Mercato Roma di Cosimo Recupero
In un pezzo di pochi giorni fa, pubblicato da Mondonuovo e dal titolo “L’odore della città” abbiamo parlato della crisi in atto che sta coinvolgendo le grandi superfici commerciali.
La Gazzetta di oggi riporta di uno scontro, destinato a finire nelle aule giudiziarie, fra la proprietà del Parco Corolla di Milazzo e il Gruppo Franza, che lamenta come quella superficie commerciale si stia allargando in barba alle normative in vigore in materia di grande distribuzione.
Un caos, insomma, che tradisce però il fatto che questi grandi gruppi imprenditoriali non abbiano ancora ben compreso che il modello organizzativo sul quale si accapigliano è destinato al fallimento, proprio come sta succedendo negli Stati Uniti dove gli investitori che hanno impegnato somme enormi nella proprietà immobiliare di queste megastrutture, abbiano già iniziato a tremare per le continue defezioni di commercianti che lasciano questi parchi per chiudere e tornare nei centri città.
In questi anni Milazzo sembrava essere diventata la città guida in materia di modernizzazione del modello di distribuzione, mentre Barcellona Pozzo di Gotto sembrava guardare impietrita al successo della sua cugina bella e intraprendente.
Ma si sa, la storia è fatta di corsi e ricorsi, per dirla con Gianbattista Vico, e non è detto che la città del Longano non possa riprendersi la propria rivincita. Il come è presto detto.
Se, come andiamo dicendo, il modello tipo americano di distribuzione è già avviato sulla via di una crisi profonda, l’alternativa non può che essere una e cioè quella di un ritorno ai centri commerciali naturali. Ad uno schema di commercio, insomma, più a misura d’uomo. Un modello in grado di battere sia la grande distribuzione dei parchi commerciali, sia il commercio on line. In tutto questo la politica locale dovrebbe svolgere una azione di stimolo, anche senza necessariamente impegnare risorse che, notoriamente, di questi tempi scarseggiano.
Una cosa che l’amministrazione barcellonese potrebbe fare, per esempio, è trasformare i giardini dell’oasi del centro in un mercato dove però non piazzare i soliti grandi marchi del lusso o, peggio, i franchising che vendono roba a pochi euro, quanto piuttosto i prodotti locali.
Oggi si parla tanto di turismo enogastronomico, di chilometro zero. Ecco, quella superficie potrebbe diventare un mercato cittadino dove trovare tutti i prodotti del territorio, sia per asporto, sia per essere consumati lì, sul luogo, in localini tipici, fatti secondo criteri architettonici che richiamino agli stili locali, e non come quelle grandi scatole fredde ed anonime che punteggiano ormai il nostro Paese e anche la provincia di Messina.
Il tutto sul modello di mercati storici delle grandi città europee, come il la Boqueria di Barcellona di Spagna o il San Lorenzo di Firenze. Un mercato che potrebbe avere anche un nome semplice da ricordare, preso dalla strada lungo la quale avrebbe il suo ingresso principale: Mercato Roma.
Il Comune non dovrebbe nemmeno prendersi l’incomodo di reperire le somme perché, con una accurata valutazione dei costi e dei ricavi, l’opera si ripagherebbe con i canoni di locazione delle botteghe che si realizzerebbero all’interno della struttura.
Un sogno? Forse. Ma se la politica tornasse a fare il proprio lavoro, potrebbe farlo diventare realtà.
