Landini: lavoratori e pensionati devono pagare meno tasse
MESSINA, 17 SET – “Penso che occorra una riforma fiscale, nel nostro paese i lavoratori dipendenti e i pensionati devono pagare meno tasse perché sono quelli che ne pagano di più”.A dirlo Maurizio Landini segretario generale nazionale dell Cgil a Messina durante il convegno organizzato dal sindacato dal titolo “Creare nuovo lavoro e sviluppo nel territorio e bloccare la fuga dei giovani” organizzata al Royal Palace Hotel. “Ridurre il carico fiscale per lavoratori dipendenti e i pensionati – prosegue Landini – é un modo anche per aumentare le pensioni e gli stipendi ed è quello di cui si ha bisogno per aumentare i consumi. Il nostro paese deve poi combattere l’evasione fiscale perché l’Italia è il paese che ha il livello di lavoro nero, evasione fiscale, corruzione e intervento della malavita organizzata nell’economia più alto di tutta Europa. E su questo che bisogna agire facendo delle scelte politiche che vadano in questa direzione. Combattere l’evasione fiscale, la malavita organizzata e la corruzione è assolutamente possibile, sono scelte politiche che si devono fare”. “Bisogna avere un piano generale, perché avere un ponte su cui non passa nulla perché non costruisci niente o dove non ci sono altre infrastrutture, non mi pare una grande idea”. A dirlo Maurizio Landini segretario generale nazionale dell Cgil a Messina durante il convegno organizzato dal sindacato dal titolo “Creare nuovo lavoro e sviluppo nel territorio e bloccare la fuga dei giovani” organizzata al Royal Palace Hotel rispondendo ad una domanda dei giornalisti sul ponte sullo Stretto. “Noi abbiamo bisogno invece – prosegue Landini – di un piano straordinario complessivo:l’Italia é una grande penisola al centro del Mediterraneo. Quindi il punto è se l’Italia può diventare per l’Europa e il Mediterraneo una piattaforma logistica, ma anche turistica e culturale. Quindi credo che prima di discutere di quali grandi opere bisogna avere un’idea precisa di quello che noi vogliamo sia L’Europa, l’Italia e il Mediterraneo nei prossimi 15- 20anni e da un certo punto di vista dobbiamo pensare a quello che è utile per rilanciare il paese avendo cura del territorio e rispetto dell’ambiente”. “Per contrastare la fuga di giovani nel Mezzogiorno si deve dare la possibilità a tutti di realizzarsi attraverso il lavoro. Per questo serve un piano straordinario di investimenti, sia sul piano delle infrastrutture materiali come strade e ferrovie, sia sul piano delle infrastrutture sociali come asili, scuole, ospedali”. A dirlo Maurizio Landini segretario generale nazionale dell Cgil a Messina durante il convegno organizzato dal sindacato dal titolo “Creare nuovo lavoro e sviluppo nel territorio e bloccare la fuga dei giovani” organizzata al Royal Palace Hotel. “Allo stesso tempo – aggiunge Landini – serve una seria politica industriale che metta al centro la salvaguardia dell’ambiente e l’idea di una riconversione ecologica dei sistemi produttivi. Credo sia questo il modo per affrontare la situazione e su questo serve anche un ruolo del governo anche nei rapporto con l’Europa. Serve infine che gli imprenditori riprendano a fare investimenti nel nostro paese”. Il rapporto Svimez ci ricorda che fra il 2002 e il 2017 oltre due milioni di emigranti si sono avuti di cui 132187 nel solo 2017 di cui 66557 sono giovani di questi il 33% laureati, significa che nel Mezzogiorno quasi un milione di giovani in 15 anni hanno lasciato il Sud con un’età compresa tra i 15 e i 34 anni”. A dirlo il segretario provinciale della Cgil di Messina Giovanni Mastroeni durante l’iniziativa organizzata dal sindacato “Creare nuovo lavoro e sviluppo nel territorio e bloccare la fuga dei giovani” organizzata al Royal Hotel. “La nostra realtà – prosegue Mastroeni – soprattutto la città ha avuto un calo di 9,4 messinesi al giorno che sono andati via anche qua la metà sono giovani, tutto questo porta ad una proiezione al 2050 di 200 mila residenti, nel marzo 2018 eravamo 231 mila la situazione è quindi drammatica, bisogna quindi ripristinare nel nostro territorio le condizioni minime di fiducia e di speranza perché si possa immaginare ancora un futuro per Messina sulle rive dello Stretto. Se non si ferma questa emorragia demografica, se le migliori intelligenze vanno a cercare fortuna altrove se non si crea un minimo di sviluppo e nuovo lavoro la città e il nostro territorio soffocheranno. Messina e la sua Provincia all’interno di una visione che coinvolge il Mezzogiorno vive una situazione caratterizzata da una disoccupazione di massa e da un debole tessuto produttivo. Messina oggi è un territorio che vive fondamentalmente di trasferimenti pubblici, pensioni e sussidi con una popolazione segnata da un’alta età media.(ANSA)
