Il disagio nel quartiere, un rapporto che è “nido e prigione”
Il disagio nel quartiere, un rapporto che è insieme “nido e prigione” di Angela Rizzo
Quartieri difficili. Poverta’, dispersione scolastica, degrado e abbandono. Il ruolo dell’associazionismo e del volontariato nelle periferie e l’assenza delle Istituzioni.
Esprimo cio’ che penso sui quartieri, sull’associazionismo, sul volontariato, sulla poverta’, sul disagio. Cio’ che dico, in genere, risulta indigesto al politico di turno, ad alcuni presidenti di cooperative, associazioni, insomma a coloro che hanno le mani in pasta. Vorrei intanto iniziare con quella che definirei la mancanza di “vocazioni” e cioe’ dei sempre meno giovani che si dedicano al volontariato. Soltanto il 6% di eta’ compresa fra i 18 e 29 anni svolge abitualmente e con continuita’ attivita’ di volontariato, ben il 65% non ha mai preso in considerazione tale eventualita’.
Questi dati confermano la difficoltà dei giovani italiani a trovare un’identità sociale, un’appartenenza alla collettività che li orienti alla partecipazione e una sempre più marcata carenza di valori etici.
E’ evidente che siamo di fronte a un problema pratico per le organizzazioni che incontrano difficolta’ nel garantire il ricambio dei propri aderenti. Da anni alcune associazioni operano in prima linea nei villaggi. Vivono quotidianamente il disagio dei quartieri meno benestanti, i rapporti conflittuali dei ragazzi con il loro territorio, che è insieme “nido e prigione”.
Che ruolo ha, dunque, l’associazionismo e come agisce, che impatto ha sulla gente?
Io credo che, in assoluto, sia di vitale importanza far si’ che i giovani che vivono il disagio, lo avvertano meno, bisogna evitare che si sentano piu’ deboli, piu’ esposti, diversi. Per fare un esempio, lampante e immediato, e’ necessario svolgere lo stesso ruolo di Don Pino Puglisi all’interno del quartiere Brancaccio. Lui riusciva a strappare i giovani alla criminalita’, mostrando loro che esiste un’altra strada e che potevano diventare uomini e donne migliori.
Le forze, che mi piace definire con un po’ di retorica, del bene devono riuscire a reclutare più giovani delle forze del male. E questo perché la criminalita’ organizzata riesce a far breccia sui giovani, stressati dall’enorme differenza che intercorre tra loro e i coetanei dalla vita più agiata, ed essere per loro la fonte economica che permette di colmare il divario. Le “forze del male” con i loro facili e rapidi guadagni portano i ragazzi a credere in un avvenire migliore, fatto di denaro e di poco lavoro. A contribuire in maniera negativa è la scottante questione dell’istruzione. Infatti, la scuola ha perso molto del suo prestigio, pur mantenendo un ruolo centrale non solo come veicolo di cultura, ma anche come baluardo di legalita’. I ragazzi tendono a rifuggire le regole, perche’ sublimati da una forza superiore che dice loro che possono realizzarsi anche senza quest’ultima, ignorando i mezzi e soprattutto le infinite possibilita’ dignitose e legali che si presentano. Oggi dobbiamo lavorare ancora duramente per raggiungere questo risultato, ma è fondamentale che ognuno nel proprio piccolo faccia la propria parte, il proprio dovere, nel rispetto della legalità. Solo cosi’ si potra’ sconfiggere la poverta’ e di conseguenza la mafia. Il Governo non puo’ continuare a essere assente e lontano, soprattutto nelle terre del Mezzogiorno, a oggi non ha saputo garantire alla popolazione alcuni fondamentali diritti sanciti dalla stessa Carta Costituzionale, tra i quali la sicurezza ed il diritto al lavoro. La mancanza di lavoro e di spazi sociali, ma anche la scarsa certezza del diritto ha fatto sì che un tale “sistema” proliferasse; la criminalità organizzata offre lavoro facile, seppur illegale, laddove il lavoro manca, ed offre anche una serie di “garanzie” e “protezioni”. Le organizzazioni mafiose hanno la capacità di controllare interi quartieri, non solo tramite lo strumento del terrore, della paura, ma soprattutto garantendo favori, ciò che lo Stato dovrebbe riconoscere e garantire come diritti.
Ci vuole poco per sperimentare con i giovani la fiducia, ma gli adulti devono essere credibili
Per quanto le associazioni possano dare veramente un contributo tangibile alla comunità cittadina e in special modo ai ragazzi in difficoltà, credo fermamente che sia cruciale l’apporto delle istituzioni, all’insegna della trasparenza e soprattutto della volontà di fare, di coinvolgere e di aiutare.
E’ un cammino tortuoso, specialmente se le realtà degradate si moltiplicano ancora e ancora, ma dobbiamo far si che ogni cittadino debba godere dei propri diritti imprescindibili, quali il diritto allo studio, alla cultura, alla formazione e soprattutto al benessere. Dobbiamo fare i conti con le Amministrazioni Comunali che appaiono sorde, insensibili e poco attenti ai bisogni delle citta’.
A Messina dall’inizio dell’anno sono 7 i suicidi tra adolescenti e l’Ente Locale non riesce a sentire la forte richiesta di aiuto di questi ragazzi.
