Leone XIV, Papa dell’Utopia o della Speranza? di Giovanni Frazzica
Leone XIV, Papa dell’Utopia o della Speranza? di Giovanni Frazzica
Quelli che oggi sono vissuti come movimenti della politica tra qualche anno probabilmente saranno classificati come momenti della Storia. Si avverte chiaramente che il tempo che stiamo vivendo fa notare, anche con occasionali accelerazioni, che si sta attraversando una fase di transizione che porta verso un tormentato mutamento di equilibri globali e nazionali. Poi nulla sarà più come prima, forse peggio, forse meglio, ma nel “durante”, cioe nel periodo in cui questo nuovo ordine mondiale si dovrebbe costituire, saremo costretti a vederne delle belle, anzi delle talmente brutte in grado di compromettere l’esistenza stessa del pianeta terra e, in questi ultimi giorni, abbiamo potuto osservare che il Donald Trump, straripando dalle già gravi attività belliche, ha attaccato il Papa proprio perchè invocava la Pace. E quì avviene un fatto nuovo, inedito, importante, che apre la strada a riflessioni profonde e può dar vita a importanti processi nel campo della religiosità, ma anche, indirettamente, per quei fenomeni di osmosi che si verificano nelle società moderne, nella politica. La solidarietà per il capo della Chiesa cattolica aggredito dal presidente USA è stata trasversale e globale e, particolare importante, ha unito in un movimento a favore del Papa di Roma, tutto il clero americano. Altro dato di fondamentale importanza è il ruolo che ha assunto Leone XIV a fronte degli attacchi: parole essenziali, ma toni decisi, senza lasciare spazi a compromessi. La sua coraggiosa frase:”il Mondo devastato da una manciata di tiranni” ha fatto il giro delle cancellerie di tutti i Paesi ed ha suscitato grande interesse e tante speranze in tutti coloro che cercano punti di riferimento per cercare di cambiare in meglio il pianeta. Ancora una volta ii linguaggio della Forza e quello della Pace a confronto. Nel tempo si sono verificate diverse situazioni in cui l’attrito tra Impero e Papato hanno determinato crisi e difficoltà, ivi comprese le ricadute negative su qualche potente imperatore allorchè subiva anatemi o scomuniche dal Papa, semplice autorità religiosa. E’ emblematica ancora oggi la vicenda che vide protagonisti il papa Gregorio VII ed il Re Enrico IV a Canossa. E Stalin: che a Jalta aveva detto: “ma quante divisioni ha il Papa”, nel 1953, all’annunzio della sua morte avrebbe ricevuto dal Vaticano questa risposta: «Ora Stalin vedrà quante divisioni abbiamo lassù». E, in epoca più recente, potremmo ricordare papa Giovanni Paolo II che si è sempre schermito sul suo ruolo di riunificatore dell’Europa: in un’intervista del 1993 disse che era stato il Cristianesimo e non il Papa ad avere “un ruolo determinante” per la caduta del Muro di Berlino. Oggi alla guida della Chiesa cattolica c’è Papa Prevost, che sarà impegnato in una partita giocata prioritariamente nel perimetro di quello che fino a ieri era considerato l’Occidente, ma il suo orizzonte va oltre questa partita contingente, Leone XIV pensa al mondo, all’umanità, ai poveri, alla Pace, per questo la scelta di volere iniziare i suoi viaggi apostolici partendo dall’Africa sembra un buon segnale.
- già pubblicato da scomunicando.it
