Il più Amato di tutti di Cosimo Recupero
Ad agosto anche la politica va in vacanza e, al netto di fatti eclatanti, da
Roma non arrivano notizie degne di particolare nota.
E così ci ha pensato Giuliano Amato a rianimare un dibattito senza
sussulti, uscendosene con una sparata che in pochi hanno capito, anche
fra gli addetti ai lavori.
Ma vediamo cosa ha detto l’ex presidente del consiglio, cominciando
dalle date. La strage di Ustica è avvenuta il 27 giugno del 1980. Quindi il
suo intervento non si innesta nel dibattito per la ricorrenza di quella
triste e, per certi versi, ancora oscura vicenda.
Inoltre le parole di Amato sono in netto contrasto con i dati storici sui
quali nessuno, nemmeno i più complottisti dei complottisti, ha niente da
ridire.
In sintesi Amato dice che Gheddafi si sarebbe dovuto trovare su un
aereo militare in volo sui cieli italiani quella notte e che qualcuno lo
avrebbe avvisato del disegno americano e francese di abbatterlo. E così
Gheddafi avrebbe evitato di salire su quell’aereo ed il missile francese
avrebbe poi colpito il DC9 Itavia mietendo 85 vittime innocenti. E ad
avvisarlo sarebbe stato il suo ex amico Bettino Craxi.
Ma nel 1980 al governo c’era Cossiga. Il PSI era in maggioranza da due
mesi insieme a DC e PRI. Il leader socialista non aveva nessun interesse
ad intestarsi una iniziativa del genere né, probabilmente, aveva ancora
tali relazioni da poter conferire con Gheddafi per metterlo a conoscenza
del disegno omicida.
E’ notorio, invece, e nessuno contesta la circostanza, che Craxi, che nel
frattempo era divenuto Presidente del Consiglio, avvisò il leader libico di
un nuovo tentativo di assassinarlo con un raid su Tripoli dal quale
Gheddafi in effetti sfuggì, non invece la sua figlia adottiva che morì sotto
le bombe USA, ma solo nel 1986, non nel 1980. Ed è talmente vero che
il governo di allora negò il sorvolo dei cieli italiani agli aerei americani
per compiere quella missione. Del resto Craxi, da politico lucido qual era,
capiva che la caduta di Gheddafi avrebbe destabilizzato quell’area ed i
costi di quella destabilizzazione li avrebbero pagati i paesi del sud
Europa. Cosa che è puntualmente avvenuta quando Gheddafi è stato
eliminato da quei due buontemponi di Merkel e Sarkozy, i quali
probabilmente avevano tutto l’interesse a prendersi la Libia lasciando i
cocci all’Italia in primo luogo.
Ma allora perché Amato si è avventurato in questa cosa?
Noi un’idea ce la siamo fatta.
Come abbiamo scritto altrove la Meloni è già col fiato corto. I numeri la
schiacciano sulle sue responsabilità e sulle sue incapacità. E la prossima
finanziaria renderà ancora più arduo il suo già accidentato percorso. A
dirlo non siamo noi ma niente meno che il suo ministro dell’economia
Giorgetti.
Quindi il rischio che Giorgia sia costretta, nell’arco di qualche mese, a
cedere il passo è concreto.
L’ennesimo banchiere è improbabile. Ce ne sono già stati tanti, troppi
forse. Dini, Ciampi, Monti ed in ultimo Draghi. Ed i risultati non sono stati
dei più brillanti, bisogna dirlo. Tasse e decrescita, niente di più. In
particolare l’ultimo, Draghi, è un nome da escludere proprio perché è
quello i cui danni la Meloni prometteva di risolvere, almeno fino a prima
che sbattesse il muso contro la realtà.
Inoltre, nel caso di caduta della Meloni, il centrodestra dovrebbe
ammettere la sconfitta ed accettare un governo delle larghe intese con
tutti, o quasi, dentro. E probabilmente, per non doversi rimangiare tutta
la retorica sul “non eletto da nessuno”, porrebbe come unica condizione
quella di un tecnico, sì, ma con la giusta caratura da politico.
Amato avrebbe tutte queste caratteristiche. Già capo di un governo
politico ma anche presidente della Corte costituzionale, incarico tecnico.
Curriculum di sinistra, almeno sulla carta, ma rispetto anche a destra,
specie in Forza Italia. Insomma avrebbe tutte le caratteristiche del caso.
Così qualcuno potrebbe avergli suggerito di cercare di farsi notare. Quale
migliore occasione, per farlo, che inserirsi nel sonnacchioso dibattito di
fine estate con un argomento che tutto sommato non interessa alla
maggior parte degli italiani?!?
Amato sarebbe quindi il nome ideale. Aveva quasi tutto. Gli mancava
solo la prova d’amore verso i populisti, ovvero dire qualcosa contro Craxi
che, nel mondo movimentista e giustizialista, fa sempre molto figo.
Adesso l’ha fatto e così ha preso la patente numero uno di tecnico-
populista. Finalmente ha saltato il fosso ed è diventato, di colpo, il più
Amato di tutti.
