Giustizia possibile con regole, Stato di diritto e democrazia

Giustizia possibile con regole, Stato di diritto e  democrazia

La Giustizia possibile con le regole, lo Stato di diritto e la democrazia di Enzo Giunta

Fin dalla notte dei tempi l’uomo sentì il bisogno di aggregarsi ad altri esseri come  lui, In una convivenza che, è logico pensare, fosse basata sulla legge del più forte e del più evoluto. In queste realtà primordiali, ovviamente, non esistevano, in quanto non erano stati ancora elaborati, concetti quali: legalità, giustizia, impegno civico. Questi concetti promanano, per così dire, dal Creatore ma per millenni la creatura umana, pur cercando di rapportarsi con l’Essere Supremo, del quale percepiva istintivamente la presenza, non riusciva a dargli una identità e, quindi, immaginava, di volta in volta, che potesse essere nel fuoco, ovvero nella sfera splendente e calda che, periodicamente, attraversava il cielo, o in quella che le subentrava quando calava il buio, offrendo tuttavia (e non sempre) un chiarore freddo, spettrale. Con l’evolversi dell’uomo, le piccole e grandi scoperte (dalla ruota alla scrittura), la coltivazione dei campi e l’allevamento degli animali, le aggregazioni degli esseri umani si fecero sempre più vaste e complicate. Fu giocoforza darsi delle regole e istituzionalizzare la figura (o le figure) del “capo” che, a seconda delle situazioni, poteva essere il più forte, il più saggio, il più dotato di beni materiali, il più scaltro, etc. Le regole, inizialmente soltanto il frutto della prassi, della tradizione o della consuetudine, soprattutto con l’avvento della scrittura, furono “codificate”, affinché gli appartenenti alla aggregazione che vi si riconosceva, fossero tenuti a rispettarle, rischiando, in caso contrario, una sanzione. Le regole, tuttavia, essendo dettate in prevalenza dagli interessati, spesso erano ad usum Delphini1, cioè per garantire o salvaguardare l’interesse delle classi dominanti. Col tempo, come è noto, la gente si è evoluta, sono stati elaborati concetti di Libertà, Eguaglianza e Fraternità, affermandosi (almeno in una parte del mondo) la “democrazia”.

Con questo sistema dovrebbe essere garantita l’eguaglianza di ogni individuo nei confronti delle “Regole” (le leggi), che tutti debbono rispettare e difendere. La “Democrazia”, tuttavia, corre il rischio di essere tramutata in “statalismo”, con un eccessivo potere statuale, cui fa seguito l’arbitrario esercizio (del potere) dai “rappresentanti del popolo”. A tale stortura sopperisce lo “Stato di Diritto”, che contrasta il potenziale esercizio arbitrario del potere mediante la regolamentazione della relativa organizzazione e funzionamento. A tale sviluppo del pensiero non è stata estranea la “presenza” di Dio, concretizzata in particolare con Abramo, Mosè e, infine, con  Gesù Cristo, sigillo della Nuova Alleanza, basata sulla Fede incondizionata in Dio e nella Rivelazione e la predicazione della dottrina dell’Amore (la Caritas), il collante di una società senza privilegi e privilegiati, le cui colonne portanti sono la Giustizia e la Legalità. Ma la “Democrazia”, come tutti i sistemi di governo, tende  a  deteriorarsi  e  a  trasformarsi  a  causa diIndividui profittatori, arroganti e, soprattutto, ipocriti che, da veri “sepolcri imbiancati”, operano e si comportano in modo diverso rispetto alle cose che dicono. A questo proposito, quanti paladini dell’antimafia abbiamo conosciuto e poi scoperto che erano soltanto “professionisti dell’antimafia”, come ebbe a definirli lo scrittore Leonardo Sciascia, il quale aveva intuito che fra i veri eroi allignavano (e forse ancora allignano) i parolai che lasciano il rispetto della legalità agli altri, “predicando bene e razzolando male” come dicevano i nostri nonni. A evitare che la Giustizia e la Legalità siano tradite non è sufficiente fare il proprio dovere di Cittadino rispettoso delle leggi, ma, è, altresì, necessario essere testimoni attivi con l’esempio e con la parola, prendendo le distanze da chi (le leggi) non le rispetta, denunciando fatti, atti e comportamenti illegali o illegittimi, con il coraggio dell’onestà e la fiducia nelle Istituzioni.

Enon ascoltiamo chi, per giustificare il proprio (complice) silenzio, esprime sfiducia nelle Istituzioni. Infatti, non sono le Istituzioni a essere bacate ma, eventualmente, gli individui che vi operano. Ovviamente, non è necessario ricostituire una sorta di “Santa Inquisizione”, scatenando medioevali “caccia alle streghe”. Del pari, la Magistratura e gli inquirenti in genere dovrebbero evitare   di  accanirsiin inchieste che spesso si concludono con un nulla di fatto. La Chiesa cattolica ha avuto un rilevante ruolo in merito: lo attestano le prese di posizione da parte della Commissione ecclesiale “Giustizia e pace” della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), che ha affrontato temi come “Legalità e Giustizia Sociale”, “l’Ecclissi della Legalità”, “Vie alla Crescita della Legalità”. Anche il Papa Giovanni Paolo II, il 10 novembre 1990 a Napoli – Capodimonte, ha richiamato con forza questa esigenza, affermando che: “Non c´è chi non veda l´urgenza di un grande ricupero di moralità personale e sociale, di legalità. Sì, urge un ricupero di legalità!”. Infatti, l’eguaglianza degli individui postula il rispetto della Legalità e della Giustizia, ma richiede anche che tutti abbiano un ruolo attivo, facendosi testimoni con la propria condotta delle “Regole” che debbono garantire Legalità e Giustizia. Questo significa che non è sufficiente affermare la propria adesione ai suddetti principi, ma occorre agire, al di là delle parole, senza ipocrisie e con deliberata coscienza. Soltanto se si è Testimoni attivi si potrà dire di avere fatto il proprio dovere di Cittadino, costruendo un futuro autentico di Giustizia e Legalità. Concludendo, non puntiamo il dito verso i giovani, che appaiono preda della violenza e della sopraffazione. Comincino gli adulti a dare il proprio contributo di effettiva e sincera testimonianza, nella certezza che il loro esempio sarà lievito per un futuro di Giustizia.

ENZO GIUNTA

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