LIBERARE IL MEZZOGIORNO DALLA MALAPOLITICA

LIBERARE IL MEZZOGIORNO DALLA MALAPOLITICA

LIBERARE IL MEZZOGIORNO DALLA MALAPOLITICA di Maurizio Ballistreri

Negli ultimi mesi si è assistito ad un ritorno del tema del Mezzogiorno nel dibattito nazionale, grazie alla devoluzione dei fondi del PNRR, stimata al 40%, oltre che per la questione geopolitica, in considerazione anche degli sconvolgimenti sulla fornitura di gas e petrolio provocati dall’invasione russa in Ucraina, che assegnano alle coste del Sud il possibile ruolo di terminale di fonti diverse di approvvigionamento dell’energia.

E così, la Banca d’Italia nel suo rapporto di fine giugno ha rappresentato che “la questione meridionale è diventata ancor di più chiaramente parte di una questione nazionale” e il premier Draghi ha affermato che “il Sud è al centro dell’attenzione dell’esecutivo. Vogliamo che il Mezzogiorno torni ad avere centralità che merita in Italia e in Europa”.

Belle parole si potrà dire, considerato che nel decennio tra il 2010 e il 2020 il divario tra Nord e Sud si è ulteriormente allargato e oltre due milioni di abitanti, soprattutto giovani laureati e diplomati, hanno lasciato le terre del Meridione per trasferirsi in Alta Italia o all’estero, provocando un collasso demografico e una spoliazione intellettuale.

Senza dimenticare come incomba sull’imprescindibile perequazione delle politiche d’investimento del Paese in favore del Mezzogiorno, lo sciagurato disegno di legge sull’autonomia differenziata del ministro Gelmini, che se approvato provocherebbe un ulteriore allargamento delle distanze socio-economiche tra Nord e Sud, una vera e propria secessione “soft”, contraria ad ogni visione di solidarietà territoriale, che avrebbe lo stesso significato dell’autodafé dell’Inquisizione spagnola: una sentenza pubblica di condanna definitiva del nostro Meridione.

Attenzione però, ad attendere fatalisticamente per un verso i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e per un altro che l’autonomia differenziata non passi in Parlamento.

C’è bisogno che le istituzioni regionali del Sud assumano iniziative politiche concrete, mobilitando i parlamentari meridionali, a prescindere dalla logica degli schieramenti, invero abbastanza labile in questa fase politica, in una battaglia unitaria contro il ddl Gelmini e lanciando la sfida dell’efficienza, eliminando una burocrazia arcaica e sovente corrotta, costruendo progetti integrati transregionali nel Meridione per evitare che i fondi del PNRR si perdano i mille rivoli contrari alla necessaria logica di sistema, costituendo una banca d’investimento meridionale con capitali delle regioni ma aperta ad investitori privati, per attrarre capitali e imprese nel Sud e, naturalmente, non abbassando la guardia nel contrasto alla criminalità organizzata.

Solo così, sarà possibile che il rinnovato interesse delle istituzioni centrali si traduca in esiti di sviluppo strutturale per un Meridione, che, peraltro, abbisogna anche di civismo e consapevolezza sociale da parte dei suoi abitanti.

Insomma, c’è bisogno che il Mezzogiorno si liberi dalla malapolitica e dall’inadeguatezza delle sue classi dirigenti, per buon governo e civismo.

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