L’umiliazione peggiore di Cosimo Recupero

L’umiliazione peggiore di Cosimo Recupero

L’umiliazione peggiore di Cosimo Recupero

Come in tutti i casi in cui abbiamo parlato di vicende penalmente rilevanti, anche questa volta precisiamo che, prima di attribuire fattispecie di reato a chicchessia, rivendicheremo la presunzione di innocenza per le persone di cui parliamo. Detto questo, lo spunto di questo articolo è la squallida vicenda della violenza sessuale che sarebbe stata commessa nel viterbese da un consigliere comunale di Casapound. Come detto, ferma restando la presunzione di innocenza, di certo le informazioni ed il materiale in possesso degli inquirenti rendono la strada dei difensori dell’imputato decisamente in salita.

Ma senza entrare nel merito processuale della vicenda, ci limitiamo a rilevare come questa storia presenti tutta una serie di elementi interessanti sul piano politico.

Innanzitutto, la forte contraddizione fra le parole del consigliere comunale, espresse sui social, ed il suo (presunto) comportamento criminale.

Nell’ottobre scorso, infatti, pubblicava su Instagram un post, accompagnato da un vecchio manifesto di chiaro stampo fascista, nel quale, dal profondo di una subcultura maschilista ed ottusa, ricavava un richiamo alla difesa dallo stupro dello straniero delle donne in quanto sarebbero potute essere le madri, o le figlie o le sorelle di chiunque di noi.

Evidentemente, se le accuse si rivelassero vere, questo novello figlio della lupa non ha paura che le nostre donne vengano stuprate in generale, ma che vengano stuprate da uno straniero. Si intravede, da tutto questo, la classica visione fascista del rapporto uomo-donna, dove la donna altro non è se non un oggetto da custodire gelosamente per i propri bisogni. Come un animale da soma che non deve essere risparmiato dalla fatica, ma che deve essere utilizzato a piacimento solo dal proprio padrone. Non è un caso se, nel catalogo di scemenze fasciste che oggi anche qualche ministro ripropone, c’è persino la riapertura delle case chiuse, cioè di quei luoghi che devono custodire le donne quali oggetto del piacere, in un ambiente controllato e protetto, anche dal punto di visto medico-sanitario, ma non a tutela delle donne stesse, ma dei loro luridi clienti e sfruttatori.

Oltre a questo, però, una cosa salta subito all’occhio. Il presunto stupratore della povera trentaseienne vittima, da fascista, sostiene il rovesciamento della Costituzione italiana e del suo sistema di valori e di garanzie dallo strapotere dello Stato. In altre parole, in un regime dittatoriale quale lui auspica, il suo caso sarebbe già stato trattato e risolto da qualche squadraccia che lo avrebbe malmenato a dovere e, probabilmente, gli avrebbe già praticato quella castrazione chimica o, peggio, meccanica che questi trogloditi vanno predicando. E se eviterà tutto questo, sarà grazie proprio alle garanzie che la Costituzione, che lui vorrebbe cancellare, concede anche a lui. E probabilmente sarà proprio questa l’umiliazione peggiore che lui e i suoi amici fascisti dovranno subire.

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