Grasso Aprile Ballistreri no a marginalizzazione del Sud

Grasso Aprile Ballistreri no  a marginalizzazione del Sud

Grasso, Aprile e Ballistreri contro la marginalizzazione del Sud di Giovanni Frazzica

Pino Aprile, Maurizio Ballistreri e Bernardette Grasso al Salone delle Bandiere di palazzo Zanca per parlare del tema: “Il Sud e la crescente marginalizzazione”. Moderatrice del dibattito Lucrezia Lorenzini. E’ stato un confronto tra personalità di primissimo piano, quello organizzato dai Lions Club Messina Colapesce presieduto dal dott. Sebastiano Tamà che ha portato il saluto del Club ed ha sottolineato che al sodalizio da lui presieduto non interessa la politica, ma la soluzione dei problemi. Un secondo saluto importante quello del Vice-Presidente Distrettuale Lions, avv. Mariella Sciammetta, che ha voluto rappresentare la propria preoccupazione per la costante crescente marginalizzazione del Sud, lanciando un appello per promuovere una inversione di tendenza. Nel corso della sua relazione al convegno su “Il Sud e la crescente marginalizzazione” dei Lions Colapesce, presieduto dal dott. Tamà, nel Salone delle Bandiere del Comune di Messina, Maurizio Ballistreri, professore di diritto del lavoro nell’Ateneo peloritano, ha evidenziato l’esigenza di un diverso approccio al tema del Mezzogiorno, “evitando, in primo luogo, l’ipocrisia dell’autoassoluzione, poiché, ricordando Guido Dorso e Carlo Levi, uno dei problemi fondamentali del Meridione è la drammatica assenza di cultura di governo e di classi dirigenti”. Secondo l’ex-deputato regionale inoltre, “non si può sottacere neppure lo scarso senso civico nel Mezzogiorno, che genera individualismo in luogo della necessaria cultura comunitaria”. Ballistreri ha ricordato la cancellazione dall’agenda politica nazionale del tema del Mezzogiorno, “come testimoniamo “il regionalismo differenziato, gli investimenti in infrastrutture tutti al Nord, la flat-tax” e ha indicato l’esigenza di riprendere il “Corridoio Meridiano”, quale linea strategica per il rilancio del Sud, che abbia quale obiettivo primario impedire la fuga dei giovani. Secondo Ballistreri esistono risorse nazionali, regionali e comunitarie che le regioni devono utilizzare per progetti co-finanziati, che valorizzino le vocazioni territoriali, agricoltura, beni paesaggistici e culturali, turismo in primo luogo, e che creino grandi infrastrutture integrate, come il Ponte sullo Stretto, funzionali ad intercettare i grandi flussi economici che dall’Estremo Oriente, in atto, arrivano al Nord Europa, ricollocando il nostro Sud come piattaforma geo-economica e culturale nel Mediterraneo, che abbia quale strumento strategico la Macroregione meridionale tra le regioni meridionali dell’Ue. Maurizio Ballistreri, fondatore del nuovo movimento sicilianista “Le Api”, ha preso atto del fatto che questo “non governo” ha di fatto cancellato dalla sua Agenda politica il Sud, tuttavia bisogna anche ammettere che gravi responsabilità vanno attribuite alle classi dirigenti meridionali. In una situazione come quella attuale andrebbe fatto un cartello delle regioni meridionali e andrebbe rivendicata con forza la realizzazione del Ponte come elemento trainante di sviluppo, e adottata la visione della Sicilia come grande Hub nel Mediterraneo, punto centrale di una nuova macroregione. Sono queste le nuove sfide da affrontare nei prossimi mesi. L’autonomia differenziata pretesa da alcune regioni del nord rischia invece di far peggiorare la nostra situazione. Al centro del confronto il giornalista e scrittore Pino Aprile, autore di numerosi libri sul Mezzogiorno ed esponente di una nuova corrente di impegno meridionalista, che ha voluto ricordare alcune pagine dolorose della storia dell’unità d’Italia da cui è stata fatta scaturire la questione meridionale che, fino a quel momento non c’era. Il Sud della penisola era un’area con un suo equilibrio economico e produttivo autosufficiente. Per dirla con le parole di Zanardelli l’unificazione fu questo: non abbiamo fatto l’Italia, abbiamo fatto più grande il Piemonte. Per effetto della guerra di occupazione vennero a mancare al censimento 456.000 persone e dal solo Banco di Napoli l’equivalente di 1500 miliardi di euro. Ed è proprio da queste cose che parte la questione meridionale, che oggi è diventata un fatto culturale, una discriminazione che, in alcuni casi diventa razzismo. Anche Bernadette Grasso, Assessore regionale agli Enti Locali ed alle Autonomie sociali, ha espresso la propria preoccupazione per la forte richiesta avanzata, soprattutto dal Veneto e dalla Lombardia, di richiedere la cosiddetta autonomia differenziata. In Sicilia si è cronicizzata una sorta di diffidenza nei confronti dello Statuto, che invece è uno strumento utile e importante, che gli altri ci invidiano e che va invece attuato. L’abolizione delle Province, fatta frettolosamente dal governo precedente, ha creato disservizi e ci ha fatto perdere fondi preziosi relativi a strade e scuole che cerchiamo di recuperare unitamente a quelli della Motorizzazione passati, per decreto, a Roma. Daniela Randazzo, Presidente della Zona 8, ha voluto rendere una interessante testimonianza relativa al fatto che i giovani del Sud, in età sempre più tenera, sono costretti a lasciare questa terra, prima ancora che per cercare lavoro, per cercare un piano di studi propedeutico ad un percorso che garantisca delle possibilità reali di inserimento. Ha concluso i lavori Angelo Collura, governatore del Distretto Lions 108 Yb Sicilia, con un invito alla speranza, al superamento del disfattismo e della rassegnazione, remore alla costruzione di una buona prospettiva per il Sud. Da segnalare anche che, in prosecuzione dell’impegno profuso a Messina, il prof. Ballistreri ha partecipato a Catania al Congresso regionale del Pri, portando anche quei temi che già aveva illustrato al salone delle bandiere di palazzo Zanca. Il congresso regionale di uno dei partiti storici della ricostruzione democratica del Paese e della Prima Repubblica, il Pri, si è tenuto al Centro Congressi di Gelso Bianco a Catania ed è stata l’occasione per un confronto importante sul piano politico, tra rappresentanti delle istituzioni, leaders politici e intellettuali. Alla presenza del segretario nazionale del Pri, Corrado Saponaro e dopo la relazione del segretario regionale Pietro Currò, che ha ricordato la funzione storica del Partito repubblicano nel dopoguerra, rilanciando il tema della “questione morale”, alla tribuna si sono confrontati il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, il sindaco di Catania, Salvo Pogliese, l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla, uno dei leaders storici del Pri, l’on. Giorgio La Malfa, i deputati regionali Tommaso Calderone di Forza Italia e Franco De Domenico del Pd, il prof. Maurizio Ballistreri, socialista e autonomista, l’assessore al Comune di Catania Fabio Cantarella della Lega. Particolarmente significativo il dialogo tra Musumeci, che ha rivendicato l’azione del suo governo per arginare la crisi siciliana, e l’ex deputato regionale e docente universitario Ballistreri, che ha esortato a non cadere nel deteriore sicilianismo sempre contestato da Leonardo Sciascia, ma ad esaltare “la sicilianità, intesa non solo come orgoglio di una storia e di culture straordinarie della nostra Isola, ma anche come capacità di creare le condizioni per uno sviluppo dal basso, che rinneghi l’assistenzialismo e interpreti lo Statuto d’Autonomia come strumento per portare la Sicilia in Europa”. Ballistreri ha lanciato anche la proposta di un “tavolo regionale per l’Autonomia e la Sicilia”, trasversale e formato da tutti coloro i quali hanno a cuore le sorti dell’Isola.

  • foto Randazzo
  • tratto dal settimanale I VESPRI

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