui soffriva la donna. Aveva iniziato ad accusare forti dolori allo stomaco che via via sono diventati sempre più insistenti fino addirittura a essere costretta a rivolgersi alle cure ospedaliere. Proprio in ospedale però la suora protagonista della storia avrebbe fatto una scoperta decisamente inattesa: era incinta. La religiosa, proveniente dal monastero di Militello Rosmarino, sarebbe stata accompagnata proprio dalle consorelle dopo i lancinanti dolori addominali che l’avevano colpita. La donna si sarebbe fatta visitare senza alcun problema forse perché nemmeno lei immaginava quale fosse la natura dei suoi dolori. La suora in effetti aveva alcuni problemi di salute legati a patologie pregresse ma dopo gli accertamenti sanitari e le analisi cliniche in ospedale, però, sarebbe arrivata la diagnosi dei medici che ha spiazzato tutti: la suora era incinta. La gravidanza della donna, una giovane suora di origine africana, pare andasse avanti già da diverse settimane. In effetti la suora proprio nei mesi scorsi si sarebbe allontanata dal convento per fare visita ai parenti al suo paese natale. Al momento non ci sono né conferme né smentite ufficiali sul caso da parte dell’Arcivescovado e non è nota nemmeno l’identità della giovane suora coinvolta ma, secondo le stesse indiscrezioni, i superiori avrebbero già disposto ed eseguito nella massima riservatezza il suo allontanamento dal convento dove risiedeva. Ma nel campo della riservatezza è intervenuto l’Assessore alla Salute Ruggero Razza che ha disposto un’ispezione negli ospedali e nelle aziende sanitarie interessate (c’è stato un caso analogo a Ragusa) per trovare i responsabili della fuga di notizie sulle due suore in stato di gravidanza. “Da giorni su tutti i giornali nazionali e regionali – ha detto – si leggono notizie sulle due suore che sarebbero in stato di gravidanza. Desidero esprimere la mia solidarietà anzitutto a loro e ai rispettivi ordini. Non entro nel merito di questa vicenda. Ma trovo ingiusto che sia diventata di dominio pubblico una notizia che sarebbe dovuta rimanere nel riserbo delle strutture sanitarie. Disporrò una indagine interna perché oltre i sensazionalismi esistono i diritti delle persone”.
- tratto dal settimanale I VESPRI
