Il grande timoniere di Cosimo Recupero

Il grande timoniere di Cosimo Recupero

La crisi di governo è nel vivo, ormai. Conte si è dimesso e sembra persino eclissato. Forse per ridurre quella sovraesposizione che la pandemia da un lato e la sua voglia di apparire dall’altro gli avevano dato negli ultimi mesi.

Oggi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito al Presidente della Camera, Roberto Fico, un mandato esplorativo, ovvero il compito di verificare l’esistenza di una nuova maggioranza di governo, “a partire dalle forze politiche che hanno sostenuto il governo precedente”, parole testuali. Il che significa che l’obiettivo è un allargamento della base.

E prima che il segretario generale del Quirinale pronunciasse queste parole e Fico le ripetesse qualche minuto dopo, era stato lo stesso Mattarella a lanciare dei macigni nello stagno torbido della politica italiana. Il Capo dello Stato aveva infatti esordito, nel suo breve intervento in sala stampa, dicendo che il Paese, come tutto il mondo, sta vivendo un momento di grave criticità sanitaria, sociale ed economica.

Insomma, ha mandato un chiaro messaggio a tutti per dire che non è il momento di giocare con le istituzioni, di azzardare mosse spregiudicate per mantenere od ottenere una poltrona o uno strapuntino. Con quelle parole Mattarella ha inteso dire che chi non permetterà la nascita di un nuovo governo, condannando il Paese ad elezioni anticipate in piena pandemia ed in pieno disastro economico, si assumerà la responsabilità di tutto questo e di ciò che verrà non solo di fronte agli elettori, ma anche di fronte alla storia.

Non è un caso se persino il centrodestra ha ammorbidito i toni, dicendosi disponibile a valutare senza pregiudizi le prossime scelte del Capo dello Stato.

Insomma, Mattarella ha messo tutti di fronte alle proprie responsabilità, e, ne siamo certi, avrà fatto notare che nei prossimi mesi scadrà il termine per l’Italia per presentare all’Unione Europea un piano credibile di investimenti da finanziare con il recovery fund.

Il Presidente della Repubblica ha messo i leader politici di fronte ad un bivio: ognuno di loro potrà scegliere se accollarsi la responsabilità di aver mandato alle urne il Paese facendo scadere il termine per la presentazione del piano, con la conseguenza di perdere i 209 miliardi dell’Europa, o sedersi, da bravi bambini, intorno ad un tavolo per decidere tutti insieme come utilizzare questi fondi, disegnando il futuro dell’Italia per i prossimi cinque o sei anni. E probabilmente molti hanno capito che le elezioni sono un azzardo troppo forte, anche per quanti sperano di vincerle.

Questo apre quindi la strada ad un governo che quasi sicuramente non sarà a guida politica, ma istituzionale. Perché se la maggioranza dovrà avere confini più larghi, è ovvio che né Renzi né tantomeno il centrodestra andranno col cappello in mano da Conte, promettendogli amore eterno.

Quindi la scelta cadrà probabilmente su Draghi, Cartabia, Cottarelli  o altre figure istituzionali che tutti possano accettare.

In questo scenario, al Quirinale non è nemmeno sfuggita l’occasione per liberarsi di Conte che, sotto l’abito elegante del gentleman, non nascondeva nemmeno più quella ebrezza che ti da il sentirti l’uomo solo al comando.

Si aggiunga anche che già all’atto della formazione del primo governo Conte, quello con la Lega, il Capo dello Stato pare abbia pronunciato parole di perplessità sul ruolo della Casaleggio nella conduzione della vita politica italiana.

A Mattarella non sono di certo sfuggiti i tentativi di Conte di privatizzare le istituzioni con la stravagante idea della fondazione privata per la gestione della sicurezza dello Stato e la cabina di regia per il recovery plan, che lo stesso Presidente del Consiglio dimissionario pretendeva di nominarsi da solo. Ed è per questo che il Presidente sta guidando la crisi verso una soluzione che prescinda da Conte e persino dai maggiori azionisti del governo, ovvero Di Maio, Bonafede e altri che, quasi sicuramente, saranno costretti a stare in panchina.

Insomma, Mattarella sta dimostrando di avere capacità politiche ormai rare in Italia e di stare guidando la nave delle istituzioni con una sapienza mai vista prima. E per questo gli si potrebbe quasi dare il titolo che fu di Mao Tse Tung: il grande timoniere.

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