Grande commozione per l’uccisione del pizzaiolo di Capo d’Orlando Raffaele Stipa, uomo buono e gran lavoratore
REGGIO EMILIA Ha suscitato grande commozione l’omicidio di Raffaele Stipa, il pizzaiolo originario di Capo d’Orlando che era arrivato trent’anni fa nella città emiliana e gestiva la pizzeria Yoghi da oltre vent’anni insieme alla sorella Antonella. L’uomo è stato ferito a morte mentre, come ogni sera, stava lavoroado.
Andrea Pellati, secondo quanto ricostruito dalla polizia è entrato nella pizzeria Yoghi per farsi “giustizia”. Ha fatto irruzione dietro al bancone e ha colpito Raffaele con un coltello. La sorella del pizzaiolo ha afferrato un bastone e ha cercato di difendere il fratello. Non è servito. Al contrario, anche lei è stata ferita alle braccia e adesso è in ospedale. Non rischia la vita, ma necessita di cure ed è sotto choc per avere visto morire il fratello. Una tragedia che si è sviluppata su un assurdo contrasto che alla base aveva pochi soldi.
“È entrato per ucciderlo”, ha affermato il procuratore capo di Reggio Emilia, Calogero Gaetano Paci. La rabbia di Pellati contro Stipa sarebbe montata ore prima, quando un amico dell’aggressore era andato a chiedere tre pizze senza pagare. C’è stato il rifiuto della sorella di Stipa, perché “avevano altri debiti per pizze non pagate di entità esigua”. Cosa sia accaduto dopo non è chiaro, “ma da ciò che abbiamo ricostruito dalle telecamere interne del locale, l’uomo è entrato unicamente ed esclusivamente per uccidere la vittima”, secondo le parole del procuratore.
Pellati deve rispondere di omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi e di lesioni personali aggravate. Vive da sempre nello stesso quartiere nella pizzeria. Era un cliente fisso. Negli ultimi tempi, aveva accumulato dei debiti e Raffaele Stipa in altre occasioni gli aveva dato le pizze senza che venissero pagate.
L’assassino ha precedenti penali per droga e pare abbia anche disturbi psichiatrici e, al momento, non è chiaro se fosse in terapia. La polizia lo ha rintracciato a casa, dove era tornato dopo il delitto per cambiarsi i vestiti.
