Liberi tutti di Cosimo Recupero
Il refrain elettorale di Giorgia Meloni nella recente campagna elettorale per le elezioni europee era stato quello che Fratelli d’Italia avrebbe messo a soqquadro le istituzioni europee, imponendo a tutti gli altri la propria visione di mondo, di società ed anche di Europa.
Ma poi le cose sono andate diversamente. Giorgia Meloni ha conquistato ventiquattro deputati europei su settecentoventi. Un po’ pochini per piegare tutti ai propri piedi. La formazione che a Bruxelles raccoglie tutti i conservatori si è posizionata quarta e non si è riusciti a formare quel blocco unico che in tanti speravano perché la Lega e tutti le formazioni più a destra hanno preferito riunirsi in una formazione ancora più a estremista di Fratelli d’Italia. L’ECR di cui fa parte il partito della presidente del consiglio è addirittura il quarto gruppo nel parlamento europeo, persino dietro i Patrioti per l’Europa a cui ha aderito Matteo Salvini con Marine Le Pen e Jordan Bardella.
In questo nuovo scenario Ursula Von Der Lyen è stata riconfermata Presidente della Commissione europea per i prossimi cinque anni. Poco più di quattrocento voti fra i quali non ci sono né quelli di FdI né quelli della Lega ma ci sono quelli di Forza Italia che, a Bruxelles, fa parte del gruppo dei popolari da cui proviene la stessa Von Der Lyen.
In altre parole Giorgia Meloni si presentava agli elettori come la nuova regina d’Europa ma, a conti fatti, si è ritrovata all’opposizione del nuovo governo europeo e con i tre partiti della sua maggioranza divisi in tre gruppo diversi: uno al governo dell’UE e gli altri contro.
Un pasticcio, insomma, che la indebolirà anche in Italia. Adesso per la premier sarà ancora più difficile restare in equilibrio fra l’europeismo a Bruxelles e l’antieuropeismo a Roma che è stato un po’ il suo metodo negli ultimi mesi.
In tutto questo si inseriscono le parole di Marina e Piersilvio Berlusconi che, a distanza di qualche giorno l’uno dall’altra, sono entrati pesantemente sulla scena politica con delle affermazioni che possono essere lette secondo quel vecchio modo di dire che vuole che si parli a nuora perché suocera intenda. Prima Marina ha detto che, riguardo ai diritti, lei si sente più vicina alla sinistra. E fin qui la cosa poteva essere rubricata come l’esternazione di una semplice sensibilità personale su certi temi divisivi come quelli delle unioni gay.
Più netto invece l’intervento dell’AD di Mediaset, Piersilvio Berlusconi, che non ha espresso una sua opinione su un tema caldo ma ha direttamente dettato una linea a Forza Italia che, evidentemente, la famiglia Berlusconi considera ancora il proprio riferimento diretto sulla scena politica. Il secondogenito del cavaliere, infatti, ha detto che Forza Italia deve darsi un’identità chiara ed una linea politica precisa se non vuole restare schiacciata sulle posizioni dei partiti alla propria destra.
Qualcuno ha letto in questi interventi dei Berlusconi l’inizio di una discesa in campo di Marina o Piersilvio, ma la vera lettura da dare è un’altra. Probabilmente i due non hanno nessun interesse ad entrare in politica in prima persona. Farlo fu un errore del padre e probabilmente loro si guarderanno bene dal ripeterlo.
Probabilmente i due manager del gruppo Fininvest hanno però voluto dare un segnale chiaro sul governo Meloni. Un governo che sta mettendo a rischio il ruolo internazionale dell’Italia e, quindi, indirettamente anche gli interessi nell’editoria che la famiglia Berlusconi ha in giro per l’Europa.
Con queste incursioni sulla scena politica, in altre parole, Marina e Piersilvio hanno sconfessato la linea politica di Meloni (ammesso che ne abbia una) ed hanno sostanzialmente tolto la fiducia all’esecutivo, lanciando un segnale chiaro a Tajani perché si guardi intorno alla ricerca di nuove possibilità.
Quando fu fondata, Forza Italia era un contenitore che raccoglieva e riorganizzava i pezzi del pentapartito spazzato via dall’operazione di mani pulite e, se l’impostazione politica e culturale è quella, per Tajani dovrebbe essere più facile dialogare con la famiglia socialista piuttosto che con gli eredi dell’ex MSI.
E molte delle iniziative del governo non sono nelle corde degli ex DC-PSI. L’autonomia differenziata non è nella storia di queste due antiche forze che hanno sempre avuto una visione più centralista dello Stato. Nemmeno il premierato sembra essere nel nuovo corso di Forza Italia. Perché è vero che Berlusconi lo voleva, ma lo voleva quando era pensato come un abito su misura per lui, non per Giorgia Meloni.
Insomma, per la premier le cose sembrano farsi complicate. Senza risultati concreti in economia, che oggi non sembrano esserci, con una sanità allo sbando ed un paese che naviga a vista i prossimi mesi potrebbero rivelarsi un vero calvario alla fine del quale la parte più centrista e moderata della coalizione potrebbe mettere in crisi il governo dichiarando agli alleati un “liberi tutti”.
