Il Pd tra l’Europa dei parametri e quella dei Padri fondatori di Maurizio Ballistreri*

Il Pd tra l’Europa dei parametri e quella dei Padri fondatori di Maurizio Ballistreri*

Il Pd tra l’Europa dei parametri e quella dei Padri fondatori di Maurizio Ballistreri*

Nella scelta del simbolo Zingaretti si smarca dal socialismo italiano, ma non si capisce a quale idea voglia ispirarsi il suo partito

Il primo atto simbolico ma di forte valore politico del nuovo segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti, è stato la presentazione del nuovo logo per le elezioni europee, dove al simbolo del Pd si accompagna la scritta bianca “Siamo europei” su sfondo blu insieme alle stelle della bandiera Ue, e il logo rosso del Pse più defilato.
È indubbia la forza evocativa dei simboli in politica. Ludwig Wittgenstein scrisse a proposito della “ragnatela di simboli” tessuta dall’uomo, che non veicola solo contenuti cognitivi, ma suscita anche risposte emotive.

E così, Zingaretti inserendo il logo del Partito socialista europeo in forma poco evidente, ha voluto sminuire il riferimento alla più importante tradizione della sinistra europea, in ogni caso senza alcun riferimento al socialismo italiano, proseguendo lungo la strada della rimozione e della damnatio memoriae per una grande storia di uomini, tra gli altri, come Andrea Costa, Turati, Matteotti, Carlo Rosselli, Buozzi, Nenni, Saragat, Lombardi, Basso, Pertini, Craxi, che dalla fine dell’800 ha attraversato il Novecento, costruendo la cittadinanza per i più umili e diseredati dentro le istituzioni democratiche. Allo stesso tempo l’ampio spazio nel nuovo simbolo dei democrats all’Europa ribadisce la scelta per il rilancio dell’Unione, in vista delle elezioni di maggio.

Il problema è che non si capisce quale idea di Europa esprime il Pd, se quella mercatistica basata sulla moneta unica e l’austerity di una Germania che ha ricostituito l’asse renano con la Francia, o l’idea originaria del Vecchio Continente unito sotto la bandiera dei diritti sociali.
“L’euro è stata un’idea orribile, lo penso da tempo. Un errore che ha messo l’economia europea sulla strada sbagliata. L’Europa era nata con lo scopo di unire il continente, ha finito per dividerlo”: così, qualche tempo fa, si è espresso l’economista e filosofo indiano Amartya Sen.

Se l’opzione politica, sotto gli auspici di Calenda (e di Scalfari!), dovesse essere questa, vuol dire che il nuovo segretario del Pd non ha compreso appieno quali sono le attuali tendenze della politica europea (e mondiale), che vengono rappresentate come un mix di populismo e plebiscitarismo, in simbiosi con il leaderismo, espressive cioè, di un rapporto diretto tra un capo e le masse, fondato sull’idea schmittiana che la vera legittimazione per l’esercizio del potere politico sia quella che deriva dal consenso diretto e non mediato dalle istituzioni rappresentative liberaldemocratiche. L’incalzare dei populismi nazionalisti che stanno scuotendo l’Unione europea, danno voce (strumentalmente) ai senza-lavoro ma anche ai ceti medi impoveriti da una crisi economica e sociale quasi decennale attribuita in larga parte proprio all’euro e alle politiche di rigore.

L’alternativa è il ritorno ai temi del lavoro e del Welfare State, rilanciando il catalogo dei diritti sociali a prestazione positiva, finalizzate a svolgere la fondamentale funzione normativa di garanzia dell’integrazione delle fasce sociali più deboli. Per dirla con Habermas: “nella figura della democrazia di massa rappresentata dallo Stato sociale, la forma economica altamente produttiva del capitalismo viene per la prima volta imbrigliata socialmente e più o meno felicemente armonizzata con l’autocomprensione normativa degli Stati democratici costituzionali”.

Insomma, la scelta è tra il dogma dei parametri europei, in cui la Commissione europea è sembrata somigliare al commissario del popolo Arthur Gletskin nello splendido romanzo di Arthur Koestler “Buio a Mezzogiorno”, che processa il “traditore” Rubasciov, ergo gli Stati reprobi in materia di tagli sociali ancora più incisivi, e l’Europa sognata dai Padri fondatori, illuminista, solidale e riformista, alternativa al monetarismo e al rigorismo, che rilanci il lavoro e i suoi diritti, lo sviluppo sociale e la crescita economica.

*Titolare Diritto del lavoro Dipartimento di Scienze politiche e giuridiche all’Università di Messina. Avvocato di Cassazione

 

lwzws