Lutto “nazionale”, è morto Maurizio Costanzo mito della tv
Lutto “nazionale”, è morto Maurizio Costanzo, mito della tv italiana pubblica e privata, da bianco e nero al colore ci ha accompagnto per tantissimi anni. Saggio e perspicace, un personaggio a cui il pubblico di diverse età e di diverse opinioni politiche aveva imparato a voler bene. Tutti, tranne la mafia, che per reconditi motivi, aveva anche cercato di ucciderlo. Lo ameremo e lo ricorderemo sempre. Maurizio Costanzo era nato a Roma il 28 agosto 1938 e aveva frequentato il liceo classico Giulio Cesare, ma decise di non iscriversi all’università. Iniziò la sua attività giornalistica a metà degli anni ’50 entrando per la prima volta in Rai, accompagnato da Vittorio Veltroni (padre di Walter). “Fin dai nove anni pensavo di fare il giornalista, e mi scrivevo un giornale da solo”, rivelerà dopo aver raggiunto il successo. La passione per il giornalismo, d’altronde, arriva a soli 14 anni quando scrive a Indro Montanelli esprimendo il suo desiderio di incontrarlo. Montanelli lo incoraggiò: “Io capisco che tu hai questa voglia di fare il giornalista. Se proprio vuoi farlo, comincia a farlo prima possibile”. Costanzo lo prende in parola e iniziò a collaborare per un’agenzia di stampa che si chiamava Italmondo, poi per La Giustizia, il quotidiano di Giuseppe Saragat e per Paese Sera. Nel 1960 diventò capo dell’ufficio romano di Grazia, il periodico edito dalla Mondadori. “Lavoravo tantissimo, – racconterà anni dopo – facevo decine di interviste, cronaca e spettacolo, la mia cultura televisiva nasce dall’aver frequentato la tv in bianco e nero di allora, dal Musichiere a Telematch, Mario Riva, Enzo Tortora, Enza Sampò. Feci gli esami da professionista insieme a Furio Colombo”.
Il successo arrivò con Bontà loro
Nel ’63 si sposa con Lori Sammartino ma il loro matrimonio dura pochissimo. In questi anni si affaccia nel mondo della radio e della tivù. Nel 1966 è coautore del testo della canzone Se telefonando, grande successo di Mina e l’anno successivo scopre Paolo Villaggio e inventa insieme a lui il personaggio Fracchia. Nel 1970 conduce, insieme a Dina Luce, la trasmissione radiofonica Buon pomeriggio e, in tivù, nella trasmissione Bontà loro riproponeva lo stesso canovaccio: tre personaggi più o meno famosi che chiacchieravano tra loro. È nato il talk ed è subito un successo. “Ettore Bernabei era convinto che a quell’ora gli italiani andassero a dormire. Non era vero. Alla prima puntata facemmo quasi 5 milioni e mezzo d’ascolto, alla seconda 13”. Il programma è innovativo e, perciò, desta scalpore quando Costanzo domanda all’allora ministro del Lavoro Tina Anselmi, perché non si fosse sposata. “Mi beccai una quindicina di interpellanze parlamentari” ma, nonostante questo, il presidente del Consiglio Giulio Andreotti e, poi, i comunisti Giorgio Amendola e Giancarlo Pajetta accettano di farsi intervistare. A cavallo tra gli anni ’70 e ’80 è autore di diverse opere teatrali e nel 1978 diventa direttore de La Domenica del Corriere. Poi fonda il quotidiano L’Occhio che avrà vita breve, nel 1980 viene nominatore direttore di Contatto, il primo tg di una tivù privata.
