Gli sproloqui dei tuttologi di Giuseppe Ruggeri
TRAVAGLIO, CASSESE E GLI “SPROLOQUI” DEI TUTTOLOGI DEL MOMENTO di Giuseppe Ruggeri
Da non-giurista qual sono, non dico la mia (anche perché non l’ho) sulla presunta incostituzionalità degli obblighi imposti dal Governo in tema di emergenza Covid-19. Non lo faccio come, ritengo, non dovrebbero taluni noti giornalisti, anzi scrittori (la differenza non è da poco), forti delle luci che i riflettori mediatici proiettano sulle loro figure. Figure venute su come funghi dal grigio sottobosco di un anonimato che tale sarebbe rimasto se la pandemia non avesse, come succede allo sciogliersi della neve, rivelato d’incanto le molteplici crepe di una società avviata verso il suo disfacimento. Una società “liquida” – mutuando la felice definizione che ne diede Zygmunt Bauman, in cui “con la crisi del concetto di comunità emerge un individualismo sfrenato dove nessuno è più compagno di strada antagonista di ciascuno, da cui guardarsi” (Umberto Eco).
Dai marosi di questa società, simili a minacciose punte d’iceberg, affiorano uno dopo l’altro i “tuttologi” del momento i quali, ostentando disprezzo per ranghi e competenze, si arrogano il diritto di dire la propria nei campi più disparati anche di molto lontani dai rispettivi ambiti professionali. Il giornalista, anzi lo scrittore, in questione è Marco Travaglio, direttore de “Il fatto quotidiano” e da mesi ormai consolidata stella di talk-show televisivi e video “social” a sempre più elevato tasso di visualizzazioni.
Travaglio, orbene, nel corso di una recente sua comparsata televisiva, ha espresso un giudizio che lascia di stucco. Riguarda un “giudice” (vero però, e non autoproclamatosi come il Nostro) e precisamente il professor Sabino Cassese. Alcune valutazioni da quest’ultimo espresse circa il carattere d’incostituzionalità dei D.P.C.M. di Conte e della necessità che, per validare le disposizioni ivi contenute, dovessero essere emanati appositi decreti legge, vengono con verbosa superiorità etichettate da Travaglio come “sproloqui”.
Ci pensavo rileggendo l’intervista che Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale e direttore della “Rivista trimestrale di diritto pubblico”, ha rilasciato al quotidiano “La Verità” il 4 gennaio scorso. Un colloquio che riflette, per sommi capi, l’orientamento di un professionista del diritto nella fitta giungla degli atti amministrativi – si chiamano così, mi pare – proliferati all’ombra dell’emergenza. Atti che, a parere di un esperto come Cassese – e non certo di un tuttologo, sia pure di calibro, come Travaglio – hanno fatto terra bruciata delle più elementari libertà costituzionali. A questo credo, nel mio molto piccolo, si riferisca il professor Cassese spiegando che “l’articolo 16 della Costituzione consente di disporre limiti alla circolazione per motivi sanitari, ma con legge, in via generale. Altri limiti sono stabiliti per altri diritti, come quello alla libertà professionale, quello alla libertà di culto, che avrebbero dovuto esser disposti in altro modo, o che non potevano esser disposti”.
I tre dilemmidinanzi ai quali ci pone la pandemia – se convenga cioè rinunciare alla libertà per assicurarci maggior sicurezza, cedere un po’ di democrazia per garantirci maggiore tutela della salute e dare spazio allo Stato limitando una globalizzazione che crea maggior diffusione del contagio – rappresentano per Cassese falsi problemi. Egli ritiene, infatti, che “le Costituzioni odierne contengano già accurati sistemi di bilanciamento delle opposte esigenze, che consentono di mantenere un giusto equilibrio tra libertà, democrazia e globalizzazione e i relativi opposti”.
Cosa significa tutto questo? Che con un sano buon senso, merce rara in epoca post-moderna, si potrebbero contemperare tutti questi aspetti senza cedere alle facili lusinghe dell’emotività e dell’improvvisazione. La ricetta – parlo da medico e si vede – è considerare tutti i lati della problematica tenendosi a debita sostanza “sociale” dagli eccessi. Da qualsiasi parte provengano, beninteso. Perché, specie in tempi di pandemia, non deve esserci spazio per protagonismi, strumentalizzazioni, orticelli di vario tipo. Ma bisogna coalizzarsi per capire, dati alla mano e massima trasparenza in campo, cosa sta succedendo e quali siano le soluzioni più adatte al caso. Soprattutto, però, bisogna avere l’umiltà di ascoltare le indicazioni che provengono dagli esperti.
Quelli con i titoli conseguiti sul campo e non i tuttologi dell’ultima ora i quali, a quanto pare, tutto sanno salvo di non sapere.
Travaglio docet.
