L’odore della città di Cosimo Recupero
Secondo notizie di stampa, i grandi centri commerciali negli Stati Uniti sarebbero entrati in una crisi irreversibile. Ed anche quelli italiani non starebbero benissimo. Pare che un grosso gruppo siciliano stia vendendo l’enorme struttura che ospitava decine di negozi in provincia di Catania, con una minusvalenza di, addirittura, sessanta milioni di euro secchi.
La causa sarebbe lo spopolamento di questi grandi centri commerciali, in voga da una ventina d’anni in Italia. Una formula che è stata importata dagli Stati Uniti, appunto e, così come è arrivata qui con qualche anno di ritardo rispetto agli States, è prevedibile che con la stessa cadenza ne subisca le sorti.
Molti attribuiscono la causa di questa crisi alle vendite on line. In parte è vero, ma non del tutto. Le vendite on line hanno permesso una ulteriore riduzione dei prezzi rispetto alla grande distribuzione, ai franchising, ai marchi che ti forniscono il punto vendita chiavi in mano. Ma né le vendite on line né i centri commerciali potranno mai sostituire i negozi di marca, quelli dove si trova la merce bella, il cashmere, la seta, le scarpe su misura. Tantomeno il cibo: c’è un fiorire di società che, specie nelle grandi città, ti portano il cibo fino a casa con dei fattorini in bicicletta pagati quattro soldi per rischiare la vita sulle due ruote, nel traffico di una metropoli ormai impazzita. Mangiare servito nel cartone, come si fa con i cani.
L’on line sembra la nuova frontiera dell’umanità. Un grande partito italiano, fondato da un comico schizofrenico, ha costruito la propria fortuna su questa cosa secondo la quale l’umanità sarebbe superata.
La tecnologia è bella, fantastica, ma non in tutti gli ambiti. Va bene in sala operatoria. Va bene nei rapporti bancari e finanziari. Va bene nella organizzazione generale dei servizi amministrativi. Ma è proprio la persona che deve restare al centro di tutto. Ormai sembriamo avviati verso un destino nel quale non saranno più le macchine al servizio dell’uomo, ma l’uomo al servizio delle macchine. Gli automi stiamo diventando noi. Siamo noi le macchine programmate per produrre e consumare, col solo fine di accumulare ricchezze sempre più ingenti nelle mani di pochi che ci starebbero mille vite per spenderne anche solo una parte.
E’ arrivato il momento di un grande risveglio collettivo. E’ necessario tornare alla bellezza delle piazze, grandi e piccole, che punteggiano il nostro paese. Bisogna tornare ai suoni dell’arrotino che avvisa le donne del suo passaggio. Bisogna tornare al calore del contatto umano. Nei grandi centri commerciali ci sono migliaia di persone sole. Si va lì, a frotte, per starsene ognuno per affar suo. On line è ancora peggio. Lì non senti l’organetto che suona o il bambino che rincorre le colombe. Non vedi l’acqua zampillare nelle fontane o quel talento della natura che, seduto sulla sua sediolina di stoffa, ti fa un ritratto che sembra una fotografia. Non incroci lo sguardo sbalordito di un clown che ti sorride e ti fa l’occhilino.
Bisogna tornare vivere le città con i suoi fiori, il cibo preparato nei ristoranti, nelle rosticcerie o sui carretti. Bisogna tornare a sentire quello che non sentirai mai né nei centri commerciali né on line: l’odore della città.
