Italia come Bertoldo e la moneta contro la crisi
L’ITALIA COME BERTOLDO E LA MONETA CONTRO LA CRISI di Maurizio Ballistreri
Il dibattito su come affrontare in Italia la gravissima crisi economica generata dalla pandemia, assomiglia un po’ alla richiesta fatta a Bertoldo (il celebre personaggio narrato da Giulio Cesare Croce nel libro “Le sottilissime astuzie di Bertoldo”, pubblicato nel 1606) di scegliersi l’albero a cui impiccarsi.
Il precedente è stato quello della Grecia, che dovette scegliere se “impiccarsi” con il default finanziario oppure, come avvenne, con il commissariamento della Troika, Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Commissione europea, vere e proprie “Erinni” contro i popoli.
Ora il confronto verte se scegliere di accedere al Fondo-Salva Stati oppure se convincere gli altri partners dell’euro-zona a introdurre l’emissione dei coronabond, quest’ultimi visti come una sorta di panacea.
In realtà le due ipotesi sono facce della stessa medaglia e, cioè, la gabbia monetarista creata dai parametri europei e rigidamente ancorati al rapporto tra debito e PIL e deficit e PIL, che, in ogni caso, generebbero solo nuovo debito sovrano per il nostro Paese, aggiungendosi a quello pregresso pari a quasi 2.400 miliardi di euro.
Il risultato non potrebbe che essere l’assoggettamento alle vessazioni della Troika, con ulteriori contrazioni della spesa sociale e, di conseguenza, del nostro indebolito sistema di welfare state, scaricando sui ceti più deboli già fortemente impoveriti dalle politiche di austerity imposte dal IV Reich di Frau Merkel, il peso della crisi.
La soluzione non può che essere diversa, in primo luogo l’emissione da parte della BCE di moneta senza collaterale. In concreto la Banca Centrale non deve acquistare debito emesso dai singoli Stati attraverso i coronabond, ma deve stampare moneta per sostenere l’economia: la Banca d’Inghilterra e la Banca del Giappone lo hanno previsto così come la Federal Reserve negli Stati Uniti, dove il Congresso ha dato il via libera ad un pacchetto di aiuti da 2.200 miliardi di dollari e che prevede il versamento fino a 1.200 dollari a ogni americano (ovviamente con dei limiti di reddito), compreso un ‘bonus’ aggiuntivo di 500 dollari a bambino.
Si tratta di un intervento a livello macroeconomico non dissimile da quello definito “helicopter money” (letteralmente “lanciare soldi da un elicottero”), che, in concreto, consiste nel elargire ai cittadini che presentino alcune condizioni sociali, soldi emessi dagli istituti centrali per questo scopo, aumentando il livello della circolazione monetaria.
I cantori del rigore economico e del mercato autoregolato (quelli che Fortebraccio sulle colonne dell’Unità definiva “lor signori”) obietteranno che si tratta di una misura socialistica o, al più, keynesiana.
No! L’“helicopter money” è una proposta del 1969 dell’economista ultra-liberista Milton Friedman, secondo cui se tutte le strategie ortodosse di politica monetaria non avessero funzionato, si sarebbe potuti ricorrere alla distribuzione di denaro, con criteri legati al reddito delle persone o alla situazione delle singole aziende, per stimolare la domanda di beni, anche a costo di generare inflazione e, di conseguenza, la produzione e l’occupazione.
La metaforica proposta del padre del monetarismo ed economista di riferimento dell’ondata neo-liberista dei trascorsi anni ’80, incarnata dalla Thatcher in Gran Bretagna e da Reegan in America, è stata rilanciata nel 2002 da Ben Bernanke prima che divenisse presidente della Federal Reserve, che suggerì alla Bank of Japan, nel Paese con il debito sovrano più alto al mondo in rapporto al prodotto interno lordo, di stampare denaro per finanziare un taglio delle tasse in modo da distribuire la moneta direttamente sull’economia, attraverso drastiche riduzioni fiscali e la distribuzione diretta di denaro ai cittadini.
Non si può affrontare un’emergenza economica, che si profila peggiore alla “Grande depressione” scaturita dal crollo di Wall Strett del 1929, qual è quella già in essere, con strumenti convenzionali. I Trattati europei devono essere sospesi per poi, in condizioni ordinarie, profondamente rivisti, rompendo il vincolo di bilancio in Costituzione e il dogma dell’euro, con libertà di emissione indipendente.
E l’Italia non può passivamente subire oltremodo la camicia di Nesso del vincolo monetario pena il disastro, faccia quindi come Bertoldo che, alla fine, evitò di impiccarsi.
