Il mondo del –con al tempo del Corona virus

Il mondo del –con al tempo del Corona virus

Il mondo del –con al tempo del Corona virus di Paolo Ferrata

C’è qualcosa di veramente strano e surreale nel vedere per la prima volta il mondo che ci circonda completamente fermo, sospeso, e noi bloccati nelle nostre case inevitabilmente privati del con-tatto del vivere sociale, perché terrorizzati dal con-tagio con un essere invisibile, arcaico, sbucato fuori da un buco nero della Natura,  che però sa perfettamente approfittare di tutte le nostre con-nessioni  gestendole per la sua espansione a con-dizione della nostra sopravvivenza.

In effetti abituati a pensare che la terra sia abitata da miliardi di ”Io” indipendenti gli uni dagli altri, spesso non ci rendiamo conto che ognuno di noi vive “con” gli altri e “con” l’ecosistema che lo ospita.  La nostra vita è sempre un elenco di “con”, anche se questi “con” possono essere diversamente organizzati a seconda del modello socio-politico nel quale ci troviamo a co-esistere.

Noi che viviamo in una società avanzata ci troviamo a godere i vantaggi di un mondo in cui sono aumentati la libertà e l’autodeterminazione di ogni “Io” proprio grazie sia all’enorme ampliamento delle forme, dei canali e delle condizioni del “con”,  quali le co-noscenze, le con-nessioni, le co-municazioni, le con-divisioni, che sia ai grandi propulsori sociali rappresentati dai valori della co-munità, della col-laborazione, della co-operazione. Il potenziamento dell’Io, in una società avanzata, significa inevitabilmente un ampiamento in termini di numero e di complessità, della rete dei “con”.

Noi diciamo che “ la con-correnza fa bene”, ma intendiamo “correre insieme”, come è il senso etimologico del termine, o “correre contro” ? Correre per partecipare, o con-correre solo per vincere?

La con-nessione è qualcosa che unisce mondi e condizioni fino a poco tempo fa inimmaginabili. Ma anche qui, intendiamo “ metterci più vicino”, essere con-pagni ( che dividono lo stesso pane ) o pensiamo unicamente di poter dilatare gli spazi del nostro Io: co-nosco di più  posso possedere di più ?

Anche il con-fine, il termine apparentemente più identitario di un Io-Nazione, in tal senso oggi ripreso come simbolo politico da parte di alcuni movimenti, dovrebbe invece significare un “punto di con-tatto”, un punto dove delle fini si toccano, identificando così un canale di passaggi, di scambi reciproci, di co-municazione. Ed è proprio il con-tatto, il prendere con la propria mano, la forma di possesso più gratificante per l’Io.

Al culmine della nostra corsa vorticosa ai con-tatti, siamo caduti nell’imboscata del con-tagio che invece è un con-tatto mortale, che non dobbiamo con-dividere. Per evitare il con-tagio, possiamo solo attuare una chiusura di tutte le nostre con-nessioni sociali, annullare la nostra tumultuosa rete di iper-mobilità, e, depotenziando drammaticamente il perimetro del nostro Io, nasconderci nel fortino claustrofobico delle nostre mura domestiche con la nostra insicurezza e le nostre paure. Una forma completamente nuova di co-abitazione nel mondo: eliminare TUTTI i con-tatti fisici, conservando solo quelli da remoto, perché questa è l’unica possibilità (teorica) di fermare il con-tagio.

Ma il messaggio che ci danno, insieme a quello perentorio di isolarci completamente dagli altri, per “nasconderci” al con-tagio, è quello che in questo modo, mentre noi così aiutiamo noi stessi a salvarci, contemporaneamente aiutiamo a salvarsi anche tutti gli altri dai quali appunto ci siamo isolati. Un completo ribaltamento di tutte le nostre prospettive relazionali, dove però l’obbligo assoluto di annullare ogni contatto per potersi salvare individualmente, genera contemporaneamente, proprio a partire dalla non relazione…..una solida relazione di aiuto!

Forse, quando la tragedia della pandemia sarà finita, questo forzato, estremo annullamento relazionale, ci farà anche capire come il nostro precedente aumento a dismisura delle con-nessioni e dei con-tatti, aveva anche creato una serie di problemi inter con-nessi alla globalità e alle differenze, quali il terrorismo, le grandi migrazioni, il riscaldamento globale, le guerre dei dazi, le instabilità economiche, le epidemie planetarie. L’insegnamento che questo particolare momento storico ci sta dando è che anche questi problemi vanno affrontati con lo stesso modello metodologico con cui stiamo affrontando la pandemia: nella “fase acuta” dobbiamo erigere un muro nei confronti del con-tagio, e quindi dobbiamo “chiuderci”, ma successivamente, per evitare il ripetersi degli eventi, dobbiamo prenderci stretta cura di tutti i punti di fragilità anche lontani e al difuori di noi, correggendo al massimo le differenze, altrimenti, a partire proprio da queste fragilità e da queste differenze, nuovo con-tagio si riverserà su di noi. Quindi, superato il momento acuto, dovremo “riaprirci” ai con-tatti, ma solo riconoscendo l’altro e gli altri..come con-pagni.

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