La Mappatura dei Bisogni, riflessioni di Angela Rizzo

La Mappatura dei Bisogni, riflessioni di Angela Rizzo

Il comportamento di questa Amministrazione a proposito dei servizi sociali appare alquanto cervellotico, per via delle attivita’ a futura memoria, delle conferenze stampa a tinchitè, con tanto di slide, tuoni, urla e mirabilie sull’organo di stampa ufficiale del sindaco in carica: “FACEBOOK”. Foto con indice e medio alzati in segno di vittoria, proclami, annunci e autoincensamenti insomma moltissimo rumore per nulla. Baracche docet, spiagge per persone con disabilita’, centro diurno per bambini autistici e tengono pure a precisare: lo facciamo anche se non ci compete. Mentre per l’analisi dei bisogni, impropriamente chiamata da questa Amministrazione “Mappatura dei bisogni” vige il SILENZIO. Eppure era un documento atteso sin dal 10 Dicembre 2018. L’Analisi dei bisogni e’ l’elemento fondante per iniziare a progettare i servizi sociali di una citta’.

I valori fondanti quali uguaglianza e altruismo, incarnano più leggende metropolitane, utopie abbandonate in virtù di un mero materialismo e potere che non integra gli ultimi, ma li confina sempre più ai margini della società.

Il malessere generale, dunque, non nasce dalla polemica del cittadino esigente, ma dall’incapacità di portare a termine non proposte innovative, bensì i compiti minimi del Dipartimento, se poi assessore al ramo e sindaco di Messina, appellano coloro che dicono la verita’ “detrattori” la distanza tra Istituzioni e cittadini e’ sempre piu’ accentuata e siccome io sono una della schiera dei “detrattori”  chiedo di portare  pazienza, lucrate pure sulle nostre spalle con artifici e tasse create dal miglior esattore, ma mi farebbe piacere capire come un disabile, un anziano o un migrante possa essere visto come una miniera d’oro, come se avesse una foto con su scritto “wanted” e una taglia sopra la testa.

Una cittadinanza consapevole è un traguardo, ma la presenza di una dirigenza capace è sicuramente il primo passo per creare una società migliore.

Il divario cittadino–dipartimento va intensificandosi giorno dopo giorno, a conferma di tutto cio’ ecco arrivare dopo mesi di ritardo e con la costituzione della Messina Social City munita con 538 lavoratori “LA MAPPATURA DEI BISOGNI” pubblicata sull’albo pop Messina alle ore 23,58 del 15 Maggio 2019. E pensare che l’assessore al ramo da mesi garantiva la presenza del famigerato documento per poter programmare gli interventi nell’ambito dei servizi sociali, ma come dice il proverbio “prima a zotta e poi u cavaddu” quindi prima i 538 lavoratori e poi si programmano i servizi e gli utenti. La “mappatura dei bisogni”, per inciso, non e’ richiesta dalla 328/2000. La 328 richiede l’ANALISI DEI BISOGNI e la mappatura dei servizi. Si sono confusi e non solo nel titolo in quanto, come detto, il documento presentato è ampio frutto di copia e incolla. Tranne “l’elegante” copertina opera di qualche artista incompreso che lavora al Dipartimento preferito perche’ dotato di “buon gusto” nella scelta dei colori e della grafica (sic).

I detrattori, come detto, hanno avuto contezza dell’esistenza della “Mappatura dei bisogni” il 15 maggio poco prima della mezzanotte e proprio quella sera in una riunione a Palazzo Zanca dove erano presenti sindacati e lavoratori “ignoti” e’ stata ri-ri-richiesta l’Analisi dei bisogni e qualche partecipante alla riunione ha detto: “meglio che non esce altrimenti piu’ della meta’ dei lavoratori della Messina Social City dovrebbero andarsene a casa”. (voci di corridoio, non confermate) Ahi ahi, maledette malelingue. Il documento come detto non brilla per originalita’, errato e vecchio. Un documento, come già detto, che prende ispirazione a destra e a manca senza un filo logico, un documento redatto da altri quindi non esiste l’elaborazione consapevole, la lettura, la condivisione e la quotidianita’ delle notizie, un documento VUOTO. E’ un ibrido tra l’analisi e la mappatura, tra i bisogni e i territori, insomma, un documento inutile. Vecchio, perche’ i dati della popolazione sono del 2014, i bisogni? SCONOSCIUTI ai redattori. Insomma si e’ redatto questo documento su un campione gia’ servito dai servizi sociali. Questa attivita’ si chiama Audit Civico, ma anche questo esercizio e’ stato snaturato di CIVICO non c’e’ nulla.

“Una analisi dei bisogni sviluppata in assenza di un preciso quadro teorico e di una chiara comprensione del contesto socio-demografico e della sua evoluzione fornisce risultati di dubbia qualità.”

Chi deve valutare i bisogni deve avere bene chiaro in mente:

“Cosa è un bisogno? Il bisogno a cui si fa riferimento è destinato a raggiungere uno stato di benessere, efficienza, funzionalità oppure a ridurre un malessere, sanare una disfunzionalità o un’inefficienza? Si tratta di bisogni genuini o piuttosto di desideri camuffati da bisogni? Chi definisce cosa è un bisogno? (Gli esperti? I politici? Gli amministratori? I cittadini? I presunti portatori del bisogno? Quali altri soggetti?) Come si possono individuare i bisogni? Con quali metodi e con quali strumenti? Conviene rifarsi a qualche teoria di riferimento relativa ai bisogni e alla loro genesi? Quali sono i bisogni emergenti da uno specifico contesto? Quali di essi sono più urgenti? quali sono più diffusi? Quali più gravi? Su quali bisogni è necessario intervenire prioritariamente? Qual è l’evoluzione storica di ogni bisogno? Ne nascono di nuovi? Sono stati risolti dei bisogni? Qual è l’estensione del bisogno? Chi riguarda? Che informazioni sono disponibili per inquadrare la genesi e l’ampiezza dei bisogni? Che informazioni socio-anagrafiche specifiche ci sono per comprendere meglio l’evoluzione e la natura dei bisogni?  Quale è lo schema logico in base al quale un dato intervento dovrebbe sanare uno specifico bisogno? Quale catena causale si può ipotizzare sia in grado di spiegare l’insorgere del bisogno? Quali altri interventi, programmi e politiche causano indirettamente l’aggravarsi e l’ampliarsi di un dato bisogno?”

“Esistono per questo regole, accorgimenti e strategie che possono essere usate per lavorare in modo sistematico, obiettivo e trasparente sui processi di riconoscimento dei bisogni. Eccone alcune.

1.I bisogni non sono desideri. Un bisogno è qualcosa la cui assenza causa una disfunzione in un organismo, un funzionamento insoddisfacente, mentre un desiderio è qualcosa la cui mancanza cosciente crea un malcontento, una insoddisfazione. Un bisogno insoddisfatto rischia di sfociare in una patologia mentre un desiderio insoddisfatto produce male che vada un sentimento di scontentezza.

2.I bisogni dipendono dal contesto ma non sono arbitrari. Esistono bisogni fondamentali che devono essere soddisfatti almeno ad un grado minimo pena la disfunzione o persino la morte della persona.

3.I bisogni vanno sempre riferiti a persone e a gruppi (target) specifici.

4.Esistono bisogni consapevoli e bisogni inconsapevoli. Non sempre e non necessariamente il bisogno è riconosciuto coscientemente dalla persona che ne è portatore.

5.Ci sono bisogni soddisfatti e insoddisfatti. Il mero possesso di un bene non è garanzia esclusiva di soddisfazione del bisogno: esso potrebbe essere usato male, non usato, sottoutilizzato oppure sovra-utilizzato senza risolvere il bisogno.

6.Ci sono bisogni che richiedono prestazioni specifiche e bisogni strumentali. E’ bene riferire i bisogni alle persone separandoli dai beni e dalle azioni che possono permettere di soddisfare il bisogno.

7.I bisogni si presentano solitamente connessi ad altri bisogni; può succedere che il soddisfacimento di un bisogno in un contesto generi nuovi bisogni in altri contesti.

8.I bisogni si prestano (purtroppo) a strumentalizzazioni politiche e professionali; l’ambiguità nella definizione dei bisogni spinge a costruire nuovi bisogni (si pensi al processo di medicalizzazione della vita) a vantaggio delle burocrazie professionali e delle imprese. Per lo stesso motivo la retorica dei bisogni può essere cavalcata da politici per opposti motivi (tagliare servizi vs aggiungere servizi)

9.Solitamente la definizione di un bisogno si regge su assunti che possono essere esplorati attraverso un modello logico. E possibile e fortemente consigliato ricostruire il meccanismo causa-effetto in base al quale un certo intervento dovrebbe garantire il soddisfacimento di un dato bisogno.

L’ambiguità del concetto di bisogno, la sua centralità sociale, la pluralità di soggetti collettivi ed istituzionali che sono o si sentono impegnati sul questo tema, gli interessi anche economici e finanziari che sono in gioco, fanno dell’analisi dei bisogni una sfida che è etica e politica prima ancora di essere teorica e metodologica.

Campo di applicazione

L’analisi dei bisogni è una attività fondamentale per lo sviluppo di moltissime azioni: precondizione per il disegno di politiche, servizi, programmi e progetti; nelle organizzazioni è ad esempio indispensabile per pianificare le azioni di sviluppo e formazione del personale.

A volte la richiesta di analisi riguarda la stima di bisogni o fabbisogni futuri con lo scopo di pianificare meglio interventi e preparare a fronteggiare meglio il futuro attraverso la previsione di un miglior dimensionamento delle risorse che si renderanno necessarie; in questo caso si pongono tutte le questioni tipiche della costruzione di scenari futuri.”

Come si imposta l’analisi dei bisogni: 1) Il processo circolare di programmazione,

                                    2) la fase preliminare

                                    3) le strategie di raccolta delle informazioni

                                    4) la fase di valutazione dei bisogni

Partendo dal titolo ERRATO del Documento chiamato “Mappatura dei bisogni”, I DETRATTORI ribadiscono che i protagonisti a Messina dei servizi sociali non sono gli utenti e i loro bisogni, ma i lavoratori che oggi come ieri sono un pozzo di San Patrizio in periodo elettorale.

La determinazione n. 3141 del 15.05.2019 e’ carta straccia, non serve a nulla e per carita’ non giocate con chi e’ gia’ stato colpito e pure pesantemente dalla vita, non vi e’ permesso.

Karl Marx diceva che ci sarà sempre una classe dominante sulle altre, ed oggi questo ragionamento è più attuale che mai: l’apatia serpeggia tra cittadini delusi e distanti da ciò che “sarebbe stato se…” e che non si è mai realizzato.

Il cambiamento è distante, ma attuabile. Non qui, non ora. Fintanto che ci saranno dei dirigenti oligarchici e non democratici tutto resterà immutato, inerme in questa bolla di non partecipazione e di sperpero di denaro a discapito di chi non vuole soldi, ma pretende giustizia.

A proposito quando ci si “ISPIRA” e’ necessario mettere le virgolette.

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