Pace pronta, ma viene servita su un piatto di sangue
LA PACE VERRA’, LA PACE E’ GIA’ PRONTA, MA VIENE SERVITA SU UN PIATTO DI SANGUE LASCIANDO SUL TERRENO I VECCHI PROBLEMI DI UNA GUERRA INGIUSTA di Gianfranco Fisanotti
“Io sono Ucraino” (– “я українець” – ) ya ukrayinetsʹ : questo grido corale che sale dalle piazze d’Europa ricorda la visita di Kennedy a Berlino quando disse: “Ich bin ein Berliner”. La guerra porta via tutto e si corre verso frontiere aperte, verso l’incognita di Terre sconosciute. Intere vite vengono messe in una valigia, come se si potessero chiudere in uno spazio così piccolo oggetti e ricordi di tutta un’esistenza che fugge verso la libertà. Mamme, bambini, anziani vengono portati in salvo oltre i confini, mentre gli altri – quelli che possono combattere e resistere – rimangono in trincea. Persino la pace è impotente di fronte a ferite così profonde e difficili da rimarginare. Il maestro simbolista Henri Rousseau nell’olio su tela “La guerra” dipinto nel 1894 ed esposto oggi al Musée d’Orsay di Parigi affermò che “la guerra passa e sconvolge tutto, lasciando ovunque disperazione, pianti e rovina”. Le lunghe notti di Kiev non finiscono mai: ogni mezzora conta più del tempo trascorso, tutto si allunga nell’attesa di rumori amici, di suoni che non siano quelli di bombe esaltate scese a grappoli su palazzi spenti e su case abbandonate. Tutto si sposta “sotto”, sottoterra, nelle metropolitane nascoste alla vista dove si bivacca aspettando le luci dell’alba. Questa è la guerra che nessuno voleva, la guerra che si mangia la pace rubando tempo alla vita di ogni giorno: nessuno ha bisogno di questa guerra che spinge fuori casa vite innocenti. Una marca di confine, questo è il nome dell’Ucraina in italiano, non può essere il ripostiglio di amicizie secolari sepolte nel rancore di tempi passati e di diritti negati. La pace verrà, la pace è già pronta, ma viene servita su un piatto di sangue. Non è questa l’Europa che vogliamo, non è questa la Russia che conosciamo e che vogliamo amare, la Russia che nel 1941 ha sofferto più di tutti per la libertà. Non è questa l’Europa che vogliamo lasciare in eredità ai nostri figli, non è questa la Russia con la quale vogliamo costruire un mondo migliore, un posto prospero e sicuro, aperto e solidale per noi e per le generazioni che verranno. Possa l’alba della pace illuminare giorni migliori. Albert Einstein diceva: “Non so con quali armi si combatterà la Terza guerra mondiale, ma la Quarta sì: con bastoni e pietre”. Gianfranco Fisanotti
