LE CRISI AGOSTANE DEI GOVERNI DALLA I ALLA III REPUBBLICA
LE CRISI AGOSTANE DEI GOVERNI DALLA I ALLA III REPUBBLICA
Maurizio Ballistreri
La crisi dell’alleanza gialloverde dunque, si è formalmente aperta.
Nella Prima Repubblica una delle soluzioni a queste crisi erano i cosiddetti “governi balneari”, intesi come esecutivi di transizione verso assetti politici più stabili.
Celebri sono le esperienze di Giovanni Leone e di Mariano Rumor negli anni Sessanta. Dopo le elezioni politiche del 28 e 29 aprile 1963 il presidente della Repubblica Antonio Segni affidò l’incarico di formare il governo ad Aldo Moro, l’alleanza di centro-sinistra con i socialisti di Pietro Nenni venne però bocciata dal comitato centrale del Psi che la giudicò insufficiente sul piano programmatico, e il leader democristiano rimise il mandato e Leone, dopo essersi dimesso da presidente della Camera, costituì un governo monocolore Dc di transizione, per consentire l’approvazione della legge di bilancio entro il 31 ottobre. “Balneare” fu anche il secondo governo di Mariano Rumor che giurò più di mezzo secolo or sono, precisamente il 5 agosto 1969.
Di crisi estive negli anni ’80 se ne ricordano in particolare due. In entrambi i casi il presidente del Consiglio del tempo subentrò a sé stesso. Il segretario repubblicano Giovanni Spadolini, che guidava un governo di pentapartito, cadde nell’agosto del 1982 e sempre nello stesso mese venne varato il suo secondo esecutivo. Nel 1986 il leader del Partito socialista Bettino Craxi, premier di un altro governo pentapartito, dovette dimettersi per la mancata fiducia su di una legge in materia di finanza locale, ma in realtà il vero motivo della crisi era tutto politico, poiché il leader socialista non accettava la “staffetta” con il segretario della Dc Ciriaco De Mita. Il primo agosto, però, Craxi tornò a palazzo Chigi.
Tutte le crisi degli anni ’80 furono “parlamentarizzate”, per volere dell’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini, allo scopo di far conoscere all’opinione pubblica le motivazioni del conflitto tra i partiti della maggioranza e con l’opposizione, in particolare con i comunisti sempre pronti ad ipotesi consociative.
E ancora, si deve ricordare l’estate del 1990. Il 27 luglio cinque ministri della sinistra dc (Martinazzoli, Mannino, Mattarella, Misasi e Fracanzani) si dimisero per protesta contro la decisione del presidente del Consiglio Giulio Andreotti, alla guida di un esecutivo sì di pentapartito ma imperniato sul Caf, l’alleanza tra Craxi, Andreotti e Forlani che aveva messo in mora De Mita, di mettere la fiducia sulla legge Mammì di riordino radiotelevisivo. L’incombenza del “Generale agosto” consentì una rapida soluzione della crisi: i ministri vennero sostituiti e la legge approvata, anche se l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq di Saddam Hussein impose la permanenza dei parlamentari a Roma per una buona parte del mese.
Ma è nella Seconda Repubblica che ad agosto si verifica la più grave delle crisi di governo, politica ed istituzionale, della storia repubblicana, quella dell’esecutivo di Silvio Berlusconi nell’agosto 2011, con l’esplosione dello spread tra i nostri titoli di Stato e i Bund tedeschi, le divisioni con il ministro del Tesoro Giulio Tremonti, la lettera durissima della Bce, inviata dal presidente Jean Claude Trichet e dal successore in pectore Mario Draghi con cui venne chiesto di anticipare al 2013 il pareggio di bilancio e di raggiungere un deficit pubblico pari all’1% del Pil già nel 2012, con una manovra di tre punti – pari a una cinquantina di miliardi di euro – in un solo anno.
Dalla crisi finanziaria agostana si originarono le successive dimissioni del Cavaliere nel novembre successivo e la nascita del governo “tecnico” di Mario Monti.
Il 2019, è storia d’oggi, con la crisi agostana del governo gialloverde di Giuseppe Conte.
