Magari fosse fascismo di Cosimo Recupero
Magari fosse fascismo
di Cosimo Recupero
Il Governo gialloverde (che poi è blu) è in vacanza. Tocca a tutti un po’ di meritato riposo, dopo le titaniche fatiche di questi mesi per comporre un quadro politico decisamente complesso.
Dopo le lunghissime trattative iniziali, durate quasi cento giorni, finalmente l’Italia ha avuto un esecutivo guidato, si fa per dire, da un distinto signore dotato certo di qualità personali indiscutibili, come quella di riuscire a far sembrare un curriculum da sconosciuto professore universitario il pedigree di un premio Nobel. Sicuramente non ci sta facendo sfigurare, un po’ come quei bambini che, portati a casa della zia, dicono sempre scusi, grazie, prego e la cosa più ribelle che fanno è mangiare un pasticcino in più di quello concordato con la mamma, in auto, durante il tragitto.
A fare confusione, però, ci pensa il suo vice premier più sgamato, quel tal Matteo Salvini che, sempre a casa della zia, è ribelle davvero e distrugge mezzo mondo con le mani o persino con le parolacce. Salvini è quel tipo di bimbo che fa simpatia a tutti proprio per la sua audacia. Almeno fino a quando è sulla scena. Quando poi se ne va, la zia maledice il momento in cui gli ha aperto la porta e l’ha fatto entrare.
Sì, perché Salvini questo è: il bulletto impenitente che si sente il padrone della scena, autorizzato a distruggere tutto ciò che gli sta intorno. Il consenso della madre (che in democrazia è quel diciassette per centro degli elettori che lo ha votato) mette a tacere il dissenso degli altri: del padre, degli altri parenti, degli ospiti, dei cuginetti, tutti lì a mandarlo giù perché forse è meglio lasciarlo fare. Fermarlo sarebbe persino peggio. E solo la saggezza del nonno canuto (Mattarella) può ridurre i danni, ma non fermare del tutto la sua irrefrenabile voglia di sfasciare tutto.
Mi è capitato spesso di definire il comportamento di Salvini e di tutto il governo, a cui il leader della Lega detta la linea, una deriva fascista. Ma l’amara considerazione è che, persino ad un antifascista come me, è salita la bile al punto da affermare fra me: “magari fosse fascismo”.
Il fascismo aveva un’idea chiara di società. Per me del tutto non condivisibile, ma almeno c’era in quella cultura un che di organico, una visione complessiva dell’Italia che, nei sogni di Mussolini, doveva essere un’Italia forte nei consessi internazionali, con una sistema militare vincente, un apparato di valori, famiglia, patria, lavoro che, di per sé sono condivisibili. Ciò che però infangava persino i nobilissimi valori che abbiamo citato, era l’idea che questi prevalessero sulle libertà individuali e che potessero essere imposti al paese persino con l’uso della forza con la quale, peraltro, si è imposto anche altro, come una stupidissima avventura bellica che poteva finire solo come è finita: con un’ecatombe.
Salvini vorrebbe essere il nuovo Mussolini; l’uomo forte di un regime che, seppur non potendo ricorrere a metodi dittatoriali, vorrebbe usare le maniere forti fino al limite massimo concesso dalla Costituzione o anche più in là, ove possibile.
Persino la nipote del Duce, evidentemente alla ricerca di un posto al sole, come il nonno, dice che Salvini è come il condottiero impettito da cui lei discende, quel signore nerboruto che ha distrutto un paese ed ha contribuito, col suo socio in affari, tale Adolf Hitler, a distruggere mezza Europa.
Ma se guardiamo bene, Salvini ha in comune con Mussolini solo la rozzezza dei modi, l’ottusità di pensiero, l’odio per la diversità e poco più.
Mussolini sfidò mezzo mondo: potenze militari di prima grandezza ed economie più forti della nostra. Salvini se la prende con una massa di diseredati che bussano alle nostre porte per un tozzo di pane.
Mussolini tentò (forse per facciata) di combattere la mafia, inviando il Prefetto Mori in Sicilia. Salvini manda pattuglie di vigili urbani a multare i vucumprà sulle spiagge.
Pure nella propaganda la differenza è abissale.
Mentre Mussolini si mostrava a petto nudo, intento a lavorare nei campi, a fare il proprio dovere che derivava dalla sua carica politica, Salvini ci mostra le sue villosità per sbattere le sue spensierate vacanze in faccia ad un popolo che fa fatica a pagare le bollette.
Uno spettacolo tristissimo. L’ostentazione del nulla. L’avanspettacolo che si crede opera lirica.
Il fascismo fu tragico, il leghismo è ridicolo, anzi, patetico. Se potessi, vorrei essere la mosca che sente tutto, per entrare nelle case degli italiani, quelli poveri, quelli che hanno votato per i partiti di questa sgangherata maggioranza, e carpire il loro pensiero su questo spettacolo immondo a cui quotidianamente ci costringono. Chissà se magari altri, come me, persino a sinistra, d fronte a tutto questo, hanno mai pensato, proprio come me, magari fosse fascismo.
