La croce di Aronne Piperno e gli eccessi di Maduro di Cosimo Recupero

La croce di Aronne Piperno e gli eccessi di Maduro Cosimo Recupero

La situazione a Caracas è ormai precipitata. Maduro ha mostrato il suo vero volto, ovvero quello di un feroce dittatore, un vero fascista che, per sentirsi la coscienza a posto ed avere dalla sua parte larghi starti della popolazione al di là dell’oceano mare, si fa chiamare comunista. Ma sempre fascista resta. In fondo, entrambi i sistemi hanno un comune denominatore: quello di opprimere il popolo, mettere a tacere le opposizioni e concentrare nelle mani di pochi tutto il potere, per poterlo utilizzare al fine di arricchirsi o, per qualcuno più “idealista” (le virgolette sono d’obbligo), per sentire la quintessenza delle emozioni che il potere può dare, senza doversele giocare alla roulette del confronto democratico e delle libere elezioni.

E va detto che in un certo senso, dal punto di vista comunicativo, a Maduro l’operazione stia riuscendo, almeno qui in Europa.

Se i cento e più morti che sono caduti in questi mesi  per le strade del Venezuela li avesse fatti un qualunque teppistello di destra, sicuramente la macchina della propaganda neocomunista che sonnecchia qui in Europa si sarebbe già messa in moto per mostrare tutta la propria indignazione per le inaccettabili azioni che violano la libertà dei popoli. Avremmo avuto fiumi di inchiostro per dire che i fascismi e le destre (il plurale serve a farli sembrare ancora più spaventosi) stavano rialzando la testa e che era il caso di far sentire la voce del popolo, di non abbassare la guardia perché la democrazia è in pericolo eccetera eccetera. I vari Peppone 2.0 avrebbero fatto vibrare la propria voce nelle piazze, magari sfasciando la vetrina di qualche povero padre di famiglia che già ha abbastanza problemi con la crisi che, ovviamente, è colpa dei capitalisti o dei fascisti o di quanti riuniscono in sé entrambe queste nefande qualità. Del resto si sa, se vuoi che ascoltino la tua voce in difesa del popolo, devi prendertela col salumiere o con il fioraio del centro che, notoriamente, sono agenti della Spectra in incognito.

E invece niente. Tutto tace. Complice forse la bella stagione, molti comunisti hanno momentaneamente appeso i fiori al chiodo, rimandando a settembre il faticoso compito di metterli nei cannoni.

La canicola ha persino avuto come risultato quello di attivare una sorta di tregua fra i nostri cari compagni e i preti. Nemmeno una riga, in questi giorni, contro la Chiesa che non fa niente e campa a sbafo. Nemmeno un prete pedofilo a infestare i sogni dei compagni comunisti e intasarne i profili sui social. Niente di niente.

Sì, perché i miei amici comunisti sono fatti così. I loro nemici sono fascisti, capitalisti e preti. Tutti questi opprimono i popoli, mica come il comunismo che li libera e se li ammazza, lo fa perché questi, in realtà, non vogliono farsi liberare.

Tutto questo è davvero strano, molto strano. Sì, perché, il quadretto che ho appena delineato mi ricorda molto una scena bellissima, di un film straordinario, interpretato da un grande attore del nostro cinema: Alberto Sordi. Il film in questione è il Marchese del Grillo.

In questa pagina geniale del cinema italiano c’è un surreale confronto fra il marchese del Grillo e Aronne Piperno, l’ebanista. Il nobile, per non pagare all’artigiano i lavori appena consegnati, adduce, fra i tanti pretesti, il fatto che, essendo Aronne un ebreo, discende da una famiglia di falegnami giudei che hanno costruito la croce sulla quale è stato appeso Nostro Signore; e se ne esce con un disarmante “posso esse’ ancora un po’ incazzato pe’ ‘sto fatto?”.

A guardar bene, i comunisti del nostro tempo sono un po’ così. Sono pronti ad attaccare la Chiesa, le gerarchie, i cattolici in generale, ricordando che Giordano Bruno è stato messo sul rogo da soli 417 anni. Dimenticano però le centinaia di morti che oggi stesso, primo agosto 2017, ancora il comunismo fa, in un’epoca nella quale le conquiste di libertà dovrebbero essere molte di più rispetto a quelle dei tempi dell’inquisizione, quando la democrazia non esisteva da nessuna parte.

E mi chiedo perché l’approccio sia questo. L’unica risposta plausibile che mi viene in mente è che, come per il Marchese del Grillo, ai nostri cari compagni il rogo di Giordano Bruno o di altri non sia proprio andato giù e che, in fondo, siano ancora un po’ incazzati pe’ ‘sto fatto.

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