La memoria, il tempo, la Storia di Maurizio Ballistreri

La memoria, il tempo, la Storia di Maurizio  Ballistreri

CONVEGNO INTERDISCIPLINARE MANDANICI 2023 – LA MEMORIA, IL TEMPO, LA STORIA – RELAZIONE DEL PROF. G. MAURIZIO BALLISTRERI

La tradizione dell’occidente nel main stream della cancel culture e del wokismo

Intervenendo all’annuale Convegno Multidisciplinare di Mandanici, dedicato al tema “La memoria, il tempo, la storia”, Maurizio Ballistreri, professore di diritto del lavoro nell’Università di Messina, ha svolto una relazione su La tradizione dell’occidente nel main stream della cancel culture e del wokismo.

Per Ballistreri “Transumanesimo, politically correct, wokeismo e ideologia gender, cancel culture, mondialismo by Forum di Davos, costituiscono ormai la cifra di quell’occidentalismo sedicente progressista, che ha soppiantato i programmi sociali della sinistra socialdemocratica e le sue conquiste in favore dei ceti più deboli, attraverso la redistribuzione fiscale della ricchezza, il welfare state, il controllo operaio delle aziende, la partecipazione sindacale alle scelte macro-economiche dei governi. Un sedicente progressismo estetista, basato sulla demolizione delle statue dei grandi uomini della storia occidentale, la censura del lessico ritenuto non politicamente corretto, l’intimidazione degli insegnanti che richiamano i valori e la cultura tradizionali nell’apprendimento, un ambientalismo fondamentalista e non scientifico, la messa all’indice dei classici e capolavori della letteratura con la motivazione che proporrebbero stereotipi razzisti, sessisti, misogini, xenofobi, che non tiene conto del contesto storico in cui vennero scritti,  con un dogmatismo intollerante e censorio propagato sui social e dai media egemonizzati dagli eredi del giornalismo “radicalchic”, applicato nei confronti delle parole e delle idee che vanno contro quelle che sono ritenute le moderne sensibilità sulle questioni delle minoranze e dei diritti civili. Tutto ciò avviene in un contesto culturale il cui, attraverso il pensiero di Marx, si può affermare che il wokeismo sia la nuova “sovrastruttura” del neocapitalismo globale, l’ideologia del postmodernismo che pone le basi di una civiltà nuova che vuole sostituirsi a quella giudaico-cristiana.

E’ stato evidenziato come l’azione a livello globale delle grandi multinazionali dell’economia virtuale, i “GAFAM”, acronimo di Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft, che vogliono una civiltà planetaria, universale, estesa a tutto il globo, riecheggiano lo Stato-totalità di Hegel, lo Stato totale di Carl Schmitt, lo Stato universale jungeriano, con lo smartphone e i social strumenti di questo dominio su tutto il pianeta, dai poli ai deserti, dalle megalopoli alle case isolate in montagna.  

Nel 1914 Oswald Spengler completò la sua opera più celebre “Il tramonto dell’Occidente”, pubblicata solo alla fine del primo conflitto mondiale, straordinaria lettura del declino dell’Europa e dei suoi valori, vera e propria analisi di un Occidente spaventato di fronte a sé stesso, messo a conoscenza di ciò che né con Schopenhauer su di un versante, né con Nietzsche su quello opposto, aveva accettato nell’800: la decadenza.

È Il tema dell’età dell’incertezza di cui parlava Christopher Lasch e della “società liquida” descritta da Zygmunt Baumann, con la conseguente disgregazione delle società occidentali, per cui da una parte abbiamo una élite autoreferenziale e dall’altra un popolo senza orientamento politico e culturale, degradato a folla senza identità né coscienza, privato dello status di cittadino e trasformato in mero consumatore.

Come conciliare la cultura cristiana che si è soliti individuare non solo come forma del sacro dell’Occidente, ma anche come religione civile valoriale per chi non crede al trascendente – Benedetto Croce affermava “perché non possiamo non dirci cristiani! –  con il livello di ricchezza e abbondanza raggiunto dalle società occidentali?

Se riconosciamo che la nostra cultura è regolata unicamente dalla rigida legge del mercato ed è disposta a ospitare solo qualche deroga in forma di carità, allora evitiamo almeno quella falsa coscienza che ci porta a identificare l’Occidente con il cristianesimo. Mai come oggi le due culture appaiono abissalmente distanti e la distanza è una delle cifre della crisi della nostra cultura.


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