L’occasione fa l’uomo leader di Cosimo Recupero

Quando il Prof. Giuseppe Conte sbarcò sulla scena politica italiana, andando a ricoprire la carica politica più ambita, quella di Presidente del Consiglio dei Ministri, io non scommisi una lira, anzi un centesimo, sul fatto che avrebbe fatto alcunché di rilevante per il nostro Paese.

E fino a qualche giorno fa il mio giudizio non era cambiato molto. Mi sembrava ancora un personaggio diafano, inconsistente, un autostoppista della politica italiana, destinato a farsi lasciare al prossimo bivio. Un prodotto di laboratorio che sembrava funzionare. Volto pulito, curriculum migliore di tanti altri, sufficiente rispettabilità dentro e fuori il Paese. Punto. Niente più di questo.

Poi però è arrivata l’emergenza coronavirus che ha fatto cambiare a molti, me compreso, le sensazioni su quest’uomo e sulla sua stoffa da politico.

Non v’è dubbio che Conte e la sua squadra di Governo, per fortuna disintossicata dal peggio del più becero grillismo, epurata persino dalle nefaste influenze dei due sgangherati fondatori del movimento. Grillo e Casaleggio, non v’è dubbio, dicevamo, che la squadra di governo stia affrontando l’emergenza con una certa padronanza e tanto sangue freddo, al punto da far salire lo stesso Conte negli indici di gradimento degli italiani a percentuali che sfiorano il cinquanta per cento, e facendo invece scivolare quello che sembrava l’uomo del momento, Salvini, ad un misero cinque per cento.

Ma vi è di più. Conte ha di fronte a sé una opportunità storica per sé stesso, come uomo politico, e per l’Italia intera: quella di imporre un forte cambiamento nelle politiche rigoriste della ottusa burocrazia europea.

Ma per sfruttare questa opportunità deve fare due o tre di cose.

La prima: continuare a puntare i piedi con l’UE per ottenere maggiore flessibilità nei conti e non farsi imporre accordi capestro dalle cancellerie tedesche e dei paesi satelliti, come l’Olanda.

La seconda: resistere alla tentazione di inseguire i populisti sul facile terreno della propaganda elettorale, fatta a colpi di promesse insostenibili. Non dimentichiamo che chi oggi promette niente tasse e soldi a tutti è lo stesso che doveva azzerare le accise nel primo consiglio dei ministri, cosa che, ovviamente, non ha fatto. A fare promesse mirabolanti è bravissimo Salvini. A mantenerle, difetta un po’, evidentemente.

Ma la cosa più importante che Conte può fare per passare alla storia come un leader capace di cambiare davvero la storia del Paese e dell’Europa intera è chiedere e pretendere un grande piano di investimenti, un vero e proprio New Deal, fatto anche stampando moneta, se serve. Un quantitive easing paragonabile, nei numeri, a quello a cui si accinge l’amministrazione Trump, ma con la differenza che, mentre lì si daranno soldi a pioggia, con il rischio di accendere una fiammata inflazionistica senza precedenti, Conte dovrebbe proporre un piano di costruzione di infrastrutture, strade, porti, aeroporti, ospedali, specie nelle zone depresse del continente europeo.

E’ la sua grande occasione per passare alla storia e ridare al nostro Paese quel ruolo centrale che merita. Non ne avrà un’altra.

Potremmo dire, parafrasando quel vecchio detto, che è l’occasione che fa l’uomo leader.

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