La Lega piange Umberto Bossi, ha portato avanti le istanze della Padania

La Lega piange Umberto Bossi, ha portato avanti le istanze della Padania

Bossi, soprannominato il “senatur”, nasce nel 1941 a Cassano Magnago in provincia di Varese e, fin da giovanissimo, entra nel mondo del lavoro facendo i lavori più disparati. Si iscrive alla facoltà di Medicina dell’Università di Pavia, ma non completerà mai gli studi. La passione politica lo porta ad avvicinarsi, inizialmente, ai movimenti di estrema sinistra e nel 1975 si iscrive al PCI di Samarate ma la svolta arriva nel 1979 quando incontra Bruno Salvadori, leader dell’Unione Valdôtaine. In quel periodo, poco dopo le elezioni Europee, Bossi, insieme a un giovanissimo Roberto Maroni dà vita al giornale Nord Ovest, prima testata pre-leghista finanziata dai piemontesi dell’Uopa, l’unione ossolana per l’autonomia, diretta da Salvadori e diffusa nella zona tra Varese e Como. Dopo la morte di Salvadori, nel 1980, Bossi si lancia in varie attività editoriali come Il Federalista e, nel 1982, Lombardia autonomista, ponendo le basi per la nascita del partito “Lega Autonomista Lombarda”, fondato il 12 aprile 1984 a Varese, nello studio del notaio Franca Bellorini, insieme ad alcuni fedelissimi. In quell’occasione, però, manca Maroni ma è presente Manuela Marrone, la donna, nata a Milano da madre milanese e padre siciliano, che diventerà la sua seconda moglie. Il nome del partito si ispira alla storica Lega Lombarda e il condottiero Alberto da Giussano fa da sfondo al logo. Questo movimento si presenta alle Europee di quello stesso anno, alleato con altri movimenti indipendentisti ma ottiene solo 161mila voti. Nel 1985 la Lega Autonomista Lombarda elegge un consigliere al Comune e uno alla provincia di Varese, mentre l’anno successivo cambia nome in Lega Lombarda e alle Politiche del 1987 Bossi viene eletto in Parlamento.  Due anni dopo, diventa eurodeputato alla guida della Lega Lombarda-Alleanza nord che raggruppa vari movimenti autonomisti e che ottiene l’1,8%. Nel 1989 nasce a Bergamo la Lega Nord, partito in cui convergono la Lega Lombarda, la Liga Veneta, il Piemont autonomista, l’Union ligure, l’Alleanza toscana e la Lega emiliano-romagnola. Nell’estate dell’89 Bossi conosce il politologo Gianfranco Miglio, teorico del federalismo con cui romperà nel 1994 quando quest’ultimo non otterrà la poltrona di ministro delle riforme nel primo governo Berlusconi. Ma facciamo un passo indietro al 25 marzo 1990 quando si svolge il primo raduno di Pontida. Da qui inizia il percorso che porterà, nel febbraio 1991, al primo congresso federale della Lega Nord dove Bossi enuncia i punti del programma per le Politiche del 1992 che decretano un exploit. La Lega, con la Prima Repubblica pronta a finire in soffitta, ottiene l’8,2% diventando il quarto partito e Bossi viene rieletto, questa volta alla Camera, con 240.523 voti. Il suo partito passa da 2 a 80 parlamentari, non soltanto per la sua propaganda federalista e anti-Meridionale ma anche per lo slogan “Roma ladrona” che si usa per sostenere il lavoro del pool di Mani Pulite. Le Politiche del 1994 segnano la nascita del centrodestra con Forza Italia alleata al Nord con la Lega di Bossi e con l’Msi-An di Gianfranco Fini al Centro-Sud. Il primo governo Berlusconi dura solo sei mesi e l’idillio tra i due leader soltanto il tempo di una foto che rimarrà nell’immaginario collettivo: Bossi a Porto Cervo con addosso una canottiera. Di lì a poco il Senatur voterà la sfiducia al governo Berlusconi, il quale promette: “Non mi siederò mai più allo stesso tavolo con Bossi. È totalmente inaffidabile e non appoggerò mai un governo che sia appoggiato anche da Bossi, un monumento di slealtà che per giunta oggi vale l’1,8% dei voti”.
 Massimo D’Alema, leader del Pds, invece, rilascia una dichiarazione passata alla storia: “Tra la Lega e la sinistra c’è forte contiguità sociale. Il maggior partito operaio del Nord è la Lega, piaccia o non piaccia. È una nostra costola”.
 Nasce “il Parlamento del Nord” e Bossi incentra la campagna elettorale del 1996 sul tema della secessione della Padania così la Lega, presentatasi da sola alle urne, ottiene il 10% a livello nazionale. Alle elezioni Regionali del 2000 la Lega ritorna alleata di Forza Italia e la coalizione di centrodestra, la Casa delle libertà, l’anno successivo, vince le Politiche anche se il Carroccio scende al 3,9% dei consensi. L’accordo con Berlusconi prevede che, nel corso della legislatura, si attui la riforma della Costituzione in senso federale e Bossi diventa ministro delle Riforme, incarico che manterrà fino al 2004 quando verrà eletto nuovamente all’Europarlamento. Ma la vita di Bossi cambia completamente l’11 marzo quando viene colpito da una crisi cardiaca che gli causa un ictus e una paresi. Il cuore di Bossi era stato a rischio già nel ’91, quando ebbe un’ischemia e poi c’erano stati altri malori nel ’96 e nel 2001. “Io prima – racconterà – ero una belva, un motore a scoppio che andava sempre, potevo stare una settimana senza dormire; giravo tutte le piazze del Nord Italia senza mai fermarmi, ero capace di andare a Pordenone e tornare di notte in macchina da solo, in automatico. Quando eravamo sotto elezioni, poi, scrivevo tutto il giornale da solo in due giorni. Queste cose non le posso fare più”.  Nel 2005 riesce a far approvare definitivamente la riforma sulla devolution che però, poi, sarà bocciata dal referendum confermativo. Nonostante le condizioni di salute non proprio ottimali, Bossi continua a occuparsi di politica e fonda il Comitato del Nord, in contrapposizione alla linea del segretario Salvini e, in occasione delle elezioni Europee del 2024, annuncia il suo voto per Forza Italia in quanto tra le file degli azzuri, come indipendente, si presentava l’ex parlamentare leghista Marco Reguzzoni, suo storico amico.

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