L’inizio di una nuova era di Cosimo Recupero

L’inizio di una nuova era di Cosimo Recupero

Si dice comunemente che un giorno, al mondo, resteranno soltanto cinque re: quello di cuori, quello di quadri, quello di fiori, quello di picche e quello d’Inghilterra.

Sicuramente la monarchia, come istituzione, mostra tutti i segni del tempo e, ad un primo sguardo, anche quella inglese sarebbe destinata a spegnersi piano piano. Ma questo ad un primo sguardo, appunto. Perché se in altri paesi la monarchia ha ormai una funzione poco più che folcloristica, nel Regno Unito il suo ruolo è molto più importante e questo perché qui l’istituzione si basa non su un documento scritto, ma su una prassi che fra pochi anni raggiungerà il millennio; ma anche perché i monarchi inglesi, a differenza di altri, hanno interpretato il loro ruolo con grande senso di responsabilità e vicinanza al popolo.

Ma qual è la forza della monarchia inglese? Innanzitutto la struttura stessa del sistema britannico. Molti pensano che in Inghilterra non esista una Costituzione scritta come nelle moderne democrazie. In realtà non esiste un documento unitario qualificabile come tale, ma una serie di documenti a carattere contrattuale che vincolano fra di loro le varie classi sociali, corona, nobiltà, borghesia, popolo e clero, in un sistema di garanzie reciproche che permettono al sistema di restare in piedi anche quando soffiano venti impetuosi, come la vicenda di Diana o, addirittura, il rovesciamento della monarchia operata per un breve periodo da Oliver Cronwell a metà del ‘600.

Ma la forza del sistema inglese risiede anche nello straordinario senso dello Stato e del dovere che è tipica della “ditta”, come i Windsor chiamano vezzosamente la propria famiglia.

A questo si aggiunga anche la capacità della monarchia di orientare la politica, senza entrare mai nel dibattito politico, cosa che Elisabetta ha fatto per settant’anni senza mai una sbavatura, nemmeno involontaria.

A Carlo III toccherà invece un ruolo diverso. Innanzitutto dovrà uscire da cono d’ombra nel quale la madre lo ha mantenuto fino a quasi alla fine della sua vita e del suo regno. In secondo luogo dovrà riuscire a spegnere i venti populisti che soffiano un po’ in tutta Europa e che in Inghilterra hanno avuto il loro picco massimo con la retorica sulla Brexit della quale, col senno di poi, gli inglesi sembrano pentiti.

Carlo ci riuscirà benissimo, ne siamo sicuri. Anche perché ha dimostrato in tempi non sospetti di essere capace di intuire molto, molto prima degli altri, dove il mondo rischia di scivolare. Carlo parlava di temi ambientali già cinquant’anni fa, tirandosi addosso l’ironia di tanti benpensanti che il tempo ha provveduto a zittire. Allo stesso tempo però terrà ferma la barra sui valori tradizionali della famiglia e della società, su cui peraltro si basa il suo regno. Insomma un lavoro di equilibrismo per il quale Sua Maestà sembra perfettamente a suo agio. Un esempio per tanti politici e capi di Stato che da lui hanno solo da imparare. Carlo poteva passare alla storia come il Re di passaggio fra Elisabetta, l’incarnazione della tradizione più ferrea e rigorosa, ed il nipote William. Ed invece sarà proprio lui a segnare, per la monarchia e la democrazia inglese e non solo, l’inizio di una nuova era.

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