“IA, una nuova fede” di Patrizia Zangla
“IA Intelligenza Artificiale, una nuova fede” di Patrizia Zangla
In un laboratorio degli Stati Uniti, l’Intelligenza Artificiale ha analizzato 61.000 molecole, in breve tempo, ne ha individuata una: è stata chiamata “Alicina”, con capacità antibiotiche nuove. Ma i ricercatori non sono riusciti a capire perché questa molecola avesse tale specifica peculiarità.
L’app Waze GPS per la navigazione stradale consiglia agli automobilisti di uscire dall’autostrada, attraversare un piccolo paese vicino Parigi per guadagnare tempo (appena pochi minuti).
Ma il suggerimento ha provocato caos, ingorghi e pericoli nel piccolo centro francese. E dunque?
Questi sono solo due esempi paradigmatici della modalità in cui funziona l’Intelligenza Artificiale, alle cui decisioni sottendono problematiche storico- filosofiche di vitale importanza per il destino della libera autodeterminazione dell’uomo: l’IA è incapace di riflessione sugli effetti delle sue decisioni.
A loro volta, gli esseri umani vedono gli effetti, ma non comprendono la loro scaturigine.
Fatto che fa desumere che l’umanità è avviata verso un futuro di cui non conosce le cause. Delega il ragionamento alle macchine, ne accetta le decisioni e gli effetti per fede.
Una fede cui ci ha abituati la religione, con la differenza che, dogmaticamente, è una fede che non si limita a restare circoscritta all’ambito religioso ma si estenderà a tutta l’umanità e fatto preoccupantemente centrale: una fede priva di valori etici. Priva di coscienza.
Oltre a considerare il rapporto causa-effetti, va considerata la differenza tra mente umana e una chat GPT e i suoi simili. Ricorriamo per spiegarlo a Noam Chomsky (New York Times, 8.03.2023).
Se la seconda è “una goffa macchina statistica per il riconoscimento di strutture”, capace di ingurgitare centinaia di terabyte di dati ed estrapolare la risposta più plausibile per una conversazione o per una domanda scientifica, la mente è un sistema sofisticato.
La mente umana è capace di operare con una quantità limitata di informazioni, “non cerca di inferire correlazioni brute da dati” quanto di creare spiegazioni.
Ecco il focus: essa sa creare spiegazioni. Portando all’estremo il ragionamento, l’Intelligenza artificiale appare come un software per il plagio, perché riproduce “lavori esistenti da artisti esistenti” subdolamente capace di cambiare a sufficienza per sfuggire alle leggi del copyright, divenendo “il più grande furto di proprietà mai avvenuto dopo le terre dei nativi americani da parte dei coloni europei”.
Gradualmente ci si disabitua – e ci disabituerà sempre di più – ad anteporre la centralità dell’uomo e sviluppare le capacità critiche maturate in secoli di Storia, quelle che ci hanno regalato l’Umanesimo, Rinascimento, l’Illuminismo.
Un sorprendente Kissinger -il mondo lo ricorda come fine diplomatico statunitense, Consigliere per la sicurezza nazionale e Segretario di Stato USA negli anni 70- spiega (in L’era dell’intelligenza artificiale. Il futuro dell’identità umana, 2021) che l’enormità di dati fornita all’Intelligenza Artificiale interagisce mediante un sistema simile a quello umano con sinapsi e neuroni in grado di auto istruirsi e di prendere decisioni autonome che l’uomo non comprende e non sa governare.
Non sono divenuta reazionaria, ma sto ventilando il timore di un fenomeno strisciante, già evidente fra i nostri studenti, sempre meno inclini ad esaminare criticamente la realtà e sempre più inclini ad accettarla supinamente.
Lecito quindi temere che fra non poche generazioni si avrà una umanità di automi fagocitata da pochi autarchi dell’economia digitale che gestiranno il mondo a loro piacimento. Fino a quando il sistema voracemente famelico non divorerà anche loro.
