La politica banale di Cosimo Recupero
La politica banale di Cosimo Recupero
Ieri c’è stata la spedizione dei mille. E’ questo il numero di volontari del PD che si sono rimboccati le maniche per ripulire Roma dalle sozzure lasciate dall’amministrazione Raggi che aveva promesso faville in campagna elettorale ma che, evidentemente, deve essersi persa la bacchetta magica per strada.
Non è dato di sapere quanta spazzatura questi meravigliosi ragazzi abbiano spalato. Non abbiamo i dati né degli organizzatori né della questura, ahinoi. Poco ce ne importa, in realtà.
Se la missione era quella di ripulire la capitale dai sacchetti di spazzatura abbandonati a terra, fuori dai cassonetti stracolmi, c’è da chiedersi dove li abbiano messi.Non essendo ovviamente i nostri volenterosi attivisti dotati né di autocompattatori, né di altri mezzi idonei per raccoglierli e conferirli in uno degli impianti attrezzati per la bisogna, mi chiedo cosa ne abbiano fatto, non potendoli certo versare nei cassonetti già stracolmi.
Probabilmente se ne saranno portati a casa un tot ciascuno, per farli sparire dal campo delle telecamere, pronti a riutilizzarli per sporcare nuovamente la città e ricominciare il solito teatrino: stabilire chi fa più pupù in giro, se è Marino oppure la Raggi. Sarebbe questo il primo caso di riciclo della spazzatura adottato massicciamente nella Città Eterna.
Ovviamente queste prime righe sono ironiche. Preciso che l’ho fatto anche io, in passato, preso dall’ubriacatura della società civile che spazza i partiti, e me ne pento. Col senno di poi, però, rido per non piangere.
Sì, perché il vero dramma di tutta questa sceneggiata è che ormai la politica è caduta così in basso da doversi mettere a pulire le strade per dimostrare chissà cosa.
E questo vale per tutti, ovviamente. Vale per i grillini che sono molto, ma molto lontani dall’incarnare quella rigenerazione della politica che volevano far credere. Ma è anche colpa del PD, in questo frangente, perché tenta pateticamente di far credere che, se ci fossero stati loro al governo della città, l’emergenza rifiuti non ci sarebbe stata.
Parlano come se Roma il PD non l’avesse già provato. Parlano come se fossero dei neofiti della politica. Parlano da cinque stelle, insomma, confermando ancora una volta quanto ho sostenuto in altri articoli e cioè che Renzi sta grillizzando il partito, pensando di poterli battere sul loro terreno, quello della politica banale, nel vano tentativo di nascondere la realtà: che il PD in fondo è come il M5S e cioè incapace di risolvere i problemi del paese e delle varie amministrazioni.
Ormai la politica è diventata questo: un susseguirsi ininterrotto di banalità. Pulire una tantum le strade, servire le pizze ai tavoli e scempiaggini simili sembrano le parole d’ordine della politica da rotocalco. Si è tentato di far credere che fare i parlamentari o i ministri fosse una cosa semplice, alla portata di tutti, e così ci siamo ritrovati e ci ritroveremo ancora,nei posti chiave delle istituzioni, una schiera di inetti provenienti dal nulla assoluto che, terrorizzati dall’idea di poter perdere l’occasione della vita, si blindano nei palazzi con leggi elettorali o, peggio, con riforme costituzionali, che garantiscano loro, per sempre, un posto al sole conquistato con una cretinata del genere.
Scendere in strada a pulire, con una stupidissima magliettina gialla, è come chiedere al medico se, appena chiude l’ambulatorio, può passare a governarti casa o, al commercialista, se dopo lo studio può gentilmente lavarti l’auto o passare al supermercato per comprare i sofficini.
La politica è quotidianamente ridicolizzata da questi sedicenti leader. Ma voi ve lo immaginate un Craxi o un Andreotti o uno Spadolini prestarsi a pagliacciate simili?
Certamente no, perché loro avevano altro da fare e cioè governare il Paese guidandolo verso un orizzonte che era quello del consesso delle nazioni più potenti del mondo.
Alle prossime elezioni ricordiamocene. Ai candidati chiediamo come pensano di risolvere i problemi del Paese, chiedendo loro di mostrarcelo concretamente, non con stupidissime scene da avanspettacolo come quelle a cui ci hanno abituato da un po’.
