Gli intoccabili di Cosimo Recupero

Gli intoccabili di Cosimo Recupero

Gli intoccabili di Cosimo Recupero

Benché eminente dottrina si sia cimentata ad argomentare che una sentenza di “assoluzione perché il fatto non sussiste” non significa niente, lasciando intendere che un accusato è da considerarsi colpevole fino a sentenza definitiva, noi comuni mortali, prima che più ampia dottrina e solida giurisprudenza non ci diano certezze in questo senso, preferiamo far girare un evergreen della civiltà giuridica e delle libertà democratiche: la presunzione di innocenza.

E proprio sulla base di questo classico della democrazia, affermiamo con assoluta e proditoria certezza che Rosario Crocetta, Simona Vicari e tutti gli indagati dell’inchiesta di Trapani, sono da considerarsi innocenti fino a che una sentenza passata in giudicato non ci dimostri, con motivato dispositivo, il contrario.

Chiarita quindi la nostra posizione sul piano processuale, col permesso di lor signori ci prendiamo la libertà di emettere un giudizio squisitamente politico sulla vicenda.

Che Crocetta e la Vicari abbiano avuto dei benefici economici dall’armatore Morace sembra ormai assodato. Lo stesso Crocetta ha dichiarato in una conferenza stampa che il comandante, come lo chiamano a Trapani, ha fatto un versamento di 5.000 euro sul conto della sua organizzazione politica, versamento che lui si è impegnato a restituire. Gli crediamo, anche se ci viene da pensare che li restituirà insieme ai tagli degli stipendi dei parlamentari che aveva promesso in campagna elettorale con un perentorio “entro ottobre taglio degli stipendi o tutti a casa”.

A me personalmente comunque non interessa sapere se li restituirà. Quella cifra non cambierà di certo le sorti di questa buttanissima regione.

La cosa che mi chiedo è se, quella dazione, ancorché non sia reato come io stesso penso, non dovrebbe essere considerata, da parte dello stesso Crocetta, come una cosa sì perfettamente legale ma, quantomeno, inopportuna, disdicevole, fuori luogo per uno che ha fatto della assoluta trasparenza la propria bandiera politica.

E’ qui il tema forte.L’associazionismo antimafia di qualche anno fa, partito da qualche sagrestia o qualche cantina, si è trasformato in un grande circo. Il piatto era troppo ghiotto: intestandosi questa cosa dell’antimafia, in troppi hanno tagliato le ali agli avversari politici e si sono costruiti carriere e posizioni favolose.

Questa macchina poderosa che è cresciuta in questi anni è stata talmente forte da riuscire a far stritolare esponenti politici  o gente comune in processi mediatici spesso conclusisi con un nulla di fatto, con assoluzioni inoppugnabili per non aver commesso il fatto o perché il fatto, addirittura, non sussiste.

E’ stata talmente potente, questa macchina, da riuscire a sovvertire persino alcune logiche stesse della giustizia.

La presunzione di innocenza sembra sparita. Se qualcuno di questo meccanismo ti accusa di un reato, l’onere della prova è ribaltato: intanto sei colpevole, e sei tu che devi dimostrare di essere innocente. Una enormità giuridica che, se detta ad un esame di diritto penale, comporterebbe per lo studente la bocciatura immediata.

Si è passati dalla ricerca del colpevole di un reato, alla ricerca del reato per un colpevole. Una cosa mostruosa.

Secondo questa scellerata scuola politica, non è il fatto che tu commetti che si considera reato, ma è chi lo commette che lo qualifica tale. In altre parole, se i soldi li prende Berlusconi è una tangente. Se li prendi tu, è un contributo alla nobile causa.

Tutto questo è rabbrividente, mi spaventa. Il rischio è che ognuno di noi può essere messo alla gogna, se non addirittura in carcere, se solo si fa saltare in mente l’idea contraddire queste persone.

Ma per converso una cosa mi tranquillizza. Se in passato certa parte della magistratura si era prestata a questo gioco al massacro, adesso le cose sembrano cambiare, piano piano.

Chi pensava che attaccandosi una medaglietta dell’associazione di turno sul bavero avrebbe fatto della magistratura il proprio braccio secolare, deve adesso ricredersi. Non esistono più intoccabili.

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