La sanità sta male in Italia ma in Sicilia forse sta peggio
La sanità sta male in ambito nazionale ma in Sicilia forse sta peggio. Poi all’ASP Messina tocca il fondo.
Ospedali e territorio messi alle corde con addirittura il glorioso “ Cutroni Zodda” di Barcellona P.G.
sostanzialmente chiuso , sicuramente per quanto riguarda l’emergenza – urgenza.
Se la sanità è ridotta cosi , questo non è stato un capriccio del fato avverso ma è il risultato di scelte
politiche , a cui hanno fatto seguito quelle gestionali. In questo settore politica e gestione aziendale sono
andate sempre a braccetto e diversamente non poteva e non può essere fino a quando i direttori generali
delle aziende ospedaliere e delle ASP vengono nominati dalla politica.
Ciò che sta succedendo ormai da mesi da’ solamente l’idea di quanta irresponsabilità esista in
chi chi governa e dovrebbe amministrare secondo criteri , che tengano esclusivamente conto dell’interesse della collettività.
Nonostante la scadenza del mandato dei direttori generali e le plurime proroghe dei commissari
straordinari della varie aziende sanitarie provinciali ed ospedaliere ancora le varie forze politiche non
hanno raggiunto l’intesa per la nomina dei nuovi direttori generali.
La torta è grande e di enorme peso se si pensa che da quelle nomine dipenderanno incarichi di responsabili di unità operative, affidamenti , bandi per lavori pubblici e tant’altra roba, che calamitano consensi e clientele e quindi creano potere.
Direte….e la meritocrazia? Vale zero dinanzi alle intese ed agli accordi.
Infatti, come si diceva, se la sanità è ridotta un colabrodo le motivazioni sono più che evidenti.
Se nel privato un manager fallisce la propria missione e mette in crisi un’azienda viene messo non tanto
gentilmente alla porta, nella sanità pubblica invece , purchè protetto dal politico di riferimento, viene
rinominato se non nella stessa azienda sicuramente in altra. Unici requisiti richiesti: fedeltà , affidabilità ed
obbedienza!
Qualcuno mi chiede: ma con i nuovi manager cambierebbe qualcosa? La risposta è francamente negativa.
E’ un sistema ormai incancrenito che può saltare solamente ad una condizione . Recidere e bruciare
completamente quel cordone ombelicale marcio, patologico e nauseabondo che da troppo tempo
lega la politica alla sanita e/o viceversa.
Come? Un’idea io l’avrei. Ve la dico alla prossima puntata. Non voglio annoiarvi troppo.
Paolo Calabrò ex dirigente sindacale e già responsabile di Pronto Soccorso.
