Lo sbrago totale di Cosimo Recupero

Lo sbrago totale di Cosimo Recupero

Lo sbrago totale di Cosimo Recupero

La campagna elettorale per le regionali siciliane del 5 novembre prende sempre più forma. Mentre i partiti storici sono ancora impegnati a trovare una difficile quadratura sui nomi dei candidati dei rispettivi schieramenti, il movimento 5 stelle ha già avviato il suo tour de force in lungo e in largo sull’Isola per far conoscere il candidato presidente e il suo fantastico programma per la rinascita della Sicilia.

Ai grillini va dato atto di avere compreso più degli altri l’utilità di iniziare in anticipo, ma è anche vero che il nome di Cancelleri era già nell’aria da anni, da cinque, esattamente, e cioè da quell’ottobre 2012 quando, già candidato per il movimento 5 stelle, si era visto soffiare la poltrona da un altro moralizzatore d’assalto come Saro Crocetta da Gela. Una bella lotta, non c’è che dire, cinque anni fa. Ognuno dei due prometteva lotta dura a furbetti di ogni tipo, dai grandi commis regionali fino ai furbetti del cartellino del comune di Vattelappesca. Tutte chiacchiere, ovviamente.

Se si fosse realizzato anche solo il dieci per cento di quello che Crocetta aveva promesso, oggi la Sicilia sarebbe, non dico fuori dal tunnel, ma almeno avviata verso un processo di normalizzazione accettabile dai più.

E invece niente. Crocetta, fra sbiancamenti anali veri o presunti, schizofreniche nomine e revoche di assessori, proclami mirabolanti e rivendicazioni di straordinari risultati presenti solo nella sua testa, ha consumato un altro prezioso lustro che, sotto la guida di persone un tantinello più pragmatiche, avrebbe davvero permesso alla Sicilia di provare a ingranare la marcia e ripartire.

Oggi il Presidente uscente promette, o minaccia, di ricandidarsi. Probabilmente nessuno dei suoi, di quei pochi che gli sono rimasti, ha il coraggio di dirgli chiaro e tondo che una ricandidatura sarebbe solo il modo per avviarsi sul definitivo viale del tramonto. Ma lui insiste. E’ assolutamente convinto di essere stato il migliore presidente della Regione. E’ vittima di quella “autonarrazione” che ormai sembra aver investito la classe dirigente della sinistra italiana e non solo siciliana. Una sorta di narcisismo politico che fa credere a questi signori che, siccome loro vivono vite da nababbi, con stipendi da sultani e vite da “tutto pagato”, anche i siciliani e gli italiani siano nelle stesse condizioni. Non si rendono conto che la Sicilia e l’Italia affondano, che l’economia è al palo, che le famiglie fanno fatica ad arrivare all’inizio del mese, non alla fine. A loro basta uno zerovirgola in più su qualche indicatore, per ritenere che sia valsa la pena di affrontare le immani fatiche a cui si sono sottoposti.

Ma il quadretto non è così idilliaco e questo non voler prendere atto delle condizioni reali della gente apre la strada ai portatori di istanze giustizialiste e populiste ancora più marcate, come quella dei grillini i quali, per parte loro, rischiano davvero di perdere un’altra occasione, forse la più ghiotta.

Passata infatti la tornata elettorale del 2016, quella nella quale il M5S sembrava ormai aver preso il vento giusto, portandosi a casa Roma e Torino, oggi le indicazioni non sembrano più altrettanto rosee.

Nella tornata amministrativa di due mesi fa, infatti, i nostri eroi si sono fermati ad un magrissimo bottino: 10 comuni sui 225 nei quali si erano presentati e che erano meno di un quarto dei 1004 comuni in palio. Nella maggior parte dei casi, se non tutti, si tratta di amministrazioni minori di poche migliaia di abitanti. Grillo parlò di crescita “lenta ma inesorabile” ma, se la matematica non è un’opinione, conquistando 10 nuove amministrazioni ogni anno, ci vorranno circa 850 anni per avere il paese in pugno. E quindi niente. Grillo ha fatto anche lui la sua narrazione ma, in cuor suo, ha preso sicuramente atto che le elezioni amministrative del 2017 sono state un flop. Si aggiunga pure la vicenda delle intrusioni informatiche nella piattaforma Rousseau  e nel sacro blog per capire che i capisaldi del verbo grillino, come la democrazia diretta, in realtà, sono solo delle monumentali sciocchezze.

E allora che fare? Rinunciare? Nemmeno per sogno. Conquistare la Sicilia è, anche per una semplice coincidenza temporale, il viatico più importante per tentare l’assalto a ciò che interessa realmente a Grillo: Palazzo Chigi. E’ da lì che si governano banche e TV, come abbiamo già avuto modo di dire, ed è quindi lì che Grillo e i suoi mandanti vogliono arrivare, seppur per l’interposta persona di Luigi Di Maio, il fuoricorso impenitente che apostrofa Gentiloni come dilettante, dimenticando che il Presidente del Consiglio in carica era già nel giro della politica quando lui ancora inumidiva pannolini.

E allora come fare a rimettere il movimento in pista in Sicilia? Semplice. Solleticando le corde più nascoste, ma senz’altro quelle più efficaci, della Sicilia profonda. E quindi, se mentre prima bastava un generico programma alla Robin Hood, per togliere ai ricchi (i politici) e dare ai poveri (i cittadini e i disoccupati) adesso bisogna offrire qualcosa di più, qualcosa che ai siciliani, diciamocelo chiaro, in fondo in fondo piace molto e cioè agire fuori dalle regole. E così, considerando che ai siciliani il mattone selvaggio non è mai dispiaciuto, la straordinaria proposta che Cancelleri va facendo nelle piazze è quella di sospendere gli abbattimenti delle case abusive costruite per necessità. La qual cosa, ovviamente, fa ben sperare i palazzinari di ogni specie su una estensione, anche al futuro, dello straordinario privilegio. Oltre questo, il vuoto spinto, esattamente come a Roma e Torino, tanto per capirci.

La proposta del magazziniere di Caltanissetta è un vero arrembaggio per speculatori di ogni specie e una sconfitta per gente come il sindaco sfiduciato di Licata, quell’Angelo Cambiano, che aveva fatto della legalità la sua cifra politica, senza essere nemmeno grillino o leghista. E quindi, se dovessimo dare un titolo al programma di Cancelleri per la Regione Siciliana avremmo solo queste tre parole: lo sbrago totale.

 

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