Matteotti: uomo dell’anno di Maurizio Ballistreri*

Matteotti: uomo dell’anno di Maurizio Ballistreri*

Matteotti, Uomo dell’anno di Maurizio Ballistreri *

Per il 2024 il Premio di Uomo dell’Anno del Time è stato assegnato al rieletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Se in Italia ci fosse un analogo premio conferito da una rivista, esso sarebbe andato senz’altro alla memoria di Giacomo Matteotti, del quale nel 2024 sono ricorsi i cento anni del suo martirio da parte degli sgherri di Mussolini.

Nell’immaginario collettivo degli italiani, Matteotti è stato solo un parlamentare socialista e intransigente democratico che denunciò i brogli elettorali del fascismo e le sue malversazioni e per questo venne trucidato. Quasi nulla si ricorda di lui, al quale sono intitolate un numero di vie e di piazze come a nessun’altra personalità italiana del Novecento.

Nell’uso politico fatto della sua limpida figura, ad esempio, la segretaria del Pd Eddy Schlein ha obliterato l’appartenenza di Matteotti alla tradizione del socialismo riformista.

Giacomo Matteotti fu, invece, anche un politico colto e raffinato, una figura lucida, poliedrica e straordinaria nell’Italia che si battè per le idealità socialiste nel primo quarto di secolo del 1900, attraverso il metodo del gradualismo per dare diritti sociali ai lavoratori nel nostro Paese, assieme alle battaglie per la pace: due temi di grande attualità nella contemporaneità.

Il leader socialista fu avvocato con studi penalistici e deputato in modo particolare impegnato per la corretta gestione del bilancio pubblico e per una  riforma fiscale basata sull’equità, un amministratore locale che svolse le funzioni di sindaco, consigliere comunale e provinciale a più riprese,  organizzatore dell’associazionismo delle autonomie, sostenitore dell’organizzazione cooperativistica, un sindacalista, sempre in costante polemica con il massimalismo dei suoi tempi.

Il riformismo di Matteotti – ben diverso dal mercimonio che oggi si fa di questa concezione dell’azione della sinistra – fu sempre interpretato nel più profondo rispetto delle regole delle istituzioni liberali, pur praticando intensamente il conflitto sociale per l’emancipazione della classe operaia e bracciantile del tempo e dei ceti popolari. La sua concezione del riformismo fu segnata da una grande concretezza, dalla necessità di sviluppare una coerente e conseguente iniziativa, dal rigore delle proposte e degli obiettivi e dalle lotte necessarie da mettere in campo per conseguirli supportati dall’unità di classe dei lavoratori.

In lui troviamo quella concezione del socialismo riformista, intesa come graduale trasformazione delle strutture capitalistiche, che si origina da Eduard Berstein alla fine dell’800, con il celebre motto “Il movimento è tutto, il fine è nulla” e troverà una cornice ideologica avanzata in Olaf Palme, a sua volta con il motto “Il capitalismo non deve essere ucciso ma tosato”.

Matteotti fu sempre a fianco delle leghe bracciantili del Polesine, contro gli agrari gretti e reazionari, che imponevano condizioni di lavoro e di vita disumane. Quanto attualità della sua azione nella vicenda del mondo del lavoro dei nostri giorni in Italia, alle prese con la drammatica questione, tra l’altro, del “lavoro povero”!

E Matteotti, come dirigente socialista (diverrà, come noto, segretario del Partito socialista unitario in cui militarono, pur con un pluralismo di posizioni, Turati, Buozzi, Treves, Modigliani, Carlo Rosselli e Saragat), fu quello legato alle sue campagne e alle sue battaglie politiche contro ogni guerra.

Matteotti fu anche un uomo per la pace, un socialista impegnato contro l’avventura coloniale in Libia e l’entrata in guerra dell’Italia nel I conflitto mondiale, critico nei confronti della parola d’ordine del “non aderire e non boicottare”. Altro che la scelta di finanziare le armi dell’Ucraina, le incertezze sui massacri a Gaza e i silenzi su quanto sta avvenendo in Siria da parte dei leader socialisti europei!

La sua ricchissima e complessa vicenda politica e umana impone di continuare a ricordare, a studiare e ad approfondire i tanti aspetti e le tante vicende che hanno contraddistinto la sua straordinaria militanza politica ed il suo impegno sociale; un impegno quasi accantonato dalla sedicente sinistra riformista italiana, ammaliata da oltre trenta anni dalle sirene del mercatismo globalizzato.

*Presidente nazionale dei Liberalsocialisti per l’Italia

lwzws