Il Papa dei socialisti di Cosimo Recupero

Il Papa dei socialisti di Cosimo Recupero

Il nuovo Papa è stato eletto da qualche giorno ma già, mettendo insieme quanto si sa di lui guardando al suo passato, è possibile delineare un profilo del pontefice e, soprattutto, del pontificato che, considerata l’età, potrebbe essere un regno lungo e proficuo.

Già dalla scelta del nome l’indirizzo è chiaro. Con una precisione millimetrica che solo ai preti riesce la scelta del nome Leone scrive nella roccia un programma chiaro inequivocabile che lega il successore di Pietro sia a Francesco che a Leone XIII. A Francesco perché Frate Leone fu fra i primi ad unirsi al nuovo ordine francescano, diventando di fatto il braccio destro del poverello di Assisi fino alla morte cui lo stesso Frate Leone assistette. Ma anche per il fatto che è netta la continuità con Francesco sui temi dei diritti sociali, meno su quelli cosiddetti “civili”.

Il legame con Leone XIII consiste invece nel fatto che questi fu non solo il Papa della Rerum Novarum, ovvero della enciclica nella quale per la prima volta la Chiesa si occupava del proletariato e delle insorgenti questioni sociali. Ma Leone XIII fu anche il Papa che provò ad opporsi ai nazionalismi che nel periodo del suo pontificato tenevano l’Europa sempre in tensione politica e militare, con le conseguenze che sappiamo.

Questioni sociali e nazionalismi sono oggi di una attualità allarmante e la crisi della democrazia, che è figlia della crisi dei grandi partiti di massa, rimette al centro queste questioni che sono lì per esplodere da un momento all’altro.

La classe media non esiste più. Chi lavora non arriva spesso alla fine del mese e questo rappresenta, di fatto, una sofisticata forma di schiavismo, per certi versi pure peggiore di quello del passato.

Peggiore perché ad uno schiavo dovevi dare almeno da mangiare, da bere, da vestire, da coprirsi e da curarsi perché il rischio era che lo schiavo morisse. E se moriva, o semplicemente si ammalava, il padrone doveva rimpiazzarlo con un altro che rappresentava un costo perché bisognava acquistarlo. Oggi invece al lavoratore dai meno di quello che gli serve per vestirsi, curarsi ecc. e se si ammala ne prendi un altro… gratis. Tanto, il mercato del lavoro è pieno di disperati disposti a tentare un lavoro con il quale coprire almeno in parte le spese per la propria sussistenza.

Ed è in questo che Papa Leone XIV si trova ad affrontare un’altra sfida, oltre quelle ereditate da Francesco e da Leone XIII.

Sì, perché a Prevost toccherà completare il lavoro che un altro grande Papa non riuscì a fare. Giovanni Paolo II fu il Papa della caduta del muro che avvenne, evidentemente, anche grazie a lui.

Il cruccio di Woytila fu che, dopo aver abbattuto il comunismo, non riuscì ad abbattere la bestia peggiore dei soviet e cioè il capitalismo che, fino al 1989, anno della caduta del muro, se n’era stato buono buono per paura che l’eccesso dello sfruttamento dei lavoratori avrebbe scatenato in giro per il mondo rivolte che avrebbero spalancato le porte proprio al nemico sovietico.

Ma caduto il muro e superato il rischio di una rivolta sociale scatenasse un’onda comunista in tutto il mondo i capitalisti, guidati politicamente, finanziariamente e militarmente dagli USA, hanno iniziato a rapinare il rapinabile. Non è un caso se nel 2013 una nota banca d’affari americana scrivesse che le costituzioni europee andavano riformate perché “troppo socialiste”.

Quindi a Leone XIV toccherà cimentarsi in questa sfida epocale e  infatti il pontefice americano ha già sollevato molte questioni sociali.

Ma come è noto Giovanni Paolo II, che era un politico sopraffine, aveva ottimi rapporti con i socialisti italiani per una lunga serie di ragioni. Intanto l’amicizia personale con Pertini. In secondo luogo anche il fatto che i socialisti, nel difendere le cause libertarie in mezzo mondo con i soldi raccolti anche in maniera “irregolare o illegale” per usare le parole di Craxi, non avevano certo escluso i cattolici polacchi di Solidarnosc, senza andare troppo per il sottile per il fatto che non fossero socialisti ma, appunto, cattolici e, quindi, potenziali avversari. La libertà veniva sicuramente prima degli interessi di bottega. “Primum vivere, deinde philosophari”, sempre per citare Craxi.

E se Giovanni Paolo II aveva uno stretto e sincero rapporto con i socialisti italiani e Leone XIV ne deve continuare l’impresa, sarebbe il caso che i socialisti, che non sono né comunisti né capitalisti, provassero un approccio oltre Tevere. Ma per farlo dovrebbero abbandonare tutte quelle battaglie ideologiche, ma sostanzialmente inutili, sulle quali il Papa americano ha le idee chiare. Ovvero famiglia naturale (non tradizionale) sessualità, fine vita e così via. Battaglie che non sono né nella mente né nel cuore degli italiani, specie quelli che dal capitalismo selvaggio stanno subendo le ingiurie peggiori. E sono tanti. Se i socialisti lo capiranno da domani si potrà ricominciare a conquistare quella parte del mondo cattolico che, anche ai tempi dell’ateo o agnostico Craxi era protagonista della storia socialista con nomi come Gennaro Acquaviva e Walter Tobagi, giusto per citarne un paio.

Se questo avverrà per i socialisti italiani potrà iniziare una nuova storia. Basterebbe che a sinistra capissero che Leone è il Papa dei socialisti.

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