Giuseppe Ruggeri scrive a Giovanni Frazzica, Direttore di mondonuovonews.com

Giuseppe Ruggeri scrive a Giovanni Frazzica, Direttore di mondonuovonews.com

Carissimo Direttore di Mondonuovonews,

anche se quello epistolare, come tu ben sai, non è il mio stile d’elezione, mi sento oggi di rassegnarti alcune considerazioni in questa forma. Forse perché più confidenziale e, pertanto, in grado di arrivare dritto, oltre che all’animo di chi legge, anche all’obiettivo che si prefigge. Un obiettivo ambizioso, probabilmente non alla mia ben modesta portata, ma questo non toglie che io voglia provarci.

Si sproloquia spesso, al giorno d’oggi, della crisi dei nostri valori democratici e del senso di comunità ormai quasi del tutto scomparso nelle moderne realtà urbane. Anni fa, in tema di appartenenza e identità territoriale, insieme ad alcuni amici ho intrapreso nel nostro territorio un cammino di progressivo “disvelamento” di quelle che ritenevo – e ancora ritengo – le radici profonde di ciò che Domenico Barrilà, sensibile e attento psicoterapeuta e sociologo per anni editorialista di “Centonove”, definisce “sentimento sociale”.

Cos’è il sentimento sociale? Nient’altro che la coscienza della comunità, da cui discende il rispetto per l’altro, in una logica di condivisione – termine che io sempre prediligo in luogo di “integrazione” ed “inclusione” dal vago sentore colonialistico – in un’accezione di convivenza che, per l’appunto, è somma ragionata di culture e tradizioni. La tutela dell’altro – per gente come me e te che si professa cristiana – si chiama amore per il prossimo, ma tanto non toglie che anche chi non crede, o dubita, possa amare gli altri o comunque rispettare i loro diritti.

Perché questa premessa? Perché da mesi, anni forse, il sentimento sociale è andato perduto, rotolato direi anzi oltre i confini della galassia. Le comunità sono state sostituite dai gruppi finanziari e dalle lobbies politico-economiche (o meglio economico-politiche) che ormai reggono il pianeta. O, almeno, quanto ne resta. Quali ne sono i motivi? Chi, come te più di me, ha militato e milita in formazioni partitiche e dunque è in qualche modo tenuto a mantenersi all’interno di una determinata “ideologia” – anche se Lucio Colletti riteneva che, dopo la caduta dell’URSS, le ideologie fossero ormai tramontate – dovrebbe fare seria autocritica nel constatare che la politica, dal punto di vista partitico, è in seria regressione. Sottomessa ai sistemi di potere, coartata da visioni vieppiù limitate da contingenze particolari, essa contravviene spesso e volentieri alla volontà popolare tradendo l’impegno che l’ha condotta a governare. Da sinistra a destra, passando per un centro liquido come la società di Baumann, questa politica miope e dissociata dalla realtà non riesce più a vedere al di là del proprio naso. Forse perché questo naso, come quello di Pinocchio, è diventato troppo lungo per le troppe bugie che continuano, da questa politica, ad essere pronunciate.

Adesso questa politica spergiura e faccendiera, la cui stampella è rappresentata da una stampa compiacente – le testate non le nomino per rispetto di chi, in epoche lontane in tutti i sensi da quella odierna, le ha fondate – si strappa le vesti per il clamoroso – a dir poco – risultato delle elezioni in Germania, dove l’ADF, il partito dell’ultradestra, ha superato la vetta del quaranta per cento. Dicono – e scrivono – che la democrazia è in pericolo e che l’Occidente è in bilico sul baratro degli autoritarismi sovranisti.

Fingono di non sapere – o non se ne sono accorti? – che da anni ormai questa Commissione Europea rema contro la piccola economia e industria imponendo restrizioni e frenando la crescita necessaria per aumentare i PIL nazionali e così nutrendo di linfa nuova gli Stati che ne fanno parte. Le durissime – per noi europei – sanzioni economiche varate contro la Russia di Putin hanno avuto come conseguenza il progressivo rincaro dei consumi per la crescente crisi energetica oggi esacerbata dal blocco dello Stretto di Hormuz.

Hanno la memoria corta o cosa? Ma, soprattutto, di cosa campano oltre ai sussidi destinati alla stampa di Stato, da sempre trasversale rispetto ai concetti di destra e di sinistra? Certamente non di verità o, quantomeno, di aderenza ai fatti.

E i fatti, caro Direttore, quali sono? Che la gente non ne può più di promesse elettorali puntualmente disattese, di proclami roboanti ove si esercita appieno lo stanco gigionismo italiota, di mancanza di prese di posizione decise nei confronti dei grandi temi internazionali, uno tra tutti il genocidio (o strage, per me non fa differenza) dei Palestinesi nei territori occupati da Israele.

Soprattutto, la gente non ne può più di campagne di riarmo, di minacce di coscrizioni militari obbligatorie, di paure instillate ad arte per giustificare gli affari criminali delle lobbies e dei gruppi di potere connessi a questa politica guerrafondaia e irresponsabile che rischia di trascinarci in un conflitto mondiale catastrofico.

Perché, caro Direttore, ho voluto rassegnarti queste mie riflessioni da cittadino della strada in possesso, almeno credo, di una sufficiente dose di buon senso? Oltre che per affetto, anche per la storia che ci accomuna, e non è un fatto meramente generazionale ma piuttosto una generale convergenza di vedute pur nelle inevitabili differenze che rendono viva ogni comunità che si rispetti.

Comunità che ora, come ho cercato di spiegare prima, sono a serio rischio di collassare definitivamente. Chi, tra i detentori del potere, tollererebbe infatti la presenza di collettività attive e pensanti quando il diktat che più che serpeggiare ormai domina è omologazione?

Ma noi, caro Direttore, annoverandoci tra coloro che, ciascuno attraverso i propri canali e capacità, fanno informazione, non possiamo rimanere indifferenti a questo sovvertimento della realtà manovrato a distanza da chi ne ha interesse. Tanto io quanto ne sappiamo che sia la destra che ancora si dice “sovranista” che la sinistra cosiddetta “progressista” è a questa particolare tipologia d’informazione che si affidano per perpetuare (quousque tandem?) le loro politiche tanto più populiste quanto più anti-popolari.

Ringraziandoti dello spazio che vorrai concedermi, ti abbraccio con immutata – e immutabile – stima.

Giuseppe Ruggeri

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