INSIEME ALLA DEMOCRAZIA di ENZO GIUNTA
ll tema di questa edizione della Settimana Sociale, forse più della ricorrenza, ha contribuito a richiamare personalità di primissimo piano, oltre a Papa Francesco di cui si è scritto nell’articolo precedente, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella cheè intervenuto nel pomeriggio della giornata inaugurale e le sue parole sulla “Democrazia” sono state particolarmente apprezzate e sono state oggetto di riflessioni e commenti sia nel mondo cattolico sia negli organi di stampa. Noi ci limiteremo a riportare alcuni passi salienti dell’intervento di Mattarella, che certamente non hanno bisogno di spiegazioni, stante l’efficacia del suo modo di esprimersi, aggiungendo solo qualche personale riflessione (inserita fra parentesi nel testo del Presidente, riportato in corsivo), senza la pretesa quindi di integrare il Suo discorso, caso mai di manifestarne condivisione. Uno spazio, tuttavia, ci sembra doveroso riservare al Presidente della CEI (Conferenza EpiscopaleItaliana), cardinale Matteo Zuppi, il quale, nell’aprire la manifestazione, fra l’altro, ha detto: “Dal 1907 a oggi il cattolicesimo italiano non è rimasto a guardare, non si è chiuso in sagrestia, non si è fatto ridurre a un intimismo individualista o al culto del benessere individuale ma ha sentito come propri i temi sociali, si è lasciato ferire da questi per progredire verso un ordine sociale e politico la cui anima sia la carità sociale.” Concetti espressi con una “meritata” punta d’orgoglio e con la consapevolezza di avere percorso la strada giusta. Zuppi ha così continuato: [Il cattolicesimo] Ha pensato e operato non per sé ma per il bene comune del popolo italiano. E il bene comune non è quello che vale di meno, ma è quello più prezioso proprio perché l’unico di cui tutti hanno bisogno e che dona valore a quello personale (il “Bene Comune” come “obiettivo” di una Chiesa doverosamente impegnata nel sociale). Questa è la bellezza della Chiesa cattolica, con i suoi limiti e miserie umane (significativo il riconoscimento dei “limiti e delle miserie umane”, che comunque non scalfiscono la Istituzione, anzi, la fanno apprezzare di più, perché ne mettono in evidenza il lato “umano”), ma che, come diceva De Lubac, “pre- 2 Henri-Marie de Lubac (1896-1991) gesuita e teologo francese, creato Cardinale dal Papa Giovanni Paolo II senta un carattere eminentemente sociale, che non si potrebbe misconoscere senza falsarla”. Con il suo intervento Mattarella ha manifestato il suo essere profondamente democra-tico, maturato in ambienti ove la democrazia – per molti era il companatico giornaliero. Questa maturazione gli ha insegnato (e Lui lo proclama) che l’esercizio della democrazia non si riduce a un semplice aspetto procedurale e non si consuma neppure soltanto con la irrinunciabile espressione del proprio voto nelle urne nelle occasioni elettorali (implicito comunque il dovere di votare). Presuppone lo sforzo di elaborare una visione del bene comune in cui sapientemente si intreccino – perché tra loro inscindibili – libertà individuali e aperture sociali, bene della libertà e bene dell’umanità condivisa (il “Bene Comune” è la risultanza di una elaborazione complessa, che coniugale libertà dell’individuo con le esigenze di una società plurale e con sempre maggiori bisogni da soddisfare per il riscatto delle classi più deboli). Fra l’altro, Mattarella ha detto: “Don Lorenzo Milani esortava a “dare la parola” (da intendere come libertà di parola), perché “solo la lingua fa eguali” (a proposito di “lingua”, ricordiamo che don Milani era un fermo sostenitore dell’apprendimento delle lingue straniere, convinto che, in tal modo, si potesse promuovere anche uno scambio culturale, da cui sarebbe derivato l’elevazione sociale dei più poveri e dei più fragili). A essere, cioè, alfabeti nella società. La Repubblica ha saputo percorrere molta strada (ha affermato Mattarella), ma il compito di far sì che tutti prendano parte alla vita della sua società e delle sue Istituzioni non si esaurisce mai. (la Repubblica ha contribuito alla diffusione e alla crescita della Democrazia, ma occorre garantire, giorno per giorno, la sua diffusione e il suo consolidamento). Ogni generazione, ogni epoca, è attesa alla prova della “alfabetizzazione”, dell’inveramento Don Lorenzo Milani, nato Firenze il 24 maggio 1923, è stato un sacerdote, docente, scrittore e soprattutto educatore.Famoso per avere fondato, praticamente senza risorse, nel paese di Barbiana, una scuola per i ragazzi più poveri, con l’espressa intenzione di fornire al povero gli strumenti per elevarsi culturalmente e socialmente. della vita della democrazia (cioè: a dare “concretezza” alla democrazia, ad attuarla, a metterla in pratica). Prova, oggi, più complessa che mai, nella società tecnologica contemporanea. Battersi (è sempre Mattarella che parla) affinché non vi possano essere più “analfabeti di democrazia”è causa primaria e nobile, che ci riguarda tutti. Non soltanto chi riveste responsabilità o eserciti potere. Per definizione, democrazia è esercizio dal basso, legato alla vita di comunità, perché democrazia è camminare insieme (Democrazia è patrimonio di tutti e si esercita con “pari dignità”). Concludendo, con la consapevolezza di avere soltanto sfiorato gli importanti concetti espressi nell’occasione da Mattarella e, purtroppo, di avere tralasciato quelli dei tanti che sono intervenuti sull’argomento, l’obiettivo di conquistare il “Cuore. della Democrazia”, su iniziativa e con la spinta della Chiesa cattolica, evidenzia anche la volontà della Chiesa stessa di voler tornare alle origini della predicazione evangelica, basata sulla uguaglianza di tutti, anzi sulla “centralità” dei poveri,dei malati, dei diseredati, degli emarginati, dei senza parola, degli ultimi, per la salvezza del corpoe dell’anima, nel ricordo dei tempi in cui Gesù (e poi gli Apostoli e i Discepoli) spiegava la “Parola” tutti mettevano in “comune” le proprie ricchezze (materiali e immateriali), in spirito di vera fraternità, camminando insieme. Oggi nessuno pensa di ripristinare il proto cristianesimo la società dell’integrale condivisione, sarebbe fuori tempo. Ma certamente sarebbe bello “camminare insieme” per una “democrazia alfabetizzata”, che garantisca a tutti pari dignità.
- Enzo Giunta, già sindaco di Termini Imerese per due mandati. Laureato in Giurisprudenza. Dipendente della Cassa di Risparmio, dove ha ricoperto importanti incarichi direttivi. Ha maturato diversificate esperienze in campo politico, sociale e amministrativo. Cultore di storia locale, è autore di numerose pubblicazioni. e collabora con associazioni culturali e istituzioni scolastiche e religiose. È autore di numerose pubblicazioni
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