Gli errori dei padri di Cosimo Recupero

Gli errori dei padri di Cosimo Recupero

Nicola Zingaretti si è dimesso da segretario del Partito Democratico. Lasciando l’incarico ha anche detto la motivazione ufficiale. E c’è da credere che sia quella vera, considerato che le parole del Presidente della Regione Lazio e segretario Dem non lasciano spazio ad interpretazioni e dietrologie: il PD è troppo impegnato nella spartizione delle poltrone. Di questa situazione in cui versa il partito, Zingaretti ha detto persino di vergognarsi.

Che il PD si trovi in queste ambasce lo si può dedurre agevolmente anche dal fatto che le dimissioni del segretario arrivano all’indomani della formazione della squadra di sottosegretari, sui cui nomi la battaglia interna era già iniziata quando, dopo la nomina dei ministri, le donne del PD avevano lamentato la sostanziale assenza del gentil sesso targato PD dalla squadra di governo. In piena pandemia e conseguente crisi economica era effettivamente una priorità.

In questo caos, però, Zingaretti ci ha messo anche del suo e bisogna dirlo. E con le dimissioni lo ha anche confermato.

Al partito democratico manca una visione complessiva di futuro. Qual è l’Italia che i Dem hanno in mente non è dato di sapere. Lavoro, scuola, infrastrutture, mezzogiorno, burocrazia… parole mai uscite dalla bocca dei leader del Nazareno.

Il Partito Democratico nasce dalla fusione a freddo fra due anime, quella democristiana e quella comunista. Dall’ex balena bianca ha ereditato sicuramente la cultura di governo e la capacità di formare classe dirigente dal punto di vista tecnico.

Dal PCI ha ereditato l’esatto opposto, ovvero quello spirito un po’ barricadero e da guerra di guerriglia (per il dirla con Che Guevara) che mal si concilia con la cultura di governo. Dal PCI ha ereditato forse la voglia di combattere pur senza avere più una battaglia in cui misurarsi, e così si è accontentato di rivoluzioni da fricchettoni come le unioni civili (peraltro fallite sul piano numerico) e della legalizzazione delle droghe leggere, bandiera sempre sventolata ma mai piantata in campo nemico perché forse, a pensarci bene, lo stato spacciatore non piace nemmeno a loro.

Nel frattempo però il PD ha approvato tutto ciò che di destra c’era da approvare. Dall’abolizione dell’art.18, alle liberalizzazioni che hanno permesso una concorrenza sfrenata ed una facilità di delocalizzazione dei siti produttivi i cui costi sociali si ripercuotono sulle classi più deboli. E quando si accorge dell’errore che fa? Si fa prestare un po’ di populismo dai cinque stelle, proprio nel momento in cui questi si avviano ad un drastico ridimensionamento, proprio a causa del fallimento di queste parole d’ordine.

Tutto questo comunque ha origini antiche. Nasce infatti dalla ostinata determinazione della dirigenza ex PCI-DS-PDS di non voler ammettere la sconfitta storica del comunismo e di non voler aderire alla socialdemocrazia di stampo europeo a cui Craxi li aveva esortati per anni, per averne in cambio prima odio e livore politico e poi una tempesta giudiziaria che lo travolse.

Oggi Zingaretti propone persino l’entrata del M5S (quello delle manette facili) nell’internazionale socialista. La speranza è che i dirigenti europei di questa grande area politica si avvedano del rischio che costituirebbe questo ingresso e mettano uno stop a questa navigazione a vista del PD che non trova una sua collocazione politica perché continua a ragionare con gli schemi mentali del passato, ripetendo ossessivamente gli errori dei padri.

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