L’ultima chance di Cosimo Recupero

L’ultima chance di Cosimo Recupero

I venti di guerra che soffiano gelidi sull’Europa hanno in parte oscurato i temi di politica interna e, ancor di più, quelli di politica regionale e locale. E infatti sembra non destare troppo interesse il clima politico che c’è in Sicilia, una regione importante e strategica.

Musumeci è in evidente difficoltà. La sua ricandidatura sarà forse un ripiego, la qual cosa è già singolare considerando che il presidente della Regione è ancora in carica e quindi la sua ricandidatura dovrebbe essere quasi automatica. In una normale dialettica fra forze politiche che formano la stessa maggioranza la scelta dovrebbe essere netta: o il presidente uscente viene ricandidato da tutti perché si ritiene tutti insieme che abbia fatto bene oppure, sempre tutti insieme, si ammette il fallimento della esperienza di governo e si sostituisce il candidato con un altro di comune gradimento.

Quello che è successo invece a Palermo è un vero e proprio rompicapo. Parte della maggioranza già da alcuni mesi ha posto sul tavolo la questione della ricandidatura di Musumeci ma, per farlo, non ha esitato a fare fughe in avanti candidando l’attuale presidente dell’ARS, Gianfranco Micciché, alla più alta carica della Regione. Ovviamente questo ha generato numerosi e gravi mal di pancia e anche spaccature che, in qualche caso, hanno danneggiato più i sabotatori che le vittime predestinate. Lo stesso Micciché, che doveva creare scompiglio nelle file del centrodestra, si è invece ritrovato con una Forza Italia spaccata che non solo non ha confermato la sua candidatura alla presidenza della Regione ma ha anche messo in discussione la stessa posizione di Tommaso Calderone come presidente del gruppo forzista a Sala d’Ercole. Insomma, un vero pasticcio che sta avendo seri contraccolpi sulla coalizione anche per la scelta dei candidati sindaci di Palermo e Messina. Infatti a Palermo il centrodestra non riesce a trovare la quadratura su un nome condiviso mentre a Messina si è arrivati alla designazione di Maurizio Croce, che sicuramente è persona perbene e funzionario regionale preparato, ma il cui nome e volto sono del tutto sconosciuti ai più. E questo certo non gli gioverà per vincere la sfida contro l’alter ego di De Luca, ovvero Basile, e il candidato del centrosinistra, l’ex deputato Franco De Domenico, che sta raccogliendo intorno a sé una larga parte della società civile messinese.

In tutto questo Musumeci, che conosce bene le cose della politica, rischia perciò di diventare il vaso di coccio che sarà frantumato nello scontro fra le due aree della sua stessa maggioranza.

Ma cosa potrebbe fare? Le alternative sono due. La prima è rassegnarsi ad una sconfitta. Con una maggioranza così litigiosa difficilmente riuscirebbe a vincere e, tantomeno, a governare in caso di vittoria.

La seconda è sparigliare le carte proponendo, in questo ultimo scorcio di legislatura, la riforma della legge elettorale per la regione, magari introducendo, d’intesa anche con le forze di opposizione, un sistema proporzionale con premio di maggioranza come quello attuale, ma con collegi piccoli e uninominali, esattamente come avveniva per il senato prima dello sciagurato passaggio alle varie leggi cosiddette maggioritarie.

In questo modo toglierebbe o, quantomeno, ridurrebbe la possibilità dei vari potentati di condizionare il voto e determinare il destino elettorale di tanti.

Oltre a questo non vediamo altre possibilità e forse questa riforma potrebbe essere per Musumeci davvero l’ultima chance.

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