Legge elettorale, riflessioni di Antonino Leondari

Legge elettorale, riflessioni di Antonino Leondari

Legge elettorale, Riflessioni di Antonino Leondari

Un’assemblea eterogenea di cittadini, sia per carattere e cultura, sia per ideologia e religione, statuisce, concordemente e con saggezza, come forma di governo, la democrazia e con atto di “suprema ed unanime volontà leggittimatrice”, designa il Popolo ad essere il Sovrano di questo Paese.

Una sovranità collettiva, formalmente inscindibile ma sostanzialmente divisibile, per cui la democrazia non può non essere pluralista.

Ogni cittadino è, al tempo stesso, sovrano e suddito nei diritti e nei doveri, ed ogni cittadino è al servizio e alla difesa del cittadino.

Il Mazzini afferma:“ ….. non esiste dunque sovranità di diritto alcuno; esiste una sovranità dello scopo e degli atti che vi si accostano. Gli atti e lo scopo verso cui camminano devono essere sottomessi al giudizio di tutti. Non v’è dunque né può esservi sovranità permanente. Quella istituzione che si chiama governo non è se non una direzione, una missione affidata ad alcuni per raggiungere più sollecitamente lo scopo della nazione; e se quella missione è tradita, il potere di direzione affidato a quei pochi, deve cessare. Ogni uomo chiamato al Governo è un amministratore del pensiero comune; deve essere eletto, e sottomesso a revoca ogni qualvolta lo fraintenda o lo combatta deliberatamente. Non può esistere dunque, ripeto, casta o famiglia che ottenga il Potere per diritto proprio, senza violazione della vostra libertà “.

La democrazia pluralista, quindi, basa la sua architettura sulla solidarietà politica, economica e sociale (art. 2 Cost.), sull’equità e sul rispetto delle diverse volontà del popolo, ed afferma un principio ordinatore che imprime, unitamente ad una conforme organizzazione, il carattere della giuridicità alla società, il cui fine è il soddisfacimento e la tutela degli interessi generali e collettivi, primari ed assoluti rispetto agli interessi privati o di gruppo che, spesso, sono espressioni di egoismo e di avidità e cause di disuguaglianze.

  È con legge elettorale che, dando risalto alla sovranità collettiva e alla sua democrazia pluralista, si realizza il principio dell’uguaglianza politica, tra i cittadini.

La legge, quindi, non può non considerare, nel suo insieme, tutte le manifestazioni di volontà dell’elettorale attivo.

Non può ignorare quella parte del popolo che, non recandosi alle urne, manifesta, comunque, anche se tacitamente, una sua volontà.

Le motivazioni dell’astensione o delle dichiarazioni di dissenso, inserite nell’urna elettorale, sono molteplici e di diversa natura:

 a) perdita di fiducia nella politica; b) non sentirsi rappresentato da nessuno dei candidati; c) disinteresse assoluto alla politica, nella considerazione che l’uno vale l’altro; d) indignazione, rabbia o rassegnazione; e) ignavia ed ignoranza; f) impedimento a recarsi alle urne.

Questa “silenziosa” parte dell’elettorato attivo ha il diritto, in quanto anch’essa sovrana, ad essere rappresentata e “partecipare”, con appropriata formula, alla vita politica del Paese.

La legge elettorale, espressione della sovranità del popolo, è il primo significativo atto di democrazia.

 Una legge elettorale che emargina o non considera la volontà di una parte dell’elettorato è una legge, incontrovertibilmente, anti-democratica.

Pertanto :

La legge elettorale, per dirsi democratica, dovrebbe dare dignità ed il giusto risalto all’astensione. Dovrebbe, con giovevole e benefica “presunzione culturale”, disporre la suddivisione della percentuale dei non votanti, unitamente a quella delle schede bianche e nulle, nel seguente modo: a) il 60% (o altra percentuale, anche per garantirne la governabilità) espressione del disinteresse, verrebbe assegnato, con i relativi seggi, al partito di maggioranza relativa, che avrà l’onere di governare; b)  mentre il 40% (o la rimanente parte) attribuita al dissenso, assegnato, con i relativi seggi, a cittadini di specchiato profilo professionale (economisti, giuristi, sindacalisti, educatori e cittadini provenienti dal mondo del volontariato, etc..), che rappresenterebbero il popolo degli astenuti, dando vita ad una nuova figura di parlamentare: quella del “censore” o del “garante”.

Questi cittadini che, con spirito altruista, desiderano contribuire all’affermazione dei doveri democratici di “solidarietà politica, economica e sociale”, non dovranno avere connivenze con movimenti o partiti politici, verrebbero inseriti in apposito “albo”, (costituito con appropriato regolamento che ne stabilirà i criteri di funzioni e nomine), che sarà custodito presso l’Ufficio della presidenza della repubblica ed aggiornato ogni cinque anni.

I censori o garanti, “con vincolo di funzione”, per essere rappresentanti del “popolo silenzioso”, avranno il diritto alla parola e no a quello di voto.

Costoro costituiranno una “consulta parlamentare” con il compito di esprimere parere non vincolante sulla regolarità e sulla legittimità costituzionale delle leggi;

Collaboreranno con il Presidente della Repubblica, garante della Costituzione, ed avranno il diritto di adire la Corte Costituzionale e, per gli impegni di spesa, la ragioneria dello Stato e la Corte dei conti; La Consulta dovrebbe essere l’espressione concreta della democrazia partecipativa, con il compito di vagliare le iniziative popolari, previste dalla Costituzione (artt. 50 e 71,c.2), ed esserne i referenti; ed inoltre  questa nuova figura di parlamentare, con funzione di garante dell’onorabilità della Nazione, dovrebbe vigilare ché leggi non siano piegate ad interessi prettamente personali.

La democrazia richiede l’eliminazione di tutti quei vergognosi privilegi tipici di governi autoritari.

In democrazia l’esercizio della politica è un onere ed un onore attuato per il bene comune ed il rispetto della cosa pubblica, giammai deve essere considerato e trattato come se fosse una professione.

I rappresentanti del popolo silenzioso avranno, così come dispone la costituzione (articolo 69), una adeguata e giusta indennità, senza che questa rappresenti un “privilegio”. 

I senatori a vita dovrebbero essere equiparati ai rappresentanti del popolo silenzioso, far parte della consulta parlamentare ed avere lo stesso trattamento di indennizzo.

Messina 25.12.2023

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