IL 25 APRILE E MATTEOTTI, LIBERTA’ E GIUSTIZIA SOCIALE
IL 25 APRILE E MATTEOTTI, LIBERTA’ E GIUSTIZIA SOCIALE di Maurizio Ballistreri
La Festa della Liberazione di quest’anno è stata utilizzata solo ai fini di
polemica politica tra gli schieramenti, senza alcuna capacità di una sua
rilettura alla luce delle tendenze autoritarie che si manifestano anche in
Occidente, recuperando, tra le altre, la riflessione storica e politica di Piero
Gobetti nel suo “L’autobiografia della Nazione”, che sottolineava l’arretratezza
culturale del Paese e l’inadeguatezza delle sue classi dirigenti: il successo del
fascismo letto come riprova dell’immaturità politica degli italiani. Secondo
Gobetti, il fascismo si affermò in Italia, anche a causa della carenza dei
processi di modernizzazione della società e della politica avviatisi in
Occidente, ma che poteva offrire l’occasione per una rigenerazione della
Nazione, con la selezione di nuove élites politiche destinate a rigenerare il
costume politico degli italiani in senso liberale e democratico. Rigenerazione
che, dopo la crisi della Prima Repubblica, appare assai distante.
Così come il 25 aprile di quest’anno doveva rappresentare lo spunto per
rilanciare il tema della giustizia sociale, a petto di una società qual è quella
italiana, segnata da profonde diseguaglianze.
E proprio Giacomo Matteotti, il martire della lotta anti-fascista, il cui assassino
da parte degli sgherri del duce avvenne cento anni or sono, come ricordato
nelle celebrazioni del 25 aprile, da socialista riformista fu un combattente
appassionato per la difesa strenua della democrazia e la sua continua
evoluzione e per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei ceti
sociali più deboli.
Matteotti era convinto che al proletariato, in quanto prodotto del capitalismo,
spettasse il compito di indirizzare lo sviluppo nel segno della libertà
individuale e collettiva e della giustizia sociale. Fu un riformista perché
pensava e operava per il progressivo allargamento della cittadinanza politica
e sociale, senza dogmatismi ma con tenacia assoluta, convinto com’era che il
socialismo fosse meta ideale, ma anche prassi concreta in quanto sistema di
valori che si definivano nel farsi e affidava ai corpi sociali l’articolazione del
graduale processo riformatore.
Un riformismo vero quello di Giacomo Matteotti e non quello della sedicente
sinistra delle Ztl e di Davos in Italia.
E, in verità, non si può non registrare, non solo in Italia, l’assenza di una
forza di sinistra in grado di affrontare le drammatiche contraddizioni sociali
del nostro tempo, contestando il nuovo dogma secondo cui il passaggio al
postmoderno, al globale, debba trasfigurare sino a renderle neutre e fungibili,
destra e sinistra.
L’idea prevalente nella sinistra italiana non può essere quella di una forza
politica senza ideologia e senza classi di riferimento, con il conflitto sociale,
relegato negli scantinati della Storia. Già, quel conflitto sociale che consentì al
movimento operaio, base politica e sociale della sinistra nel Novecento, di
imporre severe regole al capitalismo e di redistribuirne la ricchezza verso il
basso, secondo l’efficace immagine non di un capo bolscevico dopo la presa
del Palazzo d’Inverno in Russia, ma di un grande leader della
socialdemocrazia mondiale: lo svedese Olaf Palme, che affermò “il capitalismo
va tosato e non ucciso”.
C’è l’esigenza in Italia di guardare alle esperienze socialdemocratiche e
riformiste europee aggiornandole alla luce delle grandi sfide del nostro
tempo, quella digitale e quella ambientale, espungendo il politicismo e
affrontando la vera grande questione dei nostri giorni: la diseguaglianza.
Per questo servono all’Italia la tradizione e la cultura del socialismo riformista
e liberale, legate anche ai valori delle comunità e dei territori, per misurarsi
con le degenerazioni della politica leaderistica “prigioniera” del mercato,
facendo del lavoro, della giustizia sociale e della Costituzione repubblicana e
anti-fascista le bandiere della ricostruzione democratica, come era nelle idee
di Giacomo Matteotti.
