Messina social city, la guerra dei 500 di Giovanni Frazzica
Messina social city, la guerra dei 500 di Giovanni Frazzica (tratto dal settimanale I VESPRI)
E’ nata sotto il segno di Marte l’Agenzia dei Servizi Sociali intorno alla quale è scoppiata sin dall’inizio una guerra combattuta a colpi di carta bollata con esposti e contro esposti indirizzati a diverse Autorità istituzionali. Nelle scorse settimane infatti sui tavoli del procuratore della Repubblica Maurizio De Lucia, della Corte dei Conti, del Prefetto Maria Carmela Librizzi e dell’Assessorato regionale agli Enti locali sarebbero giunti gli esposti formulati da un gruppo di operatori esclusi dal transito diretto nella Messina Social City e finiti nella cosiddetta Long List. Bellissima questa trovata di usare una terminologia inglese che dà un senso di modernità ad un settore in cui il bisogno e la precarietà stendono da sempre un velo di tristezza. Tuttavia il clima rimane pesante, ed in risposta al ricorso dei circa 190, gli oltre 500 che dalle Coop. sono transitati all’Agenzia comunale, guidata da Enrico Bivona, con un contratto a tempo indeterminato, hanno presentato un esposto agli stessi destinatari (Procura, Corte dei Conti, Regione, Prefetto) perché si faccia luce su quanto accaduto nei decenni trascorsi scrivendo tra l’altro: “Da oltre venti anni rivendichiamo una diversa gestione dei servizi sociali. Purtroppo, nessun sindaco ci ha mai ascoltato. Al contrario, si è continuato a erogare i servizi in affidamento attraverso l’intermediazione delle cooperative. Le amministrazioni che si sono succedute nel tempo hanno utilizzato la carenza delle risorse e l’impossibilità del mantenimento i livelli occupazionali quale arma di distrazione di massa. La nostra vita lavorativa è stata caratterizzata da continui cambi di appalti e da affidamenti che hanno visto le coop. sempre più agguerrite a causa delle gare di appalto con offerte al ribasso”. Non si è mai effettuata un’analisi dei costi, delle esigenze, della qualità di un servizio e se questo fosse economicamente vantaggioso, non è mai stato avviato un controllo sull’operato del sistema né sui costi di transazione per l’affidamento ai gestori privati. Spesso veniva chiesto di lavorare più del dovuto e lo stipendio arrivava con mesi di ritardo e le buste paga non corrispondevano all’effettivo lavoro svolto. Il ricatto del lavoro, insieme alle “variazioni” rispetto al capitolato di gara, sono diventate una regola. In 20 anni attraverso proteste, atti stragiudiziali, vertenze, sindacati e avvocati degli operatori hanno sempre denunciato la precarietà del lavoro e il mancato rispetto di alcuni diritti. Ma il Comune si è dimostrato sordo o distratto. Quello che dall’esposto non può emergere è la degenerazione clientelare del sistema. I firmatari dell’esposto elencano articoli di legge e sentenze che, secondo loro, giustificherebbero il transito diretto in Messina Social City dalle cooperative. Alla Procura ed alla Corte dei Conti evidenziano come per la prima volta amministrazione e Consiglio comunale abbiano firmato delibere che mirano alla tutela del lavoro di chi opera nei servizi socio sanitari ed assistenziali, salvaguardando retribuzioni, livelli occupazionali ed eliminando la precarietà. Si chiedono poi perché gli attacchi da chi è fuori dal sistema da 6 anni ed è comunque rientrato nella Long List. “Gli esposti che sono stati presentati portano la firma di alcuni lavoratori fuoriusciti dal sistema nel 2013, quando l’allora commissario straordinario Croce sospese i servizi sociali. Per chi era già fuori dal sistema, perché licenziato, c’è la long list che si basa sull’estratto storico contributivo Inps, sul titolo professionale richiesto e del contratto di assunzione nelle coop. Dopo anni di disoccupazione questi operatori avranno la possibilità di riprendere a lavorare, sulla scorta di una graduatoria compilata nel rispetto della legalità e trasparenza”. I servizi appaltati che sono oggetto del passaggio a Social City sono: Casa Serena, SADH, SADA, asili nido, Centri Socio-educativi, trasporto e assistenza dei disabili che frequentano le scuole materne elementari e medie di competenza del Comune di Messina, trasporto disabili nei centri riabilitativi, con il finanziamento a carico del bilancio Comunale. Ma c’è anche chi la pensa diversamente sul modus operandi di questa nuova municipalizzata. Si tratta dell’avvocato messinese Paolo Intilisano che, a nome dell’Unione nazionale consumatori, ha chiesto l’annullamento, previa sospensione, della delibera con cui il consiglio comunale, il 21 novembre scorso, ha approvato lo schema di contratto di servizio della Messina Social City. Si tratta di una autentica miccia accesa che, se dovesse esplodere, complicherebbe non poco i piani già avviati dell’amministrazione comunale. Il ricorso presentato dall’avv. Intilisano parla tra l’altro di “indeterminatezza delle prestazioni dell’azienda stabilite nel contratto di servizio“, e di “assoluta genericità, in mancanza degli elementi essenziali di un contratto di servizio, non essendo stato definito l’oggetto dell’attività che dovrà svolgere l’azienda speciale, essendo in bianco proprio la definizione delle prestazioni”. Inoltre: “Dall’articolo 2 del contratto oggetto del contratto di servizio, appare evidente che i servizi affidati sono molteplici, ma non viene chiarita in cosa consistono le prestazioni che dovrà rendere l’azienda speciale, né ciò è desumibile dalla lettura della restante parte del contratto: peraltro, a fronte di una definizione gli obblighi non definita, il Comune assume una serie di obbligazioni quali la corresponsione delle somme necessarie a coprire i costi sociali, la concessione in comodato gratuito di un immobile (non viene indicato quale), di automezzi destinati all’espletamento del servizio di assistenza domiciliare. Ciò determina la nullità dell’intero contratto di servizio per indeterminatezza dell’oggetto“, questo secondo il punto di vista dell’ Unione nazionale consumatori di Messina. Sulla vicenda potrebbero non mancare i colpi di scena anche perché, pare che, vi siano in cantiere altri ricorsi che prendono in esame diversi profili delle procedure adottate. Intanto sul piano amministrativo“La liquidazione delle prime fatture a “Messina Social City” presenta un “giallo”: mancano gli asili nido. A scoprirlo il consigliere comunale Libero Gioveni che chiede immediati chiarimenti su un’anomalia che lui stesso ha riscontrato nella Determina di liquidazione del Dirigente del Dipartimento servizi sociali in quanto nella premessa della Determina il servizio asili nido è contemplato unitamente agli altri servizi, ma nella suddivisione delle somme gli asili mancano. E’ evidente che ci sarà stato qualche corto circuito fra la “Messina Social city” e il Dipartimento. Pertanto – conclude Gioveni – chiedo che si corra immediatamente ai ripari.
- nella foto il dr. Enrico Bivona, Presidente di Messina social city
