La legge di Calderone di Cosimo Recupero
Barcellona Pozzo di Gotto è nel caos. Spazzatura ovunque, sporcizia, traffico in delirio e sosta selvaggia sono la regola. Non si può dire tuttavia che l’amministrazione Calabrò non abbia battuto un colpo. Anzi, il colpo c’è stato e i barcellonesi lo stanno prendendo sui denti, sotto forma di bollette dell’acqua per l’anno 2019: un vero salasso, con costi del servizio triplicati o anche più.
Ovviamente non possiamo buttare la croce sulle spalle del sindaco Pinuccio Calabrò, anche perché, per farlo, dovremmo prima sapere dov’è. E dove sia non lo sappiamo. Si sa comunque dove non è: e non è certo al palazzo comunale. Secondo i soliti bene informati, infatti, il sindaco farebbe fugaci apparizioni nel suo ufficio, durante le quali si chiuderebbe nella stanza senza ricevere né pubblico né dirigenti. In sostanza, andrebbe lì solo a mettere le firme da far certificare al segretario comunale. Dicono, ma sono sempre voci, che addirittura le riunioni di giunta si svolgerebbero tramite piattaforme informatiche e che quindi si ridurrebbero solo ad una presa d’atto delle cose decise dagli uffici. Il timone della nave, invece, sarebbe in mano di un assessore o forse due che si dividerebbero l’ingrato compito di evitare gli iceberg che si presentano davanti a questo nuovo Titanic, nella speranza di non farlo colare a picco come invece è successo a quella nave che, sinistramente, era stata ribattezzata “l’innaffondabile”.
Insomma, Barcellona Pozzo di Gotto è una nave senza nocchiero, per dirla con Dante. Una città senza sogni, nella quale la sistemazione di due cestini dei rifiuti o la piantumazione di qualche albero diventano addirittura notizia per la stampa locale. Una città senza sogni, senza visione, senza futuro.
Ma dicevamo, se la croce non possiamo buttarla sulle spalle di Calabrò, per i motivi citati, su chi dovremmo farla ricadere? Credo che la risposta sia semplice. Il maggiore responsabile di questo vuoto della politica è sicuramente l’On. Tommaso Calderone, e questo per due ordini di motivi. Il primo è che è stato proprio Calderone a pretendere la candidatura unitaria del centrodestra nella persona del noto penalista. Non vi è chi non ricordi la forte spaccatura a destra per la scelta del candidato. Galluzzo e Catalfamo non erano del tutto convinti ma alla fine Calderone la spuntò. La cosa comica, però, è che sempre secondo Radio Comune, Calabrò avrebbe mal sopportato la pressante presenza di Calderone ed abbia preferito smarcarsi, avvicinandosi a Galluzzo. Ma anche qui è soltanto un “si dice”.
Ma la seconda ragione per la quale la colpa di questo vuoto politico va ascritta a Calderone è data dal fatto che lo stesso, per far vincere il proprio candidato, ha usato tutti i peggiori mezzucci della politica. Ovvero ha riempito le liste di centinaia di candidati, il novanta per cento dei quali del tutto disinteressati alla politica, per sfruttare quell’effetto trascinamento previsto dalla legge e che niente ha a che fare con il libero esercizio del voto.
Durante la campagna elettorale lui si giustificava dicendo che quella legge elettorale non l’aveva fatta lui, ma l’amministrazione Crocetta. Vero, anzi, verissimo. Ma le leggi elettorali non sono leggi divine e si possono anche cambiare, se ce ne è la volontà. E quindi, da queste colonne, noi proponiamo all’On Calderone di sederci ad un tavolo per scrivere una nuova legge elettorale per le amministrative in Sicilia. Una legge vera, senza spazi per trucchetti o prove muscolari. Gli proponiamo di tenere a breve un dibattito pubblico prima ed un tavolo di lavoro poi, per scrivere una nuova legge di cui lui poi si farà portatore all’ARS. Siamo sicuri che accetterà la sfida. Anche perché, se non lo facesse, alle prossime elezioni per il sindaco in un qualunque comune siciliano, la legge di Crocetta diventerebbe la legge di Calderone.
