La lezione di Saman di Cosimo Recupero
Sono passati tre mesi ormai da quando la giovane pakistana Saman Abbas è scomparsa nel nulla a Novellara.
Le speranze di ritrovarla viva sono ridotte al lumicino.
La magistratura dovrà scrivere una verità ufficiale, ma il cuore degli italiani conosce già la verità. Saman è stata sicuramente uccisa, non si sa da chi, anche se è possibile immaginarlo.
Negli ultimi giorni, altre due notizie di cronaca hanno riempito le pagine dei giornali. Simili fra di loro, ma del tutto diverse dalla notizia della povera Saman, anche se in effetti raffrontabili.
Ci riferiamo all’arresto dell’assessore Massimo Adriatici, che a Voghera ha sparato ad un giovane marocchino, Youns El Boussettaoui, uccidendolo, ed all’arresto del consigliere comunale di Licata, Gaetano Aronica, accusato di tentato omicidio di un suo socio in affari.
Ancora ribadiamo: le sentenze le fa la magistratura e noi non accusiamo nessuno. Anche se riportiamo quanto ormai di dominio pubblico. Ovvero che a Voghera è certo che Adriatici abbia sparato, uccidendo, senza però avere chiara la dinamica del fatto, in quanto, fino ad oggi, la ricostruzione si basa solo sulle dichiarazioni di alcuni testimoni oculari che, ovviamente, andranno poi dibattute in tribunale e cristallizzate in una sentenza. Quanto alla vicenda di Licata, le riprese di una telecamera di sorveglianza lasciano poco spazio all’immaginazione e mostrano, senza troppi margini, come l’accusato si avvicini all’auto del suo socio, prenda la mira e spari. Con questa prova documentale, sarà difficile per gli avvocati giocare la carta della legittima difesa. Ma anche qui, attendiamo le risultanze dei procedimenti.
Ciò che ci interessa, però, è mettere bene in luce come queste vicende ribaltino completamente la vulgata che gli esponenti del Carroccio hanno diffuso negli ultimi anni, anche se con meno intensità da quando Salvini è al governo in attesa di partecipare alla spartizione dei 209 miliardi del recovery plan.
Da un lato, infatti, abbiamo due leghisti che hanno messo in pratica quei concetti della giustizia bricolage, o fai da te, per la quale basta avere una pistola e il tribunale non serve più. Con quel gesto si è raggiunta la fase acuta di quella patologia sociale secondo la quale la civiltà giuridica è un insopportabile ostacolo al legittimo esercizio delle proprie ragioni o di quelle del proprio popolo.
Dall’altro, invece, abbiamo una ragazza che, con ogni probabilità, ha perso la vita per aver voluto sentirsi parte di quella comunità italiana dove lei era cresciuta. E lo ha fatto con la forza della ragione e del diritto, rivolgendosi ai carabinieri, chiedendo di farlo anche al suo unico e vero amore, o rifugiandosi in una casa protetta, nella quale potesse essere al sicuro dalla violenza di una cultura nella quale era nata biologicamente ma nella quale non si riconosceva, avendo trovato nei valori occidentali l’ambiente perfetto nel quale, probabilmente, avrebbe professato con gioia la sua stessa fede islamica.
Da un lato il potere che si trasforma in sopruso. Dall’altro, le ragioni degli ultimi che tentano di diventare parte di una comunità accettandone le regole e facendo leva su di esse. Il problema è che molti italiani sembrano preferire la prima alla seconda. Ed è per questo che gli italiani dovrebbero fermarsi un attimo a riflettere su questa grande lezione di civiltà: la lezione di Saman.
