Luca Mercalli: «Stiamo rischiando l’estinzione»

«Nei primi decenni del ventunesimo secolo cominceremo a percepire i sintomi degli eccessi della crescita». Salvo correre ai ripari per tempo. Estati torride, incendi di proporzioni mai viste, tempeste di grandine, ghiacciai che si sciolgono e mari che si surriscaldano: Luca Mercalli, ospite di «Molte fedi sotto lo stesso cielo» ha tratteggiato la traiettoria che sta assumendo il clima. «Il pianeta ha la febbre», ha affermato il climatologo, che presiede la Società italiana di meteorologia. 

La diagnosi precoce del 1972 fu inascoltata 

Ma la frase che Mercalli cita come premessa e che a un primo sguardo potrebbe apparire come una previsione nefasta fatta in tempi recenti, in realtà ha mezzo secolo: è contenuta nel rapporto «I limiti alla crescita» del 1972, commissionato dal Club di Roma fondato dal manager torinese Aurelio Peccei a un gruppo di giovani ricercatori del Massachusetts Institute of Technology. Una sorta di «diagnosi precoce», riflette Mercalli usando il linguaggio medico, che però è stata ignorata. E oggi ne osserviamo «la patologia. È fatta di cambiamento climatico, crisi della biodiversità, estinzione delle specie, inquinamento (cita le isole di plastica negli oceani ndr), deforestazione e cementificazione, che fa capire benissimo l’esistenza dei limiti» dello spazio fisico.

Anche coltivare un orto, una passione di Mercalli fin da quando è giovane (tanto da aver studiato agraria all’Università), per il divulgatore scientifico insegna bene il concetto di limite fisico dello spazio. E i paradossi a cui ci espone il cambiamento climatico (oltre agli evidenti benefici per la salute umana e per l’impronta ecologica di ognuno): «Da qualche anno raccogliamo pomodori a 1.650 metri», dice, mostrando alle sue spalle una fotografia dell’orto che coltiva in alta Val di Susa. L’allarme lanciato da Mercalli non ammette fraintendimenti: «Quando cementifichiamo creiamo un danno ecologico enorme e irreversibile. Continuiamo a bruciare combustibili fossili, gettare CO2 nell’atmosfera, uccidere la vasta biodiversità che ci sostiene. Di fatto stiamo preparando la nostra rovina. Se continuiamo rischiamo anche la permanenza della nostra specie sulla Terra».
Zero termico a 5.300 metri

Il tempo per invertire la tendenza è poco: «Il cambiamento climatico non si può fermare con un decreto», perché regolato dalle leggi della termodinamica e della natura». Mercalli cita pure Winston Churchill: «Inizia l’età delle conseguenze». Che sono attorno a noi: «Abbiamo avuto un’estate piena di record, con ondate di calore con superamento dei massimi storici in Sardegna e sulle Alpi. Ancora ieri lo zero termico era a 5.250 metri, il secondo valore più elevato. Il 21 agosto era stato 5.300 metri». Ciò significa che anche «il Monte Bianco si scioglie».

Tempeste di grandine e alluvioni

Ricorda le tempeste che si sono abbattute su Milano e il Friuli con «chicchi di grandine di un chilo», l’alluvione in Emilia-Romagna, il surriscaldamento dei mari, lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento delle acque, con il rischio un domani di avere «profughi climatici interni». Osservata speciale, in tal senso, la laguna di Venezia. Anche le guerre contribuiscono al peggioramento delle condizioni climatico-ambientali: «Quella in Ucraina è costata emissioni pari al Belgio».

No al negazionismo 

Preoccupa l’aumento della temperatura media su scala globale nell’ultimo secolo, salita di 1,2 gradi centigradi. «Le temperature di domani dipendono dalle scelte che compiamo oggi. Sappiamo che la colpa è tutta delle emissioni di gas serra, la quantità di CO2 in atmosfera è la massima da almeno 800 mila anni — evidenzia, mettendo in guardia dai negazionisti —. Quando una fesseria condiziona il futuro delle generazioni è molto pericoloso». – tratto da Corriere.it

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