L’assoluzione di De Luca apre una nuova fase politica a Messina

L’assoluzione di De Luca apre una nuova fase politica a Messina

L’assoluzione del sindaco De Luca apre una nuova fase della politica a Messina di Giovanni Frazzica 

Cateno De Luca ha atteso con comprensibile trepidazione il verdetto d’appello del processo sul cosiddetto “Sacco di Fiumedinisi”. In caso di condanna infatti De Luca avrebbe rischiato la poltrona di primo cittadino, per effetto della legge Severino. All’appuntamento fissato alle 9, con il presidente Alfredo Sicuro e gli altri giudici della Corte, il sindaco De Luca si è presentato con circa mezz’ora di ritardo, il classico “quarto d’ora” accademico. A luglio il collegio aveva ascoltato l’avvocato Carlo Taormina, che per ben quattro ore aveva parlato a favore di De Luca sostenendo tra l’altro che all’epoca dei fatti l’allora primo cittadino di Fiumedinisi col contratto di quartiere fu produttore di benessere per il paese. Diversa invece la tesi della Procura: un programma amministrativo pilotato per affidare poi gli appalti alle imprese della famiglia De Luca, che così si sono aggiudicati i finanziamenti statali. Per questo lo scorso 16 aprile la Procura Generale, Pg Adriana Costabile, aveva chiesto ai giudici la condanna a 4 anni e 4 mesi per Cateno De Luca. La richiesta inoltre era stata di 3 anni e 8 mesi per Tindaro De Luca, titolare delle imprese e fratello di Cateno, di 2 anni ed 8 mesi per Benedetto Parisi, allora presidente della Commissione edilizia del comune di Fiumedinisi, mentre ci sono state assoluzioni e prescrizioni per gli altri imputati. Poi, alle 13,20, arriva la sentenza “asssolutoria” che cosi viene commentata dai difensori di De Luca:“Confermata dalla Corte di Appello di Messina l’assoluzione del Sindaco Cateno De Luca che era già stata decretata dal Tribunale presieduto da Mario Sampieri. De Luca si era appellato per ottenere una formula assolutoria più favorevole e la Corte nel respingere l’appello della pubblica accusa che ne aveva chiesto la condanna, ha ritenuto di dover mantenere integralmente l’impianto della sentenza di primo grado. Con questa ennesima assoluzione, si chiude un autentico calvario giudiziario che si è abbattuto sulla vita integerrima e di fede di Cateno De Luca, dovuto all’opera massacrante di una politica sporca e maleodorante, retaggio di un passato capace di strumentalizzare anche la nobile pratica della Giustizia”. Così si sono espressi gli avvocati Tommaso Micalizzi e il prof. Carlo Taormina. E continuano :”Va dato atto alla Magistratura messinese,  spesso non tenera nei confronti di un galantuomo che l’opinione pubblica e il popolo hanno saputo ben riconoscere, di aver sempre dimostrato di contenere gli anticorpi attraverso i quali cacciare indietro ogni veleno strumentalizzatore di politicanti e faccendieri.  L’autorità giudiziaria messinese non va ringraziata perché suo dovere è quello di fare giustizia, ma, anche avuto riguardo a polemiche del passato, va ad essa dato atto non solo di indiscutibile saggezza ma anche di aver restituito Cateno De Luca ad una missione politica e morale che lo ha segnalato, e ancor più accadrà in futuro, come l’uomo nuovo della politica del fare, contro mafia, poteri forti e corruzione”. Per i tanti oppositori rimasti negli ultimi tempi fermi, anche nella segreta speranza che le castagne dal fuoco avrebbe potuto toglierle Palazzo Piacentini, comincia ora un lavoro di ricognizione delle forze in campo e di rimodulazione degli obiettivi che si fondi esclusivamente su una politica fatta di proposte e di alleanze da realizzare anche alla luce dei nuovi equilibri che si sono formati nel governo nazionale. I guai passati a subire i processi ed il costo delle spese legali (De Luca li definisce: “9 anni di calvario”) dovrebbero indurre il sindaco di Messina ad essere più prudente per il futuro. Questo è nell’auspicio di amici e avversari ma anche dei cittadini messinesi, stanchi di essere apostrofati un giorno si e l’altro pure come incivili.

  • pubblicato dal settimanale I VESPRI

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