La medicina del nuovo millennio di Daniel Lumera

La medicina del nuovo millennio di Daniel Lumera – tratto dal Corriere.it

Come vivere a lungo, sani e felici. Digitando su PubMed (la più accreditata banca dati al mondo di letteratura biomedica e di scienze della vita) le parole meditation or mindfulness risultano oltre 36.000 articoli, solo fino a qualche anno fa erano meno della metà! Questo ci fa comprendere come la meditazione ricopra un ruolo sempre più importante nelle scienze mediche, sia come agente preventivo che curativo. I campi di applicazione, infatti, sono molteplici a partire dalla salute mentale e gli studi più recenti riguardano l’effetto sugli stati depressivi, su ansia e attacchi di panico, oltre che sul miglioramento del tono dell’umore e sulle abilità cognitive come memoria, lucidità, presenza, attenzione, soprattutto nelle fasce d’età più giovani. E, infine, l’applicazione nella gestione del dolore, nel fine vita, nella trasformazione della solitudine e isolamento sociale in senso profondo di connessione. 13 anni fa il premio Nobel alla medicina del 2009, Elizabeth Blackburn, effettuò uno dei più importanti studi scientifici sulla meditazione, dimostrando che in due mesi e mezzo di pratica quotidiana nei partecipanti si era riscontrato un aumento del 30% nella produzione di telomerasi, l’enzima riparatore dei telomeri, i “cappucci” dei nostri cromosomi che la scienza utilizza come biomarcatori di longevità. Questo studio ha, di fatto, aperto un filone di ricerca che ha portato alla dimostrazione di come la corretta pratica meditativa possa essere un farmaco naturale che allunga la vita in termini quantitativi e qualitativi, gettando le basi neurobiologiche dell’intimo rapporto tra mente e corpo, o meglio dell’impatto degli stati contemplativi e meditativi sulla biologia del corpo umano. Un’altra pietra miliare si individua, poi, negli studi del Massachusetts General Hospital, relativamente alla capacità di una mente meditativa di “spegnere” circa 1.500 geni coinvolti nei processi di infiammazione, nella produzione di radicali liberi e nella morte cellulare. A partire da qui, nel campo della genetica si sono inaugurati due importanti filoni di ricerca, uno sulla longevità e uno sulla disinfiammazione per contrastare malattie come cancro e Alzheimer. Secondo il più recente report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità la meditazione è, inoltre, una delle strategie principe per la salute mentale e il benessere lavorativo. Per questo, in un contesto sociale iper-performante, stressante e nevrotico, regolato sempre più esclusivamente da necessità di mercato, abbiamo bisogno di fermarci, di imparare a rispettare ritmi e bisogni naturali, di ascoltarci e riconoscerci, prendendoci spazi di rigenerazione e vacuità, liberi da pensieri, preoccupazioni, desideri, responsabilità, aspettative. Liberi e spensierati come quando eravamo bambini. E questo è solo uno dei motivi, forse, per cui la meditazione sta trovando terreno fertile non solo nelle nostre case o negli ospedali, ma anche nelle aziende, nelle scuole e nelle carceri, supportata dai risultati della ricerca scientifica e sociologica che la vedono in prima linea per il raggiungimento di un benessere non solo individuale, ma anche relazionale, collettivo, sociale. È la medicina del nuovo millennio. In un tempo di conflitto, potere e superficialità ci ricorda che la ricchezza della vita è un’altra e questo miracolo che chiamiamo esistenza è un dono che andrebbe onorato con più delicatezza e sensibilità. Per questo abbiamo bisogno di silenzio, di fermarci e di guardare dentro di noi. Per ricordarci la preziosità di ogni istante che ci è ancora concesso. – tratto da Corriere.it

lwzws