La Carta à la carte di Cosimo Recupero

La Carta à la carte di Cosimo Recupero

La Carta à la carte di Cosimo Recupero

Prima di addentrarmi in qualche considerazione sul voto che ci attende il 4 dicembre prossimo, faccio due precisazioni a valere sia per questo articolo che per quelli che dovessi scrivere nelle prossime settimane sullo stesso tema del referendum.

La prima precisazione è che la nostra Costituzione può essere senza dubbio migliorata, senza che ciò significhi però che qualunque cosa, anche il regolamento del condominio, sia migliore della attuale carta fondamentale.

La seconda precisazione è che il mio NO non è dettato dalla mia scarsa stima per il Renzi  politico e per le sue scelte sia in tema di riforme che di politica economica. Per quanto mi riguarda, anche se dovesse vincere il NO, l’ex sindaco di Firenze potrebbe restare a fare il Presidente del Consiglio,ammesso che gli resti una maggioranza in Parlamento.

Detto questo, provo ad argomentare alcuni dubbi che mi inducono a votare no. In queste righe parlerò di alcuni dubbi politici o, meglio, culturali. Per quanto riguarda il merito degli aspetti tecnici rimando ad altri interventi che farò in seguito su questa testata anticipando solo che, per fare l’esegesi del testo della riforma e riuscire ad elencare le materie che saranno oggetto di procedimento legislativo da bicameralismo perfetto, ci sono stato quasi un’ora, alla faccia della semplificazione.

Ciò che mi induce a votare no sul piano politico è il metodo ma, anche, l’approccio culturale che ha ispirato questa riforma.

Quanto al metodo hanno già detto altri prima e meglio di me. Un Parlamento eletto con una legge elettorale che fa diventare maggioranza parlamentare una minoranza politica, e formato solo da nominati dai partiti e non da eletti, sta probabilmente facendo una forzatura quando approva una riforma, accompagnata da una legge elettorale, a colpi di maggioranza, per di più coartata anche da diversi voti di fiducia o più o meno velate minacce politiche. Se poi ci aggiungiamo che questa maggioranza parlamentare è stata spesso piegata con metodi più o meno politicamente corretti dalla maggioranza interna del PD, ci accorgiamo di come questa riforma sia figlia di una strettissima minoranza politica autoreferenziale, visto che il PD renzianoè ormai diventato un partito liquido alla Grillo, senza addentellati reali nel tessuto del Paese.

E dal metodo utilizzato si può capire quale sia la cultura politica di chi quel metodo ha utilizzato. Ed è una cultura del più forte politicamente che può, facendosi maggioranza della maggioranza, pur restando numericamente minoranza nel Paese, arrogarsi il diritto di cambiare le regole del gioco in totale solitudine. Ed è qui che si apre una crepa pericolosissima. E cioè che questo faccia sentire autorizzato chiunque, in futuro,  a modificare le regole del gioco a condizione di essere riuscito a trasformare, anche grazie a quelle regole stesse, il proprio essere minoranza nel Paese in maggioranza in Parlamento. Il rischio è elevatissimo perché, se così fosse e se domani una forza politica fascistoide e populista arrivasse al potere con questi metodi apparentemente democratici e forzasse la costituzione a proprio favore, sarebbe difficile per gli altri, ad iniziare dalla sinistra che ha inaugurato questa stagione di costituzioni à la carte, tentare di arginare la deriva autoritaria. Se passa questo referendum si apre una pericolosa stagione di costituzioni monouso che sono l’esatto opposto di quello che una costituzione dovrebbe essere, e cioè una costruzione solida che vada oltre le leadership e le contingenze politiche.

Del resto, i tanto vituperati padri costituenti videro lontano, addirittura fino ad oggi, quando stabilirono che le riforme si fanno con un procedimento aggravato come quello dell’art.138 che però può essere messo in discussione facilmente a semplice richiesta di una esigua minoranza, tranne che le riforme fossero approvate da due terzi dei membri di entrambe le camere. Quelli del ’48, capirono in sostanza che la costituzione sarebbe stata comunque sempre in pericolo da parte delle “minoranze di governo” ed è per questo che hanno dato stabilmente in mano lo strumento del referendum alle minoranze di opposizione.

Io considero nel merito questa riforma uno sgorbio giuridico e su questo voterò no. Tuttavia ritengo una fortuna che la valutazione tecnica e quella politica coincidano nell’esito finale, non obbligandomi a votare turandomi il naso. E infatti, quando entrerò nella cabina elettorale, respirerò a pieni polmoni.

lwzws