“IMBROGLIO di STATO di Patrizia Zangla” Strane combinazioni portano alla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna
“IMBROGLIO di STATO di Patrizia Zangla”
Strane combinazioni portano alla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna
Dal giugno 1980 tutto si muove per il fine stragista.
Era già caduto il giudice Vittorio Occorsio.
«Era una mattina d’estate romana, il 10 luglio 1976, il giudice era in strada vicino casa. Un terrorista lo aspetta in fondo alla strada. Un complice gli dà il segnale. Il terrorista scarica una raffica di mitra.
I due si avvicinano, prendono la borsa del magistrato. Sul posto lasciano dei volantini di Ordine nuovo, movimento eversivo di estrema destra»
(Imbroglio di Stato, p.273).
Era divenuto urgente uccidere il giudice Mario Amato.
Roma, 23 giugno 1980, con un colpo alla nuca Gilberto Cavallini fredda il magistratopalermitano Mario Amato. Fugge lesto sulla moto guidata da Luigi Ciavardini, terrorista in erba – oggi riapparso dalle secche del passato in una foto accanto a Marianna Colosimo,presidente della Commissione Antimafia- che la mattina del 2 agosto 1980 depone la bomba nella sala d’aspetto della stazione di Bologna Centrale.
Dall’Omicidio Amato mancano quaranta giorni alla strage alla stazione di Bologna.
Un lasso temporale necessario.
Il 2 agosto 1980, Cavallini e Ciavardini coi camerati,i neofascisti dei NAR Valerio Fioravanti e Francesca Mambro e l’avanguardista Paolo Bellini eseguono lastrage. Insieme agli amici della congrega gelliana.
La macchina integra dello Stato si stava avvicinando troppo: al CSM in due audizioni, il 25 marzo e il 13 giugno 1980, il giudice Amato indica gli anelli che uniscono l’eversione neofascista ad apparati di potere dello Stato e a quelli fuori da esso come la P2 di cui ancora nulla si sa ufficialmente – la scoperta delle liste degli iscritti risale al 17 marzo 1981-.
Amato viene accusato di vedere ombre, di fare teoremi. Congetture.
Falso: ha disposto i tasselli nella tessera giusta, rintracciato documenti, riscontri, prove. Ad accusarlo il giudice Alibrandi. Teniamo a mente questo nome.
Amato lavora in solitudine, indaga sul terrorismo nero a Roma nella procura che diviene meritevole dell’appellativo di «porto delle nebbie».
Nella seduta al CSM del 25 marzo, riporta le risultanze delle investigazioni di Francesco Evangelista: insieme hanno scoperto il covonero di via Alessandria civico 129.
Uno scantinato usato per deposito di armi intestato a Mario Tilgher. Risulterà iscritto alla P2.
È il padre di Adriano Tilgher, leader di Avanguardia nazionale, un livello appena sotto a Stefano Delle Chiaie.
Tombola! Avrà pensato Amato.
Era il 14 dicembre 1979 quando un’operazione di polizia scopriva l’arsenale di armi comune a tutti i gruppi neofascisti a Roma, realizzazione del progetto di Valerio Fioravanti, come spiegherà lui stesso. Al deposito attingono tutti: le cellule NAR, Nuclei armati rivoluzionari, e di Tp, nuclei armati di Terza posizione.
L’operazione di polizia si concludeva con un conflitto a fuoco e l’arresto dei neri Alessandro Montani, Roberto Nistri, Giuseppe Dimitri. Dimitri e Nistri sono i responsabili della struttura militare di Tp.
Nel deposito: 20 kg di esplosivo, micce, detonatori, 15 fucili «Winchester» con munizioni, un mitra, una pistola calibro 7,65, due bombe a mano «Srcm». Ma anche divise da ufficiali di carabinieri, polizia, guardia di finanza, una paletta con la dicitura «Ministero degli Interni», patenti e carte d’identità rubate. Materiale proveniente da un furto di bombe a mano di Valerio Fioravanti compiuto a Pordenone durante il servizio militare e dalle rapine a Roma all’Armeria Omnia Sport e alla Cab Commerciale, materiale utilizzato per attentati terroristici come la tentata strage alla sezione del PCI di via Cairoli nella capitale del 16 giugno 1979 – con un bilancio di 22 feriti da colpi d’arma da fuoco e lancio di bombe a mano-.
L’operazione è grossa e dà risultati eccellenti come gli arresti di neofascisti ed è soprattutto la prima chiave interpretativa delle azioni dei fantomatici gruppi spontaneisti neri.
È prova dell’organicità non solo ideale (come voluta da Valerio Fioravanti, Imbroglio di Stato p.266) ma operativa dei gruppi.
È prova di come procedano in modo unitario e per nulla casuale.
È prova che le attività terroristiche hanno solide relazioni con la criminalità comune come la Banda della Magliana e con ambienti opachi come la P2 di Licio Gelli.
Le indagini sul deposito- arsenale rivelano dunque il legame Neofascismo – Banda della Magliana.
Come accertano anche gli arresti dei numeri uno della Magliana Franco Giuseppucci e Maurizio Abbatino. A casa di Giorgio Paradisi sono ritrovate bombe a mano dello stesso tipo di quelle del deposito di via Alessandria e 10.mila dollari provenienti dalla rapina miliardaria del 27 novembre 1979 alla filiale romana della “Chase Manhattan Bank” (ora parte del gruppo JPMorgan Chase) di piazzale Marconi a Roma Eur.
Un colpo dei NAR, di Valerio Fioravanti, Alessandro Alibrandi, Domenico Magnetta e Dimitri. E di Massimo Carminati.
Solo una nota relativa a Massimo Carminati e Alessandro Alibrandi. Il primo, anni dopo, lega il suo nome a “Mafia capitale”, il secondo è il figlio del giudice Alibrandi: il Giudice Istruttore Antonio Alibrandi, diretto superiore in procura di Antonio Amato, colui che accusava quest’ultimo di “dare la caccia ai fantasmi.”
Il sequestro del deposito-arsenale avrebbe potuto e dovuto portare a ricadute politiche serie e a un contributo efficace e ampio alla lotta all’eversione nera: ma non accade.
A uno dei tre spontaneisti arrestati in via Alessandria n. 129 viene trovato il numero di telefono di Santovito del Sismi.
Ecco la strana combinazione: elementi diversi combinati tra loro rivelano che formazioni politiche formalmente distanti hanno una convergenza.
Le strane combinazioni in un mondo eversivo in cui nulla è casuale
E ancora. Nel deposito-arsenale ha sede la redazione e la direzione amministrativa della rivista «Confidentiel», periodico che fa capo Delle Chiaie e il cui direttore è Mario Tilgher.
Camminando per via Alessandria nella capitale, al civico 29 c’è la «Srl Fondiaria via Alessandria» nel cui organigramma figura Claudio Bizzarri, ordinovista, componente della «V Legione» di Spiazzi.
Amos Spiazzi è responsabile della struttura atlantica dei Nuclei di difesa dello Stato, NdS. Arrestato, processato e assolto per il golpe della Rosa dei Venti del 1974.
Al civico 10 c’è un ufficio dei Servizi segreti cui fanno riferimento alcuni neofascisti, quelli che sono anche nel SID e nell’organico di Gladio come rivela Alberto Volo (cfr. Imbroglio di Stato).
Sul fronte dei finanziamenti vi sono altre combinazioni
Come accertato in sede giuridica, il finanziatore della strage è Licio Gelli -con la sua P2 in combutta coi massimi vertici dei Servizi segreti civili -Federico Umberto D’Amato– eiServizi segreti militari -Giuseppe Santovito e Pietro Musumeci.
Ma da dove attinge ai fondi? Solo dal Banco Ambrosiano di Roberto Calvi?
I fondi provengono anche dalla CIA. Sulle continue donazioni di denaro, versate in conti svizzeri, provenienti dalla Cia che finanzia anche strutture paramilitari segrete come l’Anello (Cfr.Imbroglio di Stato).
Quelle indicate sono solo alcune delle combinazioni affrontate ed esaminate in Imbroglio di Stato.
Estremisti di destra e strutture segrete dello Stato pianificano e realizzano le stragi che insanguinano l’Italia: strumentale accusare unicamente Cosa nostra per allontanare le colpe dell’eversione nera: i fascisti sono rimasti dentro la compagine democratica della nascente Repubblica.
Smontato alla radice lo «spontaneismo nero»: esistono azioni terroristiche pensate e realizzate capillarmente.
Esistono organismi neofascisti strettamente collegati. Rimasti contigui ai vecchi dirigenti di Ordine nuovo di Franco Freda e Giovanni Ventura e Avanguardia nazionale, organismo sciolto per ricostituzione del Partito fascista ma rimasto di fatto operativo grazie agli apparati dello Stato e alla P2 di Gelli.
La Storia è una scienza.
